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Scritto Mercoledì 06 novembre 2019 alle 15:12

Barzanò: in chiesa una mostra ricorda Madre Erminia nel 20° della sua morte

È stata riservata l'intera cappella della chiesa barzanese di San Vito alla mostra fotografica che la comunità pastorale Santissimo Nome di Maria ha dedicato a Madre Erminia Cazzaniga, missionaria originaria di Sirtori, in occasione del ventesimo anniversario della sua scomparsa.

La religiosa nacque a Sirtori dove trascorse felicemente la sua fanciullezza e giovinezza imparando dai suoi genitori a vivere fedelmente la vita cristiana. L'Azione Cattolica diventò la sua ispirazione e ben presto conobbe le Canossiane tramite il giornalino "Vita".
Il 14 settembre 1952 entrata in Istituto, il suo grande desiderio fu quello di diventare Missionaria; pronuncerà i primi voti il 9 settembre 1955 e la Professione Perpetua il 15 settembre 1960. Dopo aver ricevuto il Crocifisso nel suo caro paese, partì per Timor nel novembre dello stesso anno. La sua prima missione fu Ossù. Si mise all'opera con tutte le forze della sua giovane età. Non fu mai persona di "mezze misure". Ovunque fosse chiamata a operare interveniva con entusiasmo e spirito di sacrificio per eseguire diligentemente il lavoro richiesto. Questo tempo fu molto fruttuoso speso nella scuola e con le centodieci ragazze del convitto che seguiva con tanto amore.
Nel 1973 l'obbedienza la destinò a Baucau a lavorare specialmente in parrocchia nell'insegnamento della catechesi e nelle visite alle stazioni missionarie, oltre che a dare ancora alcune ore di insegnamento nella scuola. Dopo due anni di lavoro, a Timor, scoppiò la guerra civile e le Madri sono costrette a partire per l'Australia. Madre Erminia, ci andò per ubbidienza, ma un po' a malincuore. Vi fece ritorno nel 1977 per trovare un paese mezzo distrutto. Per lei cominciò l'apostolato di emergenza. Diventò infermiera per curare gli ammalati. Ritornò a Dili per dedicarsi completamente alla pastorale nella parrocchia di Motacie e nel 1986 viene mandata a Lospalos in qualità di Superiora. Dapprima faticò ad accettare il mandato, poi si rassegnò, cominciando un'altra tappa della sua vita. La tentazione di essere più libera per l'apostolato era forte, vorrebbe stare di più con le ragazze e chiede di essere sollevata dall'incarico di Superiora. L'obbedienza però, la volle ancora a Manatuto sempre come Superiora.
Così nel 1997, dopo cento anni dalla prima fondazione, si riaprì la casa di Manatuto con grande esultanza della gente. All'inizio del mese di settembre del 1999, in Timor scoppiò la terribile bufera che, nel giro di pochi giorni, lasciò il paese completamente distrutto. La comunità di Manatuto fu costretta a fuggire a Baucau dove ci si sente abbastanza in pace. Prima di fuggire Madre Erminia telefonò alla Madre Generale e alla sua famiglia spiegando la situazione. Alla sorella Maria che la invita a tornare a casa, in Italia, la Madre rispose: "Maria, tu sei sposata e hai due figli, se questi avessero bisogno di te in un momento in cui si trovano in pericolo, avresti tu il coraggio di abbandonarli e andartene? I timorosi sono la mia famiglia, non posso lasciarli ora".
E non li abbandonò. Fu tragicamente uccisa sabato pomeriggio del 25 settembre 1999 mentre tornava da una missione di carità.

In occasione di un'intervista per il Giornalino Parrocchiale, Madre Erminia descrisse con queste parole lil motivo dello scoppio della guerra sull'isola di Timor: "fino al 1975 l'isola, in cui la lingua ufficiale era il portoghese, era per te quarti governato dal Portogallo e un quarto dall'Indonesia. Il governo portoghese ha dato la possibilità al popolo di scegliere l'indipendenza. Tra la popolazione si sono formate tre diversi correnti e da qui ne nata la guerra. Tutte le guerre, anche questa lasciato molto dolore, lutti, distruzione e povertà tra i civili" Madre Erminia continuò questa intervista parlando della cultura dei timoresi: "Il popolo ottimo rese è un popolo molto mite e pauroso, non persona Tura ma per la sua condizione di dipendenza. L'80% degli abitanti sono cristiani e conservano molte antiche tradizioni pur avvertendo la necessità di migliorarsi anche con la conoscenza della fede. C'è ancora il contratto di matrimonio (bar Lucky) che genitori fanno alla nascita dei figli, la poligamia, superstizioni ed altre credenze pagane. Ora soprattutto i giovani che avverto la necessità di cambiare, di spostarsi con chi vogliono loro, dopo essersi conosciuti e frequentati. Anche il modello di costruire le case che era tipico; ricordo che si costruivano case-palafitte con robusti pali, bambù e paglia, erano perfette per ripararsi dalla pioggia (che dura sei mesi in quella regione del mondo) e per proteggersi dei numerosi insetti serpenti. Ora, dopo la guerra che dura ormai da vent'anni, i poveri, con l'aiuto dei missionari, si costruiscono le capanne in terra, sempre con bambù e paglia".
Inoltre la consorella ha anche voluto ricordare un aneddoto della sua esperienza sull'isola indonesiana. "Oltre l'educazione delle ragazze e alla pastorale, ho assistito i malati in piccoli ambulatori e ti voglio soprattutto i poveri, i quali oltre le medicine, fornivamo il necessario per vivere. Ho accompagnato anche un missionario nelle villa e villaggi dislocati dove ci sono anziani bambini malnutriti. Ci si Sposto solamente a piedi o a cavallo perché non ci sono strade, solo mulattiere. Muovendoci tra i vari villaggi portiamo, oltre all'aiuto spirituale, cibo, medicine e una parola di conforto".

Tutti coloro che hanno avuto a che fare con Madre Erminia ne ricordano la grande voglia di fare del bene incorniciato in un rigoroso contegno clericale. Tra i tanti ricordi uno su tutti ne dimostra la grande fede, quello dell'amica Giuseppina Crippa: ''nel 1946 fu assunto entrambe in fabbrica dalla manifattura corti di baritono. Inizialmente Erminia lavorava il telaio, poi le vene affidato un incarico più impegnativo nel reparto etichettatura. La nostra giornata iniziava alle sei del mattino, cinque entravamo in chiesa per assistere alla messa. Spesso lei si attardava pregare davanti all'altare, e io a volte li prendevo ricordandole che avremmo potuto fare ritardo per il lavoro".
Una vita dedicata totalmente alla fede e all'amore per il prossimo. Questa donna ha speso la sua vita per tutti coloro che hanno più bisogno seguendo gli insegnamenti del vangelo, quindi senza fare distinzione di etnia o religione, un esempio che tutti dovrebbero seguire dato che spesso ci si affida al cuore immacolato di Maria, ma non ne si seguono gli insegnamenti.

G.P.
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