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Scritto Martedì 03 settembre 2019 alle 16:50

Coldiretti lancia nuovamente l'allarme sulla presenza dei cinghiali

"Cinghiali che passeggiano tranquillamente in città nelle prime ore del mattino, selvatici che invadono persino i cimiteri, mangiando i fiori destinati ai nostri cari. Leggendo la cronaca delle ultime 48 ore nelle province di Como e Lecco c'è da restare increduli, invece è tutto vero e documentato. Siamo di fronte a un vero allarme sociale e di sicurezza, oltrechè economico per quanto riguarda le imprese, che continuano a essere invase da un capo all'altro delle due province".

Lo rimarca Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como-Lecco: l'organizzazione agricola, "denuncia da anni un problema che continua a crescere a dismisura, e continuerà a farlo: i cinghiali sono animali molto prolifici e non hanno antagonisti naturali, va da sé che riproducendosi continuamente, il numero dei capi aumenta di anno in anno in maniera esponenziale. Lo stesso dicasi per cervi e caprioli. I danni provocati nelle due province lo scorso anno sono stati pari a 350 mila euro, nel 2019 sicuramente saranno molti di più. Le imprese agricole sono esasperate e hanno ragione: i cittadini e gli automobilisti hanno paura: oggi, un poco piacevole "incontro ravvicinato" con un cinghiale non è più un'ipotesi remota nemmeno entro i confini urbani della città di Como".

Coldiretti invita "imprese e cittadini a segnalare la presenza degli ungulati" e rimarca, attraverso il direttore Giovanni Luigi Cremonesi, la "massima allerta su un tema rispetto al quale non intendiamo in nessun modo abbassare la guardia: per questo appoggiamo la richiesta del Comprensorio Alpino Prealpi Comasche che ha chiesto una deroga al piano di abbattimento, in particolare per il numero di capi maschi abbattibili ormai prossimo ad essere raggiunto. Rimarchiamo anzi che, a fronte di una situazione di tale emergenza, porre limiti numerici rischia al contrario di porre un notevole freno all'attività di prelievo, in quanto il prelievo stesso di eventuali capi fuori piano (dettato anche dalla difficoltà di identificare il sesso dei capi nelle ore notturne, ove si concentrano le invasioni, ndr) provocherebbe l'applicazione di pene amministrative".

Conclude il presidente Trezzi: "I numeri riportati dal Cac Prealpi Comasche testimoniano le dimensioni preoccupanti assunte dal problema: da inizio giugno a fine agosto, nel territorio di competenza, è già stato effettuato, il prelievo di 253 capi dei quali 116 su 154 maschi previsti per la classe 1 pari al 75,8% del piano previsto e 29 su 41 pari al 70,7% dei maschi previsti per la classe 2 sul totale previsto dal piano. Ciononostante, le invasioni nei campi non si fermano e nemmeno regrediscono, e ciò vale per l'intero territorio interprovinciale comasco e lecchese: anche per questo ribadiamo la necessita di azioni ancor più incisive e l'urgenza di un nuovo censimento che fotografi in modo realistico la situazione".

Occorre quindi dar corso e incrementare gli interventi straordinari di prelievo, così come è urgente una revisione dei piani faunistico-venatori di concerto con le associazioni di categoria e gli organismi preposti. Ciò con particolare riferimento alle quote di esemplari, partendo dalla effettiva consistenza delle popolazioni di selvatici e in relazione ad oggettivi criteri di sostenibilità dei territori: ad esempio un recente monitoraggio di Coldiretti ha confermato la gravità della situazione nei campi a Piano Porlezza, dove un singolo fondo è invaso da decine di capi tra cervi, caprioli e cinghiali, anche contemporaneamente.

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