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Scritto Sabato 19 ottobre 2019 alle 12:03

Oggi è il giorno dei due Matteo, uno per celebrare il battesimo dell’appartenenza l’altro per essere acclamato dal popolo

In questo fine settimana sul palcoscenico nazionale della politica e della propaganda vanno in scena due performance: una del Matteo di Firenze, l'altra del Matteo di Milano. I due, non abbastanza sazi dell'incontro pubblico avuto nel solito studio del commensale del potere mediatico della televisione generalista, cercheranno di far tenere la luce accesa allo spirito televisivo e mediatico anche per questo fine settimana.

Due sono le manifestazioni in programma. Per il Matteo di Firenze, la cerimonia della consacrazione, come capo del nuovo partito Italia Viva, si svolgerà a Firenze nella sua Leopolda.

La Leopolda è come una convention americana degli addetti. E' l'incontro di affiliati appartenenti a una congregazione più che a un partito. E' una convention in cui si consacra il capo, anzi dove si odora il capo. In questo senso c'è del nuovo. Non ci sono più i capi partito, i leader ma ci sono i nuovi capi che desiderano e vogliono essere riconosciuti come tali.

Alla Leopolda si consuma un rito non di iniziazione ma di riconoscimento del capo. Gli affiliati, cioè coloro che adorano il capo, dopo essersene andati da un partito, sono i primi a reggere la scena per diventare degli addetti in grado a convertire nuove leve.

L'operazione aggregativa parte dal centro della convention, prende origine dal rito come succede in alcune comunità tipo scientology. E' il luogo dove si svolge il battesimo dell'appartenenza, dell'adorazione del capo. L'importante è essere fedeli alla parola del celebrante, tutto deve ruotare attorno alla sua persona. Il capo vuole essere assolutamente amato e rispettato. Certo, è una novità per la politica. L'oggetto prepolitico è l'adorazione e il riconoscimento della parola del consacrato, non del leader. Il leader deve dimostrare di essere sempre in grado di affrontare anche il dissenso, il pensiero divergente, cercare di convincere. Il capo carismatico vuole la devozione, il rispetto, non ha bisogno del consenso: o credi in lui oppure te ne vai.

La stessa denominazione Italia Viva si rifà alla New age. Il nome richiama delle creme di bellezza, dei prodotti omeopatici, è femminilizzante a differenza di Forza Italia che era mascolinizzante e richiamava il pallone, la sfida, lo scontro, il virilismo.

Il secondo Matteo invece sta nella tradizione novecentesca. Ha bisogno della folla, della massa per dimostrare la sua virilità, la sua potenza di uomo determinato. Il suo luogo di consacrazione, come capo da adorare, è la piazza che evoca il popolo. Lui vuole essere acclamato dal popolo, dal basso; lui s’identifica e si sente del popolo, lui è il popolo. Si concepisce come il prodotto di una sintesi dialettica del popolo e tra il popolo; è differente dell'altro Matteo che invece si sente un illuminato, il rappresentante di un’élite.

Tutte e due hanno bisogno di consumare il rito della consacrazione; sono alla ricerca di un’assoluzione da parte dei loro fan. Devono farsi perdonare di aver tradito determinate attese. Per far questo hanno bisogno di trovare un modo per ripresentarsi al loro pubblico.

Devono ripartire.

Gli ambiti della consacrazione del rito evidenziano in modo palese la psicologia dei due capi.

La piazza fa parte della tradizione novecentesca, la convention risponde di più a una tradizione anglo-americana; sono delle forme che non hanno nulla di nuovo.

Di nuovo c'è il superamento della funzione del leader e il superamento della forma partito. Queste due manifestazioni richiamano rituali che riportano a strutture aggreganti presenti nelle unioni religiose: questo è un problema.
Dr. Enrico Magni
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