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Scritto Giovedì 03 ottobre 2019 alle 19:47

Garbagnate, crac Montair: a dodici anni da una compravendita sospetta, l'assoluzione

Il giudice Enrico Manzi
La pubblica accusa, rappresentata in Aula dal sostituto procuratore Giulia Angeleri, erede dell'ormai datato fascicolo, aveva chiesto la condanna dell'imputato a 5 anni di reclusione, ritenuta provata la penale responsabilità dello stesso in relazione alla contestata bancarotta fraudolenta (documentale e distrattiva). I difensori - gli avvocati Stefano Pelizzari e Andrea Marcinkiewicz, con quest'ultimo sostituito dal collega Marco Franzini - sono invece riusciti a strappare al collegio giudicante - presidente Enrico Manzi, a latere le colleghe Nora Lisa Passoni e Martina Beggio - un'assoluzione piena, "perchè il fatto non sussiste".
Si è chiusa così, ancora una volta con la caduta del castello accusatorio, quella che potrebbe essere considerata l'ultima "costola" della celebre inchiesta etichettata Fort Knox incentrata sul commercialista lecchese Felice Tavola ed un pacchetto di suo clienti.
Al centro del processo arrivato quest'oggi a sentenza il crac della Montair srl di Garbagnate Monastero, operante nel settore della produzione di impianti di condizionamento fino al fallimento, dichiarato nel 2013. A giudizio A.T., classe 1972, residente in Svizzera. In via principale all'imprenditore, ritenuto dagli inquirenti l'amministratore di fatto della società - gestita direttamente solo in un breve lasso di tempo, nel passaggio delle redini tra la sua defunta madre e la nonna, poi nominata anche liquidatrice pur essendo al tempo ricoverata da tempo in una struttura assistenziale - era addebitato l'occultamento di oltre un milione di euro, frutto di un'operazione immobiliare descritta in Aula, nel corso dell'istruttoria dal maresciallo della Guardia di Finanza Elpidio Crispino, sentito dopo il curatore Massimo Zucchi che già aveva tratteggiato per il collegio i contorni della vicenda. Secondo la ricostruzione dell'allora Nucleo di Polizia Tributaria del Comando provinciale di Lecco, l'imputato avrebbe costituito una società, la "Nordal" (di cui era amministratore unico) da interporre nella vendita della sede legale e operativa della Montair: quest'ultima infatti avrebbe ceduto, nel 2004, per 3 milioni e 100 mila euro il proprio immobile alla società filtro che a sua volta, nel 2007, lo avrebbe poi rivenduto ad una Spa per 4 milioni e 900 mila euro, questa volta ricevendo, al contrario di quanto avvenuto nel primo passaggio, il pattuito, rigirato poi solo in parte (circa 2 milioni di euro) alla Montair per traghettare invece, all'estinzione dell'impresa veicolo, la restante quotaparte su conti correnti esteri.
Una versione sposata dalla pubblica accusa e demolita invece dalla difesa. Gli avvocati hanno dapprima dimostrato come, fino alla morte, la madre di A.T si sia personalmente occupata dalla Montair, non potendo dunque considerare il loro assistito amministratore di fatto della fallita. Se poi la Procura ha posto alla base della presunta illiceità dalla compravendita immobiliare il presupposto di un primo passaggio sottocosto, per ingenerare poi la plusvalenza da sottrarre alle casse della srl rivendendo lo stabile, gli avvocati Pelizzari e Franzini hanno controargomentato insistendo sulla mancanza di una stima dell'immobile e soprattutto sull'aver omesso, da parte degli inquirenti, una considerazione non secondaria: la seconda vendita è avvenuta in favore di una società che già aveva la propria sede nello stabile adiacente, avendo interesse ad allargarsi, anche pagando più di quello che avrebbe potuto essere il mero prezzo di mercato.
A 12 anni di distanza dalla cessione della sede e a 6 dal fallimento della "casa madre", oggi la chiusura della partita giudiziaria. Con risultato favorevole all'imputato.
A.M.
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