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Scritto Giovedì 07 novembre 2019 alle 10:28

Barzago: 'fuori' dal campo siriano, si attende il rientro di Alvin

Sino a ieri sera, il padre Afrim Berisha e il suo legale, l'avvocato Darien Levani, erano ancora all'oscuro dei dettagli relativi alla presunta liberazione del piccolo Alvin. La notizia, diffusa dai media albanesi, faticava infatti a trovare conferme, tanto che si temeva potesse trattarsi dell'ennesima ''fake news'', un'illusione vera e propria per papà Afrim che già aveva dovuto lasciare il figlioletto nel campo di Al Hol, dopo averlo riabbracciato, impossibilitato a riportarlo con sè in Italia per ostacoli di natura burocratica.

Il piccolo Alvin in un paio di immagini diffuse nelle scorse ore, subito dopo la liberazione

Invece l'operazione c'è stata ed è chiusa. Alvin sarebbe al sicuro, pronto già nelle prossime ore a fare ritorno nel nostro Paese, a distanza di cinque anni da quell'inaspettata e repentina partenza ''forzata''. Era il dicembre 2014 quando mamma Valbona lo trascinò in Siria per farne un terrorista da crescere alla corte dell'Isis. La donna, diventata foreign fighter via Internet, sarebbe poi rimasta uccisa durante un bombardamento e dopo la sua morte il piccolo Alvin è finito nel campo profughi che ospita migliaia di mogli di miliziani del Califfato con i loro bambini, nella parte nord-orientale della Siria.

Una squadra di tre poliziotte dello Scip - il Servizio interforze per la cooperazione internazionale di polizia - e due uomini del Ros (il Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri), sono partiti dall'Italia alcuni giorni fa diretti al campo di Al Hol, in un territorio curdo-siriano controllato dai curdi. L'operazione è stata messa a punto e portata a termine con la collaborazione della Croce Rossa Italiana e degli operatori della Mezzaluna Rossa internazionale, i soli autorizzati a entrare nel campo. Un blitz avvenuto dopo che nelle ultime settimane era stato trovato l'accordo per far rientrare il piccolo in Italia e pianificati i passaggi dell'operazione condotta dallo Scip, che fa capo alla Direzione centrale della polizia criminale guidata dal prefetto Vittorio Rizzi.
Non è stato per nulla semplice liberare il piccolo di Barzago, la cui cittadinanza fra l'altro è albanese. Tuttavia a gestire la delicata situazione sono stati i referenti del Governo italiano: è proprio qui, in Brianza, che Alvin è cresciuto ed è stato rapito da sua madre.

Per portarlo fuori dal campo si è reso necessario creare un vero e proprio corridoio umanitario (dal territorio curdo a quello siriano, poi in Libano e infine in Italia) in condizioni di alto rischio in tutta l'area.
Il piccolo - che dovrebbe rientrare domani in Italia - sarà sentito nei prossimi giorni in audizione protetta per capire se e quali eventuali indicazioni riuscirà a fornire agli inquirenti sulle attività e sulla morte della madre, avvenuto in un incidente stradale nel quale anche Alvin sarebbe rimasto ferito. Di tutte le fasi del suo recupero sono stati tenuti al corrente il Viminale e le autorità albanesi.
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