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Scritto Mercoledì 04 dicembre 2019 alle 14:57

Smentire PISA con Leopardi a memoria

Figlio mio carissimo,
apprendo dai giornali che secondo il rapporto OCSE-PISA (perché tu non venga fuorviato dal nome, mi corre l'obbligo di dirti che "PISA" è acronimo di Programme for International Student Assessment e nulla purtroppo c'entra con la famosa torre) tu e i tuoi compagni non siete capaci di leggere e di comprendere un testo. Se sto a quello che leggo - perché noi adulti i giornali li leggiamo, mica ci fermiamo agli strilloni fuori dalle edicole o agli slogan sparati a grossi titoli sui social - in una classe di 20 alunni come è la tua quinta elementare, solo 1 sa leggere con cognizione di causa un testo, distinguendo tra fatti e opinioni, e restituendone una mappa delle connessioni logiche intrinseche. Con l'orgoglio che ogni genitore ha innato mi auguro davvero che questo uno sia tu.
Domenica ti ho costretto a fare con me una passeggiata in centro, perché il Black Friday si era esteso al Black Sunday, e noi borghesi ultraquarantenni non resistiamo alla nuova felpa Gallo esposta in vetrina (perché tu non venga fuorviato dal nome, mi corre l'obbligo di dirti che "Black Friday" deriva probabilmente dal passaggio da inchiostro rosso a inchiostro nero nei registri contabili dei commercianti americani degli anni Sessanta, quando, dopo in Giorno del Ringraziamento, il bilancio dell'anno passava finalmente in attivo) e tu mi hai detto: "Non posso, devo studiare a memoria una poesia".
"Quale poesia?", ti ho chiesto io.
"Il passero solitario", hai detto tu.
"Mecojoni", ho pensato io, che so il francese e amo i libri di Manzini col commissario Rocco Schiavone, perché sono letterato.
"Le poesie si imparano camminando", ti ho detto allora, memore di quanto studiavo e poi insegnavo "Tìtiretùpatulè..." e la metrica latina. E siamo andati in centro, camminando sotto la pioggia, io che ti dicevo ad alta voce le strofe dell'idillio del buon Giacomo e tu che le ripetevi con me, costruendoti passo passo memoria, musica e conoscenza.
Leggo in questa sbornia di vanverismo pedagogico equilibrismi in cui noi italiani siamo inarrivabili, che nell'arte dello scaricabarile nessuno ci batte: è colpa degli insegnanti, dicono le famiglie. È colpa delle famiglie, dicono gli insegnanti. È colpa dei telefonini, dicono i nonni. È colpa del governo, ovviamente. È colpa delle superiori, dicono i docenti universitari. È colpa
delle medie, dicono i prof delle superiori. Se vado avanti arrivo indietro fino ad Adamo ed Eva. È colpa degli insegnanti, dice una signora sottosegretaria all'Istruzione che prima di trovare l'america in Parlamento faceva la preside, e un preside che dà la colpa ai suoi insegnanti è una rara avis, o peggio.
Figlio mio carissimo, te lo dico allora non da preside, non da scrittore, nemmeno da papà, te lo dico da collega in questo cammino che è la nostra vita: leggi. Leggi qualsiasi cosa, in ogni luogo (magari in bagno mettici meno), non su qualsiasi strumento: leggi sui libri, quelli veri. Leggi. E chiedi, se non capisci. Rompi l'anima agli adulti, non accontentarti della prima spiegazione, indaga, cerca: non sul web, con le persone, quelle reali, in carne e ossa. Papà e mamma, i tuoi insegnanti, i nonni, l'allenatore di pallanuoto, la catechista, le persone quelle vere che parlano la lingua quella vera, verbale e paraverbale, fatta di parole e toni di voce, di quelle sfumature di senso che 19 studenti su 20 ormai, dicono i Pisani, non riescono più ad afferrare.
Il giorno in cui un adulto sarà pigramente disilluso e scriverà in caps lock sulla chat delle mamme "Come si fa a chiedere che un bambino di 10 anni impari a memoria Leopardi? È ASSURDO" tu invitalo a fare una passeggiata fuori e pretendi che la impari con te, la poesia. Lui scoprirà di averla dentro, e tu capirai che studiare non è affatto brutto.
Per inciso, caro mio, la polemica sulla chat non l'ha fatta il tuo papà, che però la felpa Gallo con il cappuccio e le toppe scozzesi, alla fine, non se l'è comperata, e dunque domenica prossima ti tocca quantomeno "Il sabato del villaggio".
Stefano Motta
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