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Scritto Domenica 08 settembre 2019 alle 17:12

Bevera: Padre Rinaldo pronto a fare rientro in Congo, presiede la messa alla 'Consolata'

Padre Rinaldo Do e Padre Nicholas Omondi

Sono gli ultimi giorni prima della partenza per il Congo quelli di questo inizio settembre per Padre Rinaldo Do, missionario della Consolata a Bevera di Castello Brianza. Martedì 10 settembre infatti, farà ritorno in quella che lui considera una seconda casa, e cioè la sua missione chiamata "Cuore", ad alcune centinaia di chilometri dalla capitale Kinshasa dove si ritroverà con i compagni missionari per dare speranza e gioia alla popolazione locale con cui ha intessuto in questi anni un rapporto più che speciale.

Padre Rinaldo ci ha raccontato la sua esperienza in questo luogo in occasione della messa che si è celebrata in suo onore nella serata di sabato 7 settembre presso la chiesa dei missionari della Consolata di Via Romitaggio. Un ultimo momento di condivisione con la comunità prima di fare ritorno in Congo. Dal suo racconto sono emersi molti elementi di riflessione e altrettanti spunti per ripensare alle nostre vite e al nostro modo di affrontare la realtà occidentale in cui siamo calati e che impernia totalmente i nostri orizzonti di pensiero.

"La prima volta che sono stato in Congo era il 1991" ha quindi cominciato Padre Rinaldo, "ho vissuto i primi anni nella periferia di Kinshasa e nel '98 mi sono spostato al nord vicino al confine con il Sudan, una zona molto sensibile alle incursioni e ai saccheggi dei gruppi di ribelli del Sud-Sudan che hanno costretto me e la missione a muoverci nelle foreste dove cercare riparo e maggiore sicurezza. Dopo aver vissuto per un mese lontano dalla civiltà siamo ritornati alla Missione e alla fine abbiamo deciso di allontanarci dal confine causa della pericolosità della zona, nel frattempo nel 96' è scoppiata la guerra e i saccheggi sono aumentati a dismisura. Nel 2001 è stato ucciso il presidente Kabila da un gruppo di rivoltosi e al suo posto è salito il figlio Joseph Kabila che ha governato il paese fino al 2018 quando si sono tenute le elezioni che ne hanno decretato la fine ma che in realtà non lo hanno spodestato completamente dato che la non-correttezza dei risultati finali ha decretato la vittoria di un alleato dell'ex-presidente. Il Congo è il paese dei mille contrasti, è un territorio ricchissimo di umanità, agricoltura e minerali nel sottosuolo ma la grande maggioranza dei suoi abitanti vive nella miseria a causa della mancanza di interesse delle autorità statali di far decollare lo Stato dal punto di vista economico e sociale e di incanalare la popolazione su un cammino di pace stabile e duraturo.

Oggi la guerra è terminata ma esistono comunque gruppi di ladri e malfattori che rubano le risorse minerarie o creano canali di corruzione che talvolta hanno contatti anche all'interno delle stesse istituzioni e costringono la nostra gente a vivere alla giornata senza garanzie e sicurezza per il futuro. Quando sono ripartito per l'Italia vivevo a 200 km dalla capitale e nei nostri villaggi della missione abbiamo avuto problemi con gli episodi di incursione e violenza da parte del gruppo ribelle di guerriglia di matrice cristiana LRA, il quale dall'Uganda è arrivato fino al Congo per rapire bambini da trasformare in soldati o scudi umani e bambine per lo sfruttamento sessuale. Accanto a questo problema esiste la devastazione dei piccoli campi e orti di questa povera gente provocata dagli allevatori che arrivano in queste zone per far pascolare le proprie migliaia di capi di bestiame, impedendo l'unica fonte di sopravvivenza per i locali. La chiesa rimane quindi l'unica consolazione per queste persone, è speranza, amore e condivisione, è presente nei villaggi attraverso l'entusiasmo dei missionari che portano luce nell'anima di questa gente ed è accogliente verso tutti, senza alcuna discriminazione. Giovani e adulti si sentono amati ascoltando la Parola di Dio e gli basta questo amore per trovare la forza di rendere ogni giorno un'opportunità per fare del bene e soprattutto per vivere bene'' ha spiegato.

Padre Rinaldo ha colto l'occasione di questo ritorno per ringraziare tutti gli amici della Brianza, ''suore, preti, famiglie e gli altri missionari della Consolata che mi hanno aiutato nella preghiera e con aiuti mensili e annuali, li ringrazio perché anche loro hanno contribuito a riportare la speranza in queste terre dimenticate. L'invito che faccio sempre e che anche oggi vorrei rivolgere a tutti gli italiani è quello di ridurre gli sprechi e vivere nella semplicità perché è solo con l'essenziale e la capacità di condividere che si può raggiungere la vera felicità. La chiesa ha bisogno oggi più che mai di una spinta reale dalla popolazione civile e ha bisogno soprattutto di porsi agli occhi del mondo come la vera portatrice del messaggio di amore del Signore, l'unica voce che ha spinto me e i miei compagni a partire, a resistere e a rischiare le nostre vite per donarle al prossimo come Gesù ci ha insegnato. Mi impressiono sempre quando vedo chiese così belle e curate qui in Italia ma sempre più vuote e ripenso poi alle chiese del Congo, spoglie e meno imponenti ma ogni giorno sempre più piene di fedeli e persone che accolgono Dio nei loro cuori'' ha concluso il religioso originario di Darfo Boario Terme.

M.B.
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