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Scritto Venerdì 08 novembre 2019 alle 15:42

Sirtori: la violenza sulle donne, una piaga che non scompare mai ma si ''trasforma''

"La violenza sulle donne è uno di quei temi di cui si sente parlare continuamente sui social media, in televisione o tra l'opinione pubblica, ma in pochi sanno davvero di cosa si tratta e soprattutto che è un fenomeno che investe quotidianamente anche la nostra piccola realtà della Brianza".

Il sindaco di Barzago Mirko Ceroli e l'assessore Elena Piazza

Queste le parole delle due volontarie del Centro Antiviolenza Telefono Donna Merate che hanno raccontato e spiegato le dinamiche di questa realtà ancora lungi dallo scomparire, durante la serata di mercoledì presso la scuola primaria di Sirtori. Il centro è infatti un ente riconosciuto dalla provincia e dalla regione che riceve fondi e partecipa a bandi a diversi livelli per ottenere le risorse necessarie per gestire questa struttura di ascolto e supporto alle donne in difficoltà che decidono di parlare con qualcuno delle violenze subite. Gli sportelli di ascolto sono due nella nostra zona e si trovano a Merate e Casatenovo mentre l'associazione può contare anche su altre case e appartamenti in destinazioni che devono rimanere ignote al pubblico per motivi di sicurezza delle donne stesse dove quest'ultime possono trovare un momentaneo riparo dalla violenza domestica da sole o in compagnie dei figli. Nella serata di mercoledì le due operatrici si sono ritrovate a Sirtori proprio per spiegare le declinazioni e le manifestazioni possibili di questo grave fenomeno, accolte dal gruppo RI.FU.GIO di Sirtori e con il supporto del gruppo giovani di Barzago.

Presenti all'evento, per manifestare la solidarietà dell'amministrazione su un tema così sensibile, sono stati anche il sindaco di Barzago Mirko Ceroli e l'assessore ai servizi sociali Elena Piazza che si sono ritenuti soddisfatti per la presenza di un pubblico a maggioranza giovanile. "Secondo voi cos'è la violenza?" ha esordito Amalia, presidente e volontaria del centro, seguita poi dalla collega Marinella, "Può essere intesa in tanti modi, violazione della dignità, un atto di forza fisico e psicologico, ma soprattutto la violenza interviene quando una persona decide di non voler più portare rispetto all'altro e tenta di scavalcare l'altrui confine che delimita l'integrità morale e fisica. Di solito il protrarsi della violenza da parte di chi subisce nasce dalla mancanza di rispetto in primis verso se stessi ed è sintomo di una debolezza interiore di chi invece la esegue. La violenza, infine, non esplode mai come una scintilla con un'aggressione fisica: il punto di partenza è sempre il progredire e l'intensificarsi di una violenza psicologica che poi sfocia nell'atto fisico. Ciò che è importante capire, anche per comprendere la difficoltà di molte donne nel denunciare le violenze subite dal proprio compagno con cui magari convive da anni, è proprio il fatto che la violenza è un processo graduale, inizia con l'isolamento, il controllo, poi si trasforma in discredito, in insulti verbali fino ad arrivare a pugni, schiaffi e nel peggiore dei casi alla morte vera e propria della donna. La violenza parte sempre con la privazione dell'autostima della donna, ma col passare del tempo la "sindrome da crocerossina" che il sistema educativo plasma velatamente nella nostra personalità da quando siamo bambine si trasforma in privazione dell'autostima da cui a effetto domino la violenza si intensifica sempre più. Spesso le donne che arrivano nei nostri Centri subiscono violenze dal partner da anni e la spiegazione di questo "ritardo" va rintracciata in quello che viene definito come Circolo di Walker, un meccanismo psicologico che abitua la donna alla violenza che impara a conviverci quotidianamente".

Amalia Bonfanti presidente di Telefono Donna

Fornendo alcuni dati al pubblico, le operatrici hanno parlato di un tasso di femminicidi che rimane costante ormai da 10 anni a fronte di un calo complessivo della criminalità, una tendenza che quindi dovrebbe metterci in guardia dal pensare che si tratti di un fenomeno risolto. Ciò che in molti non conoscono, come hanno sottolineato le volontarie, sono le diverse manifestazioni della violenza sulle donne, che spaziano dalla dimensione economica, cioè il controllo delle spese, degli scontrini soprattutto per quelle donne che non godono di un reddito proprio, al cosiddetto "sexting" cioè il ricatto dell'uomo che minaccia di rendere pubblici sui social network foto e video intime della partner e che coinvolge sempre di più le giovani coppie.

Possono sembrare fenomeni lontani dalla nostra realtà, ma le volontarie hanno spiegato che solo nella provincia di Lecco ci sono stati 4 tentati suicidi per "sexting", nel Centro anti violenza loro stesse hanno accolto 4 giovani donne vittime di stupro di gruppo, e purtroppo anche alcuni casi di violenza sessuale del padre sulle figlie, un fenomeno sempre più preoccupante perché il più difficile da scalfire a causa del cordone di omertà che si crea attorno e dentro alla famiglia interessata. Infine, anche lo stalking è una realtà sempre più grave, potenziato oggi dall'uso dei social network, e che colpisce soprattutto le donne quando decidono di porre fine alla relazione con il compagno. "Quando accogliamo le donne in difficoltà nei nostri centri, la prima cosa che facciamo è ascoltarle e capirle ma non diamo mai consigli, per il semplice motivo che non possiamo sostituirci a loro una volta che ritornano a casa e si ritrovano ad affrontare la violenza tra le mura domestiche. Noi accompagniamo la donna, rispettandone i tempi e gli stati d'animo, per giungere alla soluzione che lei stesa ritiene migliore, che può essere la denuncia o l'allontanamento, sempre nel rispetto di ciò che ha vissuto e che sta vivendo. Nei centri abbiamo anche delle figure professionali che coadiuvano il nostro intervento di accoglienza e ascolto, sono infatti presenti due avvocatesse, una civilista e una penalista e due psicologhe, una delle quali segue le madri violentate dal compagno per aiutarle a ritrovare un rapporto armonioso con i figli", hanno concluso le due operatrici, dopo aver proposto alcuni filmati sul fenomeno a dimostrazione di quanto sia difficile per una donna parlare, condividere gli abusi con amici e parenti e di quanto sia complicato abbattere gli stereotipi sociali che soprattutto nel passato tendevano a "giustificare" le violenza di un marito sulla propria moglie per motivi svariati che oggi riteniamo inaccettabili.

 Marinella e Amalia

Il percorso verso una piena comprensione e lotta al fenomeno è ancora lunga, ma la speranza di vedere finalmente in calo i numeri delle vittime è comunque alta, come hanno commentato le stesse operatrici al termine dell'intervento. Intervenire a livello scolastico con incontri sul tema e con la promozione delle informazioni utili per prevenire il fenomeno è una delle attività principali delle volontarie del Centro, a dimostrazione del fatto che la fiducia nelle nuove generazioni per una rinnovata sensibilità e accortezza su questo grave tema è fortunatamente tanta.
M.B.
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