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Scritto Sabato 21 settembre 2019 alle 17:46

La sindrome dei due Mattei ovvero 'si è se si appare'

Enrico Magni
La sindrome dei Matteo. Alla metà degli anni ottanta nelle spiagge gli amplificatori a cassa diffondevano il polpettone estivo dei Righeira.  Gli adolescenti Matteo, solo tre anni di differenza, uno a Milano Marittima e l’altro a Marina di Massa, ascoltavano il pezzo pop di grido: “L'estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande: lo sai che non mi va! “ Loro volevano diventare grandi: già immaginavano di essere al centro della scena, di essere dei gladiatori, dei condottieri, dei consoli.
Il lombardo sognava di essere Teodorico I° che combatte i romani per liberare Roma dalla corruzione, dallo strapotere delle poltrone, dei corrotti; il fiorentino di esser un erede politico dei Medici, come Cosimo, in grado di sconfiggere i milanesi Visconti  con intrecci e alleanze con vecchi rivali.
Gli anni ottanta sono quelli della Milano da bere, dell’allegria, della leggerezza. La tv commerciale irrompe sulla scena, tutto diventa a colori, Mike Bongiorno grida dalla mattina alla sera: ”Allegria”.
E’ il tempo della comunicazione mediatica di massa, il bianco e nero degli anni precedenti è messo in soffitta. Non è più il tempo di “Essere o avere”, testo icona dello psicoanalista della Scuola di Francoforte che pose delle critiche profonde al sistema capitalistico e comunista.
In Unione Sovietica è nominato come primo segretario del Pcus Michail Gorbacev che non è mai stato coinvolto direttamente dallo stalinismo e decise di introdurre varie riforme nel paese. La chiesa Cattolica Apostolica di Roma elegge per la prima volta un papa polacco: Wojtyła, Giovanni Paolo II. In Polonia il movimento Solidarność si pone all’attenzione mondiale come movimento di massa e luogo fondamentale di incontro delle opposizioni di matrice cattolica e anticomunista.
Ronald Regan, attore sindacalista conservatore, è eletto come Presidente degli Stati Uniti. La conservatrice e neoliberista Margaret Thatcher è la Prima Ministra del Regno Unito. Il nove novembre dell’ottantanove crolla il Muro di Berlino. In quegli anni avvengono trasformazioni sociali, politiche sconvolgenti. I parametri delle ideologie del novecento sono messi da parte.
E’ l’epopea del neoliberismo, dell’individualismo, del consumismo, dell’edonismo reganiano, dell’esaltazione del libero mercato. Prevale l’ideologia dell’immagine, dell’apparire sugli schermi: ciò che conta è ciò che appare. Sulla scena prevalgono leader di partito che coincidono con la propria personalità. E’ l’inizio del cambiamento dei partiti come aggregati di interessi comuni per diventare partiti al servizio di leadership forti e dominanti. A livello sociale si rompono le composizioni fondate sulle appartenenze di classe per costituirsi come ceti che si fondono sulla condivisione di interessi.
E’ dentro quest’ambiente sociale e culturale di base che si formano i Mattei.
Tutte e due sono attratti dall’apparire nei media di massa. A vent’anni, Matteo Salvini nell’ottantacinque, ottantasei è concorrente de “Il pranzo è Servito”; Matteo Renzi, nel novantaquattro, partecipa alla trasmissione di Mike Bongiorno a “La Ruota della Fortuna”: entrambi i programmi sono messi in onda dalla televisione commerciale di Silvio Berlusconi.
Sono figli della televisione commerciale, dell’immagine come prodotto da vendere e da immettere nel mercato mediatico. Capiscono immediatamente l’importanza del media come amplificatore della propria immagine: si è se si appare. Imparano da Berlusconi e lo scavalcano nella comunicazione. Imparano subito a utilizzare il network che permette di creare e governare le relazioni e i rapporti d’interazione e di scambio con altri soggetti in modo organizzato.  Con lo smartphon si collegano con altri senza bisogno della mediazione della televisione: la televisione funziona di supporto. I due Mattei conoscono bene il metodo per influenzare e manipolare il consenso: però sono prigionieri di sé; sono centrati esclusivamente su se stessi, gli altri sono soltanto delle comparse nel grande gioco mediatico della politica. Si sentono dei dominatori e seduttori: uomini alfa.
Essendo figli di un’identità multipla si muovono sulla scena politica in funzione della convenienza: l’essere camaleonti non è un difetto ma un pregio; la mutevolezza apparente è solo funzionale all’oggetto da raggiungere: sono dei conservatori, individualisti secolarizzati.
Dr. Enrico Magni
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