Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 239.143.186
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Domenica 22 dicembre 2019 alle 19:04

Costa: a Villa Beretta, visitatori provano a essere 'pazienti' sperimentando le arti

Pomeriggio di porte aperte all'ospedale Villa Beretta per sperimentarsi pazienti. Sabato 21 settembre la struttura riabilitativa ha accolto visitatori che hanno avuto la possibilità di sperimentarsi "pazienti" provando alcune attività riabilitative che vengono praticate nel centro. Non si è trattato di un "open day" con visita alla palestra, ma un vero e proprio pomeriggio esperienziale con possibilità di praticare in prima persona alcuni laboratori che affiancano le metodologie scientifiche. Si tratta dell'arte, dell'orto, della musica e della danza, tutti volti a tentare di riabilitare la persona a 360 gradi, senza lasciare fuori nulla. D'altra parte, per capire quello che provano i pazienti, non c'è migliore via che sperimentare su se stessi.

Sono stati creati sei gruppi di lavoro e altrettanti laboratori in cui è stato possibile "testare" l'arpaterapia collettiva, l'orto, la danza, un lavoro cognitivo motorio e l'arte.
L'arpaterapia consiste nell'utilizzo della musica come terapia. "È la creazione estemporanea di musica, prodotta al momento e creata ad hoc per una persona e viene prodotta dal vivo" ha spiegato Teodora. "La sessione individuale permette al paziente di rilassarsi in modo intimo, senza essere sotto lo sguardo di altri. Viene proposta anche una sessione collettiva, aperta al personale sanitario e ai parenti dei pazienti. È previsto anche un questionario tra la prima e l'ultima sessione per vedere come il paziente si sente a livello di dolore e se percepisce qualche cambiamento". Una sessione dura all'incirca 15 minuti e viene proposta una volta alla settimana. "L'arpa terapia è diversa dalla musica terapia. Il paziente non deve fare nulla se non ascoltare la musica e può farlo in modo personale: c'è chi chiude gli occhi, chi mi segue il movimento delle dita sull'arpa e chi muove la testa o le braccia per seguire il ritmo. Viene proposta una musica su misura per il paziente". Attraverso una seduta collettiva, i visitatori hanno provato ad abbandonarsi e a lasciarsi cullare, rilassandosi sulle note di questo strumento.

L'orto viene proposto ai pazienti ogni martedì pomeriggio, in collaborazione con gli studenti della scuola d'agraria dell'istituto San Vicenzo di Albese con Cassano. "Il progetto ci piace molto, così come vedere i pazienti all'interno della serra. Anche il cambio d'ambiente al di fuori del reparto piace molto anche a noi terapisti. Il progetto rientra nella neuro psicologia perché sviluppa le abilità cognitive e mnesiche dei degenti che hanno la maggiore interazione con gli studenti della scuola. Questi ultimi non prendono il paziente come tale ma come persona" ha spiegato una logopedista coinvolta nel progetto. "I pazienti poi si prendono cura di qualcosa d'altro e riescono a capire che possono prendersi cura del mondo ma anche di se stessi". I visitatori hanno quindi sperimentato l'azione del travaso prima con due mani e poi con una sola e hanno anche provato a realizzare un centrotavola natalizio utilizzando un solo arto. Nel laboratorio di arte hanno invece provato, lavorando in coppia, a creare un disegno a specchio e a mettere su carta, trasformandoli in linee, i movimenti motori del compagno di fronte. Un'azione che sviluppa sia la parte motoria che cognitiva del paziente. Allo stesso modo, il lavoro cognitivo motorio che viene proposto dalle fisioterapiste e quello legato ai movimenti seguito dalla psicoterapeuta Chiara Minervini: entrambi permettono al paziente di riacquistare la percezione del corpo nello spazio.

La prima parte del pomeriggio si è conclusa con un flashmob proposto dagli operatori nel corridoio: "È un modo per fare squadra e alleggerire il carico emotivo di chi ogni giorno ha a che fare con la malattia" ha sintetizzato la dottoressa Minervini, "regista" dell'iniziativa che si è conclusa con uno spettacolo di danza che ha unito ballerini e pazienti. Sul tema si è soffermato anche padre Luca durante l'omelia: "Si vede la frattura tra la vita qui è quella di fuori, la frattura che esiste e quella che noi chiamiamo la normalità. Esiste infatti una lacerazione provocata dalla malattia che crea qualcosa di non naturale". Il sacerdote si è poi soffermato sul senso del Natale cristiano. "Gesù è venuto in questo mondo per salvare il suo popolo dai suoi peccati. Ma cosa sono i peccati? L'etimologia significa fallire un bersaglio. Gesù torna in questo mondo per togliere tutti gli elementi che non ci permettono di fare famiglia con Dio e per curare ogni genere di ammalato. L'obiettivo del Natale è prendersi cura di chi ha dei limiti nella propria vita e impegnarsi affinché l'uomo possa fare di nuovo Famiglia con Dio".

M.Mau.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco