Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 269.550.815
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Giovedì 03 ottobre 2019 alle 11:40

Missaglia: 84enne a giudizio per 26mila€ di pensione percepita in Egitto. E' assolta

Il tribunale di Lecco
Assolta perchè il fatto non sussiste. E' la sentenza pronunciata stamani dal collegio giudicante del tribunale lecchese nei confronti di un'anziana donna di origini egiziane, M.M.A.E., già residente a Missaglia, accusata di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (ai sensi dell'articolo 317 ter).
L'84enne era infatti incappata in un controllo operato dall'ormai ex Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Lecco.
Secondo le contestazioni della Procura (quest'oggi rappresentata in Aula dal pubblico ministero Giulia Angeleri) la missagliese - prima del definitivo trasloco ad Alessandria d'Egitto - avrebbe chiesto e ottenuto dall'INPS l'erogazione della pensione d'anzianità non ottemperando però, ad una delle prescrizioni previste per mantenere tale contributo ovvero il vivere stabilmente sul territorio italiano. M.M.A.E. era infatti tornata - in pianta stabile o comunque per un numero di giorni oltre il consentito - nell'africana città natia.
Era pari a 26.000 euro la somma in contestazione, percepita nell'arco di tre anni (dal 2010 al 2012), prima dell'accertamento delle Fiamme Gialle.
Il procedimento penale - apertosi lo scorso febbraio in tribunale a Lecco - si è concluso stamani con la pronuncia del collegio giudicante presieduto da Enrico Manzi, con a latere le colleghe Maria Chiara Arrighi e Martina Beggio, dopo che lo scorso giugno il PM aveva chiesto la condanna dell'84enne.
In attesa che le motivazioni vengano rese note entro i termini stabiliti, sembra più che probabile che i giudici abbiano accolto la tesi sostenuta dall'avvocato Simona Crippa. Il difensore - nella sua arringa - aveva infatti sostenuto la mancanza dell'elemento soggettivo del reato (la sostanziale buona fede della signora) nonché la mancanza dell'elemento oggettivo: il modulo Inps del 2007 (anno in cui la signora aveva fatto richiesta del contributo) non comportava infatti assunzione di responsabilità.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco