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Scritto Domenica 22 dicembre 2019 alle 18:54

Costa: pazienti e ballerini danzano insieme a Villa Beretta per lo spettacolo di Natale

Uno spettacolo di danza che ha visto in scena giovani ballerini e pazienti di Villa Beretta, senza differenze perché la musica ha saputo unire tutti, integrando normalità e patologia. Il pavimento della chiesa della struttura riabilitativa, verso le 19 di sabato 21 dicembre - al termine dello spettacolo - si è trasformato in un tappeto di coriandoli colorati. Un momento di festa, quindi, in vista delle festività natalizie per regalare un pò di serenità. 


Sono state 47 le persone coinvolte nell'evento coordinato da Chiara Minervini, neuropsicologa della struttura che, dopo aver portato, lo scorso maggio, a Villa Beretta uno spettacolo di danza del gruppo "Youth in action", ha avuto l'opportunità di proporre una nuova idea che coinvolgesse tutti, dai ballerini della scuola di danza San Marco di Cologno Monzese, agli operatori della struttura masnaghese fino agli stessi pazienti che hanno accettato la sfida.

A essere portato in scena è stato un classico, lo "Schiaccianoci", una scelta non causale perché la storia di Clara può avere una doppia chiave di lettura: "La presenza di due terapiste è una metafora dell'accompagnamento degli operatori sanitari e i doni sono regali per i pazienti. Il lungo viaggio di Clara è simbolo del periodo di degenza dei pazienti che, dopo un percorso riabilitativo, tornano nelle braccia dei propri cari. L'arpa, infine, è il simbolo di trasformazione che segna passaggio dalla realtà al sogno con il percorso di terapia" ha spiegato la professionista introducendo lo spettacolo.


https://youtu.be/0Ayi-COnKH8

Il pubblico non è riuscito a distrarsi - erano a disposizione anche schermi all'ingresso e nella sala conferenze per le persone che non sono riuscite ad entrare in chiesa - e si è lasciato trasportare dall'armonia e dalla bellezza, in quel momento assolute protagoniste. 

 

"La sensazione migliore è il silenzio. Non abbiamo assistito a uno spettacolo ma partecipato a un percorso di cura" ha affermato Mariella Enoc, procuratrice speciale di Valduce. "Qualcuno potrebbe aver pensato che trasformare una cappella con coriandoli in festa non fosse idoneo, ma se a Natale festeggiamo la nascita di Gesù Bambino, questo è il modo migliore".  Presenti all'appuntamento anche le Suore Infermiere Addolorate di Valduce: "Esprimere il sentimento di grazie che nasce nei nostri cuori è davvero difficile. Abbiamo provato sentimenti di bellezza, gioia, fanciullezza con tanti doni dati dal Signore. Abbiamo visto volti di sofferenza che lottano e con tanta speranza nel cuore" sono state le parole della Madre Generale, suor Emanuela. "Questo ci ha fatto bene perché nella vita c'è la nascita ma anche la malattia. Il Signore è venuto per togliere la malattia, il dolore e, se a volte lo abbiamo, troviamo delle persone che vicino ci aiutano mentre qualcuno in alto ci dà una mano. Grazie per la vostra testimonianza commossa: abbiamo visto la vostra fatica, la forza, il desiderio e il coraggio per andare avanti".  Il dottor Franco Molteni, che ha sintetizzato in una parola - l'armonia - lo spettacolo, ha poi ceduto a uno dei pazienti coinvolti nella rappresentazione: "Abbiamo scoperto cose e situazioni che avevamo dimenticato. A un certo punto ci siamo scambiati scatole che sembravano vuote: per noi sono piene di amicizia, affetto e sicurezza perché nel gruppo creato ognuno ha formato la forza di volontà. Far parte del progetto così uniti ci ha aiutato a rafforzare la nostra autostima e il senso di appartenenza al gruppo. Grazie per averci dato il coraggio di metterci in gioco". 

Chiara Minervini, emozionata per aver portato tanta partecipazione, ha detto: "Le parole non si avvicinano minimamente alla gratitudine che sento in questo momento nel cuore. Lo spettacolo è frutto di mesi di lavoro, di confronti e di relazioni. Ringrazio il direttore che ci ha dato l'opportunità di proporre un progetto non convenzionale per la riabilitazione in senso stretto, ovvero abitare il corpo, dei pazienti e la suora che accoglie ogni forma d'arte dei pazienti e degli operatori".

La psicoterapeuta ha ricordato come il lavoro sia stato frutto di una collaborazione. "Ringrazio le ballerine che hanno affrontano con entusiasmo gli incontri tra la vita e la danza. Grazie alle persone con il gilet rosso che, nonostante la malattia, hanno deciso di mettersi in gioco e provare a fare qualcosa di creativo con le loro fatiche. Per costruire esperienze come questa servono molte competenze e figure professionali che vanno a comporre l’umano nella sua complessità”. Al termine, a tutti è stato donato un piccolo presente confezionato dai pazienti insieme ai volontari dell’associazione Alice.

M.Mau.
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