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Scritto Venerdì 13 settembre 2019 alle 10:54

Il brivido, l'incoscenza e la smania per il consenso e i clic. Ma la vita reale non c'entra nulla coi 'social'

Dieci secondi da brivido. L'adrenalina che sale mentre si schiaccia il piede sull'acceleratore e poi...il botto, lo schianto finale, emulando i piloti - quelli veri - della Formula Uno. Quel talentuoso Charles Leclerc ad esempio, che domenica ha stupito tutti conquistando a soli vent'anni il titolo del Gran Premio di Monza e regalando alla Ferrari un successo che mancava da anni.
Ma il rettilineo che separa Barzanò da Monticello non ha nulla a che vedere con il celebre autodromo brianzolo dove si corre per professione e non senza rischi. La strada non è una pista: è percorsa a ogni ora del giorno e della notte da migliaia di uomini e donne che vanno a scuola, al lavoro o tornano a casa dalla propria famiglia, magari dopo aver timbrato il cartellino o dopo una serata trascorsa tra amici.

VIDEO



Per fortuna, l'altra notte, nessun veicolo ha incrociato la strada di quell'Alfa Giulia di colore grigio che, come impazzita, ha percorso a tutta velocità il rettilineo lungo la SP51, schiantandosi contro la rotonda di Via Cadorna, a Torrevilla. A bordo dell'auto due giovani, probabilmente reduci da una serata trascorsa in compagnia e desiderosi di chiuderla ''col botto''. Un botto che effettivamente c'è stato....e che fortunatamente non ha portato a conseguenze che avrebbero potuto essere anche drammatiche. Per loro così come per altri utenti della strada.
L'Alfa lanciata a tutta velocità, in un auto-incitamento infarcito di bestemmie. E il tutto per cosa? Per girare un video di pochi secondi da inviare agli amici per vantarsi delle proprie performance? E in effetti, se lo scopo era quello di diffondere il filmato...l'obiettivo è stato raggiunto. In poche ore quei dieci secondi ''da brivido'' sono passati di telefono in telefono e da lì pubblicati su alcuni canali youtube e sui social network. Un video virale, visualizzato da migliaia e migliaia di persone nell'intero stivale, capace di accendere i riflettori su un episodio che - in assenza del filmato stesso - sarebbe passato di sicuro sotto traccia.
La smania di condividere e di apparire però, è stata più forte di tutto e quel filmato si è trasformato in un vero e proprio boomerang per i due giovani, nella speranza che l'eco negativa che è risuonata a livello mediatico sia servita loro da lezione.
La vicenda dimostra una volta di più come l'uso talvolta improprio dei social network sia un fenomeno da affrontare seriamente. Siamo ormai schiavi di Instagram, Facebook e Twitter, che spesso utilizziamo come se fossero lo specchio di quello che vorremmo essere, mettendoci in competizione con gli ''influencer'' del momento. Alla ricerca disperata di aumentare il numero dei like di approvazione ad ogni foto e video postati in rete, anche del più banale momento della giornata, quello che non avrebbe alcun senso condividere. O al contrario di prestazioni estreme e rischiose, messe in campo al solo scopo di racimolare qualche consenso virtuale e aumentare così la nostra autostima.
Allo ''stasera muoio'' urlato per finta nel video, va risposto invece che la vita, quella vera, è fuori dai social e vale la pena di essere vissuta. Nonostante tutto.
Gloria Crippa
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