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Scritto Mercoledì 11 dicembre 2019 alle 18:00

Cremella: fuoco sul confine tra 2 proprietà. Verso la sentenza il processo a un 68enne

Il tribunale di Lecco
Come si chiuderà la vicenda lo si scoprirà solo mercoledì prossimo: questa mattina la pubblica accusa - rappresentata dal viceprocuratore onorario Caterina Scarselli - ha proposto al giudice l'assoluzione dell'imputato. Una richiesta a cui si è associato il suo difensore, l'avvocato Igor di Maria e contro la quale ha invece argomentato il collega Mauro Tosoni, legale della parte civile. Il pallino passerà dunque al giudice Martina Beggio chiamata a sentenziare se effettivamente l'uomo a processo - Carlo M., pensionato cremellese - sia o meno responsabile del reato di "incendio" a lui ascritto in riferimento ad un rogo divampato il 27 dicembre 2016 in una porzione di terreno di sua proprietà a ridosso della recinzione dell'abitazione confinante, danneggiando la cancellata e la siepe di lauro perimetrale. L'udienza odierna si è aperta con la chiamata a testimoniare dell'ex convivente del 68enne, la quale si è però avvalsa della facoltà di non rispondere, lasciando così dopo pochi minuti l'Aula. Dichiarata chiusa l'istruttoria, la parola è passata alla Procura: all'esito di quanto emerso nel corso del dibattimento il vpo ha ritenuto mancare l'elemento della "pericolosità" delle fiamme, innescate, per pacifica ammissione, dall'imputato che avrebbe bruciato - come già in altre occasioni - una modesta quantità di fogliame, salvo poi perdere il controllo della situazione, complice anche il vento, con il fronte del fuoco andato ingrossandosi, pur non mettendo in pericolo altri come asserito dal rappresentante dei vigili del fuoco sentito in una precedente seduta. Di diverso avviso l'avvocato Tosoni che ha sottolineato, rassegnando le proprie conclusioni, come i pompieri siano arrivati in posto dopo 2 ore dall'avvio del rogo, non estinto nemmeno a seguito dell'intervento del proprio assistito che, con una canna dell'acqua, avrebbe provato a spegnere l'incendio, estesosi per 50 metri lineari, senza che l'imputato si preoccupasse della cosa. "Non sono intervenuto apposta" avrebbe detto - secondo la ricostruzione del legale di parte civile - Carlo M. rendendo esame. "Potevo chiamare il 115 ma non l'ho fatto". Chiesta dunque non solo la sua condanna ma anche la rifusione dei danni patiti dal querelante quantificati in 2.000 euro per quanto attiene il danneggiamento della recinzione e della siepe di confine nonché in ulteriori 1.000 euro per la paura vissuta quel "maledetto" 27 dicembre 2016. Ha reiterato invece la richiesta di assoluzione, come detto, l'avvocato Di Maria che nella propria ricostruzione ha cercato di allontanare ogni dubbio sul proprio assistito, dipinto - a suo avviso - dalla controparte, inopportunamente, come un piromane seriale. Il 18 dicembre il verdetto.
A.M.
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