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Scritto Lunedì 23 settembre 2019 alle 09:54

Dolzago: Marco Molteni il 28 sarà ordinato diacono. Le sue emozioni dopo gli anni trascorsi in seminario

"Sono tante le tappe importanti raggiunte e questa non è la fine ma un nuovo inizio, così come avverrà con l'ordinazione presbiterale del prossimo giugno. Ogni momento, di gioia o fatica, di fatto si è rivelato costruttivo e arricchente in questi anni''. Sono le parole del giovane dolzaghese Marco Molteni che, al termine del percorso in seminario, riceverà il 28 settembre l'ordinazione diaconale per divenire sacerdote a tutti gli effetti il prossimo giugno.

Marco Molteni

Una scelta, quella di entrare in seminario, non frutto di una chiamata improvvisa, ma di una scelta maturata e coltivata piano piano nel tempo durante la quotidianità della vita. Un percorso che lo ha visto costantemente, durante la giovane età, vicino alla fede attraverso l'esperienza di catechesi ed oratoriale.

"Nell'ottobre del 2005 arrivò a Dolzago don Giorgio Salati, parroco giovane, con una grande voglia di ricostruire l'Oratorio e valorizzare ogni ragazzo per quello che era. Basti pensare che la prima volta che mi coinvolse fu lo svuotamento e il trasloco dell'oratorio dalla vecchia casa delle Ausiliarie alla nuova struttura appena ultimata. Un'attività che mi piaceva, banale sì, ma fondamentale. Don Giorgio cercò in tutti i modi di coinvolgermi nell'attività dell'oratorio, affidandomi gli incarichi che più mi si addicevano. Ad esempio, sapendo che non sarei mai andato ad animare il pomeriggio all'oratorio feriale, mi coinvolse nell'attività della mattina, dove aiutavamo i bambini nello svolgere i compiti delle vacanze e poi ci divertivamo in attività manuali e creative''.
Sicuramente tra le tante persone che Marco porterà nel cuore un posto speciale è riservato a don Giorgio, allora parroco del paese, con il quale è cresciuto e che lo ha accompagnato nei primi anni di seminario.

"Un secondo evento che solcò in maniera ancor più profonda la mia vita di fede e la mia esistenza fu quando, una mattina di fine novembre del 2007 mio cugino, allora sedicenne, viaggiando con due suoi amici verso Lecco fece un grave incidente: il conducente perse il controllo e l'auto con i tre giovani a bordo precipitò nelle acque del lago. Il primo ragazzo riuscì a lasciare l'abitacolo prima che la macchina affondasse senza subire danni fisici, mentre mio cugino Andrea e il conducente Riccardo (tra l'altro fratello di una delle mie amiche più strette) affondarono con l'auto. I due vennero ripescati una decina di minuti dopo dai Vigili del Fuoco in stato di coma. Andrea fece quattro giorni privo di sensi, mentre Riccardo rimase incosciente fino al luglio 2009 quando tornò nelle braccia del Padre. Furono giorni e mesi interminabili: l'intera comunità parrocchiale non si dava spiegazione dell'accaduto e capimmo che l'unica cosa da fare era quella di pregare - si - pregare, perché le vite di due giovani ragazzi erano legate a un filo e solo con l'aiuto del Signore si poteva trovare la speranza e il conforto per i familiari disperati. Quella tragedia interrogò gli animi e la fede a volte superficiale della popolazione tutta. Io frequentavo già la Santa Messa feriale da qualche tempo e con questo episodio ne sentii ancora di più la necessità, per un ascolto quotidiano della Parola di Dio e la condivisione della preghiera con i fratelli'' ha aggiunto Marco.

La condivisione della preghiera, le numerose attività svolte in oratorio ed il confronto con altre esperienze, come quella dell'allora seminarista Giovanni Calastri, spinsero il giovane ad interrogarsi su una possibile chiamata alla vita sacerdotale.
Per il dolzaghese, che iniziò il percorso seminaristico a settembre del 2013, quello del diaconato sarà il settimo anno in quanto dovette inizialmente, essendosi diplomato come geometra, integrare latino, greco e filosofia con un "corso propedeutico". "Questi anni di seminario sono stati anni molto significativi di crescita e maturazione umana, spirituale e intellettuale" ha spiegato.

"Menzionavo precedentemente don Giorgio, che mi ha accompagnato in questo cammino, ma non posso assolutamente tralasciare la testimonianza di don Giuseppe, vicario parrocchiale della nostra comunità pastorale, di don Carlo Magni, che ho potuto accompagnare e assistere nella celebrazione della Messa in casa nei giorni difficili della malattia, delle suore e dell'attuale parroco don Walter, al quale sono molto riconoscente perché fin da subito si è preso paternamente cura del mio cammino. Senza tralasciare le numerosissime testimonianze nascoste della gente semplice e genuina che ho conosciuto in questi anni" ha continuato ricordando gioiosamente tutte le conoscenze significative di questi anni.

Rispetto al futuro Marco ci ha detto: "sono sostanzialmente sereno e, memore anche dell'esperienze di questi anni, sento di potermi abbandonare con fiducia nelle mani del Signore che ha fatto germogliare in me la vocazione a seguirlo. Mi sento pronto? Mi vien da dire che forse non ci si sente mai veramente pronti in queste occasioni, serve anche un po' "buttarsi" e «non temere», nella certezza che siamo nelle mani di Dio; questo mi ha sempre aiutato a vivere con umiltà e abbandono fiducioso il dono della vocazione che Dio mi ha concesso e nel quale oggi mi sento confermato''.
Sara Ardagna
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