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Scritto Mercoledì 18 dicembre 2019 alle 07:47

Casatenovo da scoprire/7: storia e curiosità artistiche della chiesa di S.Giorgio Martire

In questa settima puntata del nostro dossier ''Casatenovo da scoprire'' abbiamo voluto analizzare uno dei monumenti più importanti del territorio casatese: la chiesa di S. Giorgio Martire. Situata nel cuore del paese, è riconosciuta come luogo rappresentativo della comunità e, con il vicino oratorio, uno dei più importanti centri di aggregazione per grandi e piccini.

La chiesa di San Giorgio Martire

La cosa interessante e da molti ignorata è il fatto che la parrocchia di S.Giorgio custodisce - in quanto istituzione più longeva del territorio - memorie storiche sugli avvenimenti casatesi molto antichi e interessanti come, ad esempio, dei documenti risalenti a prima della scoperta dell'America.
Grazie a don Andrea Perego, vicario della Pastorale Giovanile della Comunità Pastorale "Maria Regina di tutti i Santi", abbiamo avuto la possibilità di accedere e consultare insieme a lui gli archivi della parrocchia, che ci hanno permesso di riscoprire le origini di questo importante monumento casatese.

Tutto quello che noi sappiamo sulla chiesa di S.Giorgio è merito di uno studio compiuto da un sacerdote nella prima metà del 1800, don Lazzaro Rossi, già parroco di Casatenovo dal 1806 al 1843, che ha redatto un vero e proprio diario riportando giorno per giorno gli accadimenti che hanno portato all'edificazione della chiesa di S. Giorgio Martire come la conosciamo oggi.
La sua storia ha inizio nei primi anni del milleottocento, quando venne demolita la precedente cappella costruita nel 1635; di quest'ultima si hanno delle memorie grazie ai registri delle nascite e delle sepolture di quegli anni, anch'essi custoditi nell'archivio parrocchiale.

Ma facciamo un passo ancora più indietro, ovvero alle prime notizie di una costruzione ecclesiastica sul territorio casatese. "La Notitia Cleri Mediolanensis de anno 1398 circa ipsius immunitatem, consultabile anche online grazie al lavoro dell'archivio Storico Lombardo, ci dà la certezza dell'esistenza di una piccola cappella dedicata a San Giorgio de Caxate sul finire del XIV secolo" ha detto don Andrea. Poi nella seconda metà del Cinquecento si hanno informazioni sulla medesima cappella a ricordo delle visite di San Carlo Borromeo, con riferimento anche al primo parroco Adriano Crivelli o Crivello o de Crevellis.

Nella cappella di S.Giorgio che viene ricordata nei documenti del ‘500, mancava la sacrestia, il campanile e anche il confessionale mentre il frontespizio della chiesa e il cimitero adiacente erano invasi da un vitigno. La sistemazione di questi spazi si ha per intervento di San Carlo Borromeo che ne ordinò nel dettaglio la disposizione". Non sappiamo come fosse effettivamente questa cappella primitiva, mentre abbiamo un disegno della cappella demolita nel 1812, dato che Lazzaro Rossi ha trovato un disegno di questa chiesa nel registro dei morti tra il 1630 al 1708 (foto con disegno in rosso).

"In questa ricostruzione -ha continuato don Andrea Perego- si vede l'aggiunta della sacrestia, del campanile con la stessa posizione di oggi, e l'inserimento del battistero; questa fu la chiesa in uso fino al 1812".
Da quello che il sacerdote è riuscito a ricostruire si trattava di una parrocchia che dipendeva in un qualche modo dalla famiglia Casati; negli archivi sono custoditi diversi documenti relativi a questo periodo, tra gli altri anche gli atti di un processo per l'omicidio di un chierico della famiglia Casati avvenuto nelle adiacenze della chiesa per mano di un muratore.

Una curiosità di questo periodo, ancora precedente alla costruzione della chiesa attuale, è legata alla documentazione presente negli archivi circa una tavola di scuola leonardesca raffigurante Sant'Ambrogio, San Giorgio e la Madonna, che fu venduta per consentire lo svolgimento di alcuni lavori di sistemazione della chiesa allora presente. A don Andrea piace pensare che si possa essere trattato di un Leonardo perduto.

Tra gli altri documenti degni di nota, si può indicare il più antico, datato 1425: un'investitura livellaria, ovvero il diritto di uso della terra dietro al pagamento di un affitto, un contratto che nel medioevo vedeva nel livellario il soggetto affittuario. Questo contratto fu necessario dato che i terreni dove è sita la chiesa di Casatenovo erano di proprietà di alcune chiese di Milano.
Le notizie successive e piú rilevanti riguardo la chiesa di S.Giorgio in Casatenovo risalgono al 13 novembre 1808, quando monsignor Giulio della famiglia Casati pose la prima pietra della nuova costruzione, mentre venne mantenuta la precedente per garantire le funzioni religiose per i primi quattro anni di lavori. Il progetto della nuova chiesa fu predisposto dell'architetto Carlo Amati che però non riuscí a vedere la conclusione dei lavori dato che scomparve nel 1852.

Carlo Amati è un architetto molto attivo nelle nostre zone, insegnava all'accademia di Brera ed era un esponente del neoclassicismo; firma progetti famosi come San Carlo al Corso a Milano oppure il pulpito del Duomo di Monza.
Del progetto dell'Amati, vengono conservati i bozzetti nell'archivio della parrocchia di Casatenovo ed è quindi possibile constatare il fatto che tale progetto non combacia esattamente con l'attuale chiesa che possiamo vedere. Questo perché, alla morte dell'Amati, intervenne l'architetto Moraglia, anch'egli esponente del neoclassicismo e collega del defunto architetto Amati all'Accademia di Brera.

Nel progetto originale dell'Amati è possibile vedere che erano già presenti due altari laterali, anche se la pianta non prevedeva le due absidi che vediamo oggi; queste aggiunte sono state il frutto del lavoro progettuale dell'architetto Moraglia.
Il 29 ottobre 1815 viene benedetta la chiesa, ovvero viene permessa la celebrazione delle funzioni religiose nell'edificio. Novant'anni più tardi, precisamente nel 1905, si ebbe la consacrazione della chiesa nella mattina del 14 maggio, per mano dell'allora Arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari.

Della consacrazione avvenuta nel 1905, si ha un resoconto preciso trascritto dall'allora prevosto Perego, il primo che ha preso possesso dell'odierna chiesa proprio con la sua consacrazione. In questa occasione venne posta un'epigrafe sul portone della chiesa come segno di accoglienza nei confronti del cardinale Ferrari, giunto a Casatenovo da Milano per la consacrazione: "Il popolo di Casatenovo/plaude all'Eminentissimo pastore/che con riti solenni consacrerà questo tempio/monumento della fede avita/alle generazioni presenti ed alle venture/stimolo alle opere sante".

La celebrazione solenne durò tutta la mattinata ed ebbe gran partecipazione del popolo anche dalle zone limitrofe. Come segno di questa celebrazione, restano ancora oggi le dodici croci di marmo rosso dei Pirenei donate per questa occasione da Agostino Lurani Cernuschi, che si possono osservare sui muri laterali della chiesa, in prossimità di dodici lanterne ad olio.

A cavallo tra l'Ottocento ed il Novecento si sono avuti degli eventi curiosi che vorremmo ricordare:

-Nel 1822 viene terminato il pronao e i materiali utilizzati per terrazzare il sagrato furono le macerie della chiesa precedente, demolita nel 1812.

-Per valorizzare la chiesa viene costruito un viale artificiale con della terra di riporto ricavata dallo scavo della collina di Santa Margherita a cavallo tra il 1833 e 1834. Di questo viale abbiamo una fotografia scattata il 22 gennaio 1893 che ricorda i festeggiamenti per l'ingresso del nuovo prevosto Francesco Perego, in carica fino al 1917. Nella fotografia si vede bene che il viale che conduceva alla chiesa era sostanzialmente un argine costruito con della semplice terra.

-Don Lazzaro Rossi annota nelle sue memorie che tutta la popolazione aveva dei turni stabiliti e gratuiti per il trasporto della terra da Santa Margherita alla chiesa nuova per la costruzione di questo viale artificiale. Anche dalle parrocchie vicine ci fu un grande concorso di popolo per facilitare i lavori. Lazzaro Rossi sottolinea che la gran parte dell'aiuto venne dalla vicina parrocchia di Galgiana, mentre si ebbero dei contrasti con la popolazione di Monticello invidiosa della nuova costruzione.

-Nel marzo del 1900 veniva inaugurata in chiesa l'illuminazione a luce elettrica.

Ultima curiosità dell'Ottocento, ma non per importanza, riguarda la presenza del patriarca Ballerini, che ci richiama il periodo storico di passaggio dal regno del Lombardo-Veneto all'Unità d'Italia.
Il patriarca Ballerini viene citato nell'archivio parrocchiale perché benedì, prima di morire nel 1896, il tempietto dell'altare maggiore. Egli può essere ricordato per le vicende dovute alla sua nomina ad arcivescovo di Milano non riconosciuta dalle autorità diocesane, dato che era stata il frutto dell'accordo tra il Papa e l'imperatore d'Austria che aveva perso il potere su quella zona d'Italia, e il suo "esilio" in Brianza, in particolare a Seregno dove è anche sepolto.

Per quanto riguarda il secolo scorso, abbiamo tante informazioni basate sugli appunti presenti nel "Liber Choricus" del prevosto Bonacina che visse la Seconda Guerra Mondiale. È poi la volta dei successori, i prevosti Pozzoni, Grossi ed Annoni che hanno riportato in modo preciso eventi e aneddoti riguardo alla storia del Comune e dei casatesi.

Don Andrea ci ha fatto poi compiere un salto in avanti fino ai giorni nostri: "il Concilio Vaticano II, con il documento Sacrosantum Concilium, ha richiesto un riordino degli spazi liturgici più aderente alle indicazioni stabilite del concilio. Già il prevosto Annoni si interessó di una modifica dell'area presbiterale, di cui conserviamo i progetti ma che non vide mai la luce".
La sistemazione è stata concretizzata dal prevosto don Sergio Zambenetti con il nuovo altare e l'ambone dedicato dal cardinale Tettamanzi, il 14 febbraio del 2010. Altare che ha suscitato diverse opinioni tra i casatesi.

Passiamo ora ad una sintetica rassegna degli elementi caratteristici della chiesa di S. Giorgio Martire.

LA SACRESTIA



Don Andrea ci ha guidati nei vari spazi della chiesa facendocela guardare con nuovi occhi. "Il bancone della sacrestia si dice che venga dal monastero della Misericordia che alla fine del 1700 è stato soppresso da Napoleone Bonaparte. Un indizio a sostegno di questa credenza popolare, sono le tre statue lignee poste ai tre angoli del bancone che raffigurano San Bernardino da Siena, San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio di Padova, tutti e tre santi francescani. Che i casatesi si siano fatti promotori di un furto? A voi l'ardua sentenza. Presso la nostra sacrestia anche una serie di tesori tessili, paramenti, libri liturgici e vasi sacri antichi, ancora utilizzati soprattutto nelle celebrazioni più solenni".

LA NAVATA

Spostandoci poi nel corpo centrale della chiesa, don Andrea ci ha indicato sopra il portone centrale d'accesso la lapide di consacrazione posta il 14 maggio 1905.
Oltre a questa, sono poste delle altre lapidi in memoria di don Bonacina, prevosto al tempo della Seconda Guerra Mondiale e una anche in memoria del nostro don Lazzaro Rossi.
Sulle mura laterali, spiccano quattro affreschi di Luigi Morgari dei primi del ‘900. Artista di formazione piemontese, il Morgari è stato un grande affrescatore del nord italia che ha lavorato anche alla decorazione della Basilica di San Nicolò a Lecco.
Le altre pitture che decorano il corpo della chiesa sono della seconda metà dell'Ottocento e sono il risultato della mano di Giuseppe Lavelli, discepolo del Bossi, amico di Canova.
Il Lavelli era un pittore molto stimato in diverse zone del nord Italia, specialmente in Brianza.

PULPITO



Per quanto riguarda il pulpito, don Andrea ha voluto raccontarci un particolare aneddoto ricordato nelle memorie del prevosto Perego. "Il pulpito originario dell'Amati era più in alto di circa mezzo metro ed era molto più piccolo rispetto all'odierno. Si decise di rifarlo perché, durante la consacrazione, il cardinale Andrea Carlo Ferrari si lamentò del fatto che fosse troppo scomodo. Quindi si iniziò uno studio su come rifarlo e dove collocarlo. Ci fu anche un progetto di ancorare il nuovo pulpito ad una delle colonne della navata, ma alla fine venne rifatto nel luogo primitivo affidandone la realizzazione agli Artigianelli di Monza, raggiungendo il risultato di quello che abbiamo oggi e che un occhio esperto può distinguere molto facilmente dalla balconata neoclassica originaria dell'organo".

COLONNA COMMEMORATIVA DEI DEFUNTI



"Sul lato sinistro della chiesa è stata posta una colonna commemorativa per ricordare il vecchio cimitero di Casatenovo ivi posto e che fu chiuso e interrato il 25 luglio 1828 per permettere il livellamento del sagrato. La colonna venne posta come memoria perché per comodità si decise di non trasportare i morti nel nuovo cimitero. Viene chiuso quel cimitero e aperto quello nuovo posto presso la cascina Nuova o Borromeo, sulla strada della Misericordia. Il primo morto ivi seppellito fu tal Saini Natale, di Castelvecchio, fattore di Casa Greppi, d'anni 47, seppellito lo stesso giorno, 25 luglio 1828, come annota con precisione il Rossi" ci ha spiegato don Andrea.

LA GROTTA DI LOURDES
La grotta di Lourdes, posta nei pressi della casa parrocchiale, a pochi metri dalla chiesa, venne fatta aggiungere dalla famiglia Vismara negli anni '30 come gesto di devozione alla Vergine. Questa costruzione vuole anche rappresentare l'importanza all'interno della comunità che la famiglia Vismara aveva ottenuto, dato che la loro impresa in paese fu decisiva per lo sviluppo di Casatenovo nei decenni successivi.

ABSIDE DEL 1600



Don Andrea ci ha guidato sulla zona posteriore della chiesa dove, nascosta dalle case della Corte San Giorgio, si può notare un'abside, ultima parte della chiesa del 1635.

STILE ARCHITETTONICO
Questa chiesa si caratterizza per il suo stile neoclassico lombardo. All'interno alcuni dicono che tende al barocco, ma dagli studi di don Andrea, pare che vi siano più rispondenze al neoclassicismo, in particolare a quella che viene definita la pittura sacra italiana dell'Ottocento.

In un paio d'ore abbiamo potuto riscoprire un monumento che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi e che quotidianamente diamo per scontato, senza pensare al fatto che la parrocchia sia stata effettivamente la prima testimone della vita del comune casatese.
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Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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