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Scritto Domenica 29 dicembre 2019 alle 09:08

Casatenovo da scoprire/8: Villa Mariani da anni è un punto di riferimento per la musica

In località Galgiana sorge una delle più antiche dimore del territorio casatese: la residenza della famiglia D'Adda-Mariani. La sua edificazione sembra risalire alla seconda metà del XVI secolo, quando il banchiere Rinaldo D'Adda di Olginate, capostipite dei marchesi di Pandino, acquistò alcuni immobili presso questa frazione. Nel 1963 l'edificio fu donato in parte all'istituto milanese dei sordomuti e in parte all'Amministrazione Comunale di Casatenovo che nei decenni successivi si occupò del recupero della struttura che stava cadendo in rovina.

Villa D'Adda Mariani in Via Buttafava a Galgiana di Casatenovo

Riguardo questa mirabile villa di campagna - oggetto dell'ottava puntata della nostra rubrica ''Casatenovo da scoprire'' - si è espresso il critico d'arte Carlo Pirovano. Classe 1939, Pirovano è uno storico che ha svolto per alcuni anni attività didattica presso l'Università Cattolica di Milano e presso l'Accademia Carrara di Bergamo. Ha ricoperto il ruolo di responsabile scientifico della casa editrice Electa per cui ha creato le principali collane, come "La pittura in Italia", con particolare attenzione al rapporto tra linguaggio visivo e le necessità rigorosamente scientifiche. Si è occupato di pittura lombarda, medievale e rinascimentale, più assiduamente di arte moderna e contemporanea (monografie su Cassinari, Marini, Melotti) e in particolare di scultura italiana del Novecento.

L'auditorium intitolato a Graziella Fumagalli

Data la sua levatura, lo storico dell'arte Carlo Pirovano è stato consultato più volte, rappresentando un punto di riferimento durante i lavori di restauro che hanno visto ad oggetto Villa D'adda-Mariani tra gli anni Settanta e Ottanta. Alla conclusione dei lavori, lo sesso Pirovano ha redatto una breve perizia storica della villa, punto di partenza della nostra ricerca: "Forse anche a causa dei passaggi di proprietà da una famiglia all'altra (marchesi D'Adda, conti Nava, famiglia Pizzagalli, Rovida... ), come molte residenze patrizie della Brianza la villa Mariani di Galgiana, così come è arrivata a noi, è il risultato di successive stratificazioni, di adattamenti e rimanipolazioni, quasi di tipo organico si vorrebbe dire, che hanno però conservato le tracce e, a volte, lo scheletro delle strutture precedenti, al punto da risultare un palinsesto di secoli di storia. Nella sua composizione armonica attuale è un documento pregevole dello storicismo eclettico dell'Ottocento (tanto accorta la mimesi anticheggiante, da essere scambiato per un edificio integralmente cinquecentesco); ma nelle sue membra conserva, praticamente intatte, porzioni della sistemazione barocchetta settecentesca, e i nuclei originali dell'impianto medievale e dei rustici dei secoli XVI e XVII.
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Per comprendere in modo coordinato questo palinsesto è opportuno partire dallo stato attuale, che rispecchia appunto il riordino razionale di realtà diverse, operato con interventi successivi per almeno un secolo, fino alla metà dell'Ottocento; il fatto straordinario è che l'elemento unificante del tutto è il concetto di un giardino aperto che si articola su quattro settori complementari (che insieme formano come un grande cannocchiale puntato sulle colline di Montevecchia): una grande piattaforma (di livello più basso) che doveva corrispondere al parco, su cui prospetta una larghissima balconata; il giardino all'italiana; il cortile e infine, oltre lo splendido cancello, una prospettiva alberata (verso la Valle Nava)".
Il Pirovano passa poi ad una breve analisi sui due corpi che compongono la Residenza D'Adda-Mariani e sui lavori svolti su questi al momento del restauro: "Su questo impianto paesaggistico di eccezionale invenzione innovativa sono state organizzate e coordinate le due costruzioni, che funzionano quasi da ali di invito e accompagnamento (tutt'e due sono il risultato di accorpamento di edifici precedenti). Il corpo principale ripropone la struttura classica della casa nobile lombarda (peraltro non immemore delle strutture rustiche tradizionali) con il portico (qui asimmetrico proprio per il processo di aggregazione condizionato dagli edifici precedenti) e una serie di stanze accostate a schiera su due ordini. Il secondo corpo, a sinistra entrando dalla strada provinciale (anche questo derivato dall'unificazione di almeno tre edifici precedenti) ha la funzione evidente di quinta contrapposta dell'edificio principale, per svolgere quella funzione scenografica di base che, come si è detto, è affidata al giardino. La natura "minore", anche dal punto di vista qualitativo, dell'architettura di questo edificio, pur nel rispetto assoluto delle tracce storiche, ha permesso un adattamento razionale dei vari vani e il recupero di un grande spazio (al piano superiore) che ha originato un salone di grande respiro monumentale, e di imprevista funzionalità''.

''Molto più caute e ragionate son dovute essere le operazioni di restauro nell'edificio principale; qui infatti, a sorpresa, ci si è trovati di fronte come a un doppio guscio, in ogni vano; quando nell'Ottocento si procedette alla sistemazione complessiva, sotto i soffitti curvi ad intonaco su cannicciati, decorati ad affresco, furono celati (e fortunatamente salvati quasi integralmente) gli splendidi soffitti in legno, settecenteschi, decorati a "passasotto" (racemi e fiori che corrono sulla travatura e sull'impiantito). Rispondendo anche a necessità d'ordine pratico (motivi di sicurezza imponevano di "legare" tutte le stanze con cordoli e, per questo, di abbassare il livello di calpestio del piano superiore) si procedeva a rimuovere i soffitti ottocenteschi (mettendo in salvo con lo strappo le decorazioni più significative, da usare poi come arredo), ad abbassare, integri, in un pezzo solo, i soffitti settecenteschi, ed a restituire a tutti gli ambienti coerenza stilistica, ripristinando, dovunque fosse possibile, gli intonaci antichi. Lo stesso criterio di rispetto assoluto dei materiali (e dell'atmosfera d'origine) si è applicato in ogni parte dell'intervento di restauro, dalle cantine al tetto, dagli infissi al ripristino delle facciate".

Attualmente la Villa D'Adda-Mariani ospita la Civica Scuola di Musica Antonio Guarnieri (del Consorzio Brianteo Villa Greppi) nelle stanze delle due costruzioni principali della residenza, mentre nelle recuperate stalle, più a sud, c'è l'auditorium "Graziella Fumagalli", una grande sala che da qualche anno a questa parte viene concessa in gestione alle associazioni che presentano la propria candidatura al Comune. Oggi trova sede presso questo spazio il Centro di Sperimentazione Teatrale Villa Mariani, sotto la direzione di Irene Carossia che si è da poco aggiudicata il secondo bando di gestione per quattro anno, dopo il primo a durata biennale. Nel giardino esterno invece, è stato allestito il Parco delle Sculture, molto apprezzato dai visitatori.
Per poter visitare la villa, abbiamo potuto contare su una guida d'eccellenza, ovvero il direttore della Civica Scuola di Musica casatese, Massimo Mazza. Quest'ultimo ci ha accompagnati negli spazi dei due corpi principali della villa raccontandoci i lunghi lavori di restauro a cui ha assistito. "La scuola di musica prima del 1989 aveva sede presso la scuola media Agnesi di Casatenovo, una situazione a dir poco spartana e inadatta alle reali esigenze di una scuola di musica. Il comune di Casatenovo è però riuscito a vincere un cospicuo finanziamento a tasso zero per il recupero strutturale della Villa per mezzo della Cassa Depositi e Prestiti, con il quale sono stati possibili i lavori di restauro di questa meravigliosa villa cinquecentesca".

Per il progetto di restauro furono incaricati tre giovani architetti che, pieni di entusiasmo, si impegnarono a fondo in questo intervento, tanto quanto la Sovrintendenza ai beni culturali della provincia di Como, sotto la quale risiedeva il comune di Casatenovo al tempo dei lavori.
"I lavori si sono svolti a dovere ma vi furono dei problemi con l'impresa edile a cui erano stati appaltati i lavori al quasi ultimarsi del restauro; l'impresa appaltatrice non permetteva l'apertura della scuola dato che i lavori non erano ancora ultimati e si trovava in stato di dissesto finanziario che la ha poi vista fallire qualche tempo dopo" ci ha raccontato Mazza. "Io però non potevo sopportare questa situazione: la scuola era praticamente ultimata e i ragazzi avevano bisogno di un luogo idoneo per poter svolgere gli esami. Di conseguenza ho occupato la struttura, facendo svolgere le prove nelle aule della nuova scuola. Un gesto che all'epoca suscitò clamore tra le autorità che intervennero, tra cui anche l'allora sindaco, che cercò in ogni modo di dissuadermi, ma senza successo".

Nel periodo successivo Mazza si è dedicato all'arredamento della scuola insieme ai suoi collaboratori, individuando come elemento fondamentale la bellezza. È proprio questo il concetto che si respira tra le aule della villa, soprattutto se vengono indicati e spiegati i vari elementi caratteristici di quest'ultima. "Per l'arredamento abbiamo ricevuto un cospicuo finanziamento dalla Fondazione Cariplo che ci ha permesso di arredare gli spazi della villa con pezzi di design che riportano la firma di artisti quali Le Corbusier e Aalto. Ciò che però mi soddisfa di più è che tutti gli studenti comprendono la bellezza di questo posto e la rispettano con profondo rigore, le sedie che vediamo qui oggi hanno trent'anni e non ne ho dovuta sostituire nemmeno una" ha proseguito il maestro.
La nostra visita alla Villa D'Adda-Mariani è iniziata dall'ala nord, ovvero da quella che si può ammirare alla propria destra dando le spalle al cancello d'ingresso. La struttura della scuola, in particolare i suoi muri, risalgono al Cinquecento; le pareti infatti, sono state realizzate con la tecnica della strematura. Cave al loro interno, si assottigliano man mano che si protendono verso l'alto e al loro interno vengono poste delle frasche.

La Sovrintendenza della Provincia di Como, durante il restauro ha scoperto un soffitto di epoca settecentesca con delle raffigurazioni mitologiche. Allo stesso modo sulle mura delle varie stanze sono state ritrovate delle sinopie, ovvero delle bozze che gli affrescatori effettuavano per avere delle linee guida e da quelle riuscire a dipingere le pareti. Oggi queste sinopie sono state staccate dai muri per poterle conservare ed esporre nelle varie sale della villa.
I soffitti delle stanze sono stati recuperati e oggi si mostrano nella loro fierezza con la particolare tecnica dei cassettoni. Molti di questi sono stati recuperati oppure, nel caso non fosse stato possibile, sostituiti con del legno di rovere. Su alcuni sono stati aggiunti dei tiranti per consentire al soffitto cinquecentesco di poter sopportare un peso sino a quattrocento chilogrammi per metro quadrato.

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Un soffitto è considerato di particolare pregio; esso, che si può ritrovare in una odierna aula della scuola al piano terra dell'ala nord della villa, si caratterizza per la colorazione blu scuro e le decorazioni dorate, ma l'elemento che lo rende tanto prestigioso è il fatto che si è scoperto essere una decorazione dipinta su carta e poi incollata al rovere, un lavoro minuzioso che prevedeva un grande lavoro di fino.
Del vecchio sistema di riscaldamento sono rimasti solo due camini che, per quanto sarebbero funzionanti, non vengono ma utilizzati.

I pavimenti della villa sono stati in parte restaurati recuperando le mattonelle, ma dove non era possibile effettuare questo lavoro, si è provveduto con la loro sostituzione commissionando ad un artigiano della zona di crearne delle nuove che assomigliassero il più possibile. Un obbiettivo raggiunto egregiamente da questo artigiano che con il passare del tempo ha ridato vita ad alcune stanze della Villa D'Adda-Mariani.
La scala che nell'ala nord porta al primo piano si può definire "comoda" o "nobiliare" con una pedana larga e un'alzata di piccole dimensioni per rendere più agile la salita. La presenza di una scala di questo genere ha fatto sospettare al dottor Carlo Pirovano che in questo luogo, nel corso del tempo, potesse aver ospitato un insediamento monastico della Pieve di Missaglia.
Su alcune pareti del primo piano si possono intravedere degli affreschi che, in alcune loro parti, sono state recuperati; queste opere d'arte sono state coperte dalle precedenti proprietà con del nuovo intonaco. Per questo motivo tali affreschi sono stati grattati via, per permettere al nuovo intonaco di poter attecchire.

In questa parte della scuola si è avuto l'intervento più importante che ha portato alla costruzione dell'ala dei servizi, che comprende i bagni e l'ascensore. Per poter costruire questa zona si è abbattuta una sezione del muro retrostante la villa prolungandola di una ventina di metri verso nord. Questo ampliamento è abbastanza evidente, considerando il diverso tipo di pavimentazione, ma anche per la presenza di una lunga balconata in cemento armato, materiale per nulla diffuso nel sedicesimo secolo.
Dopo aver attraversato il cortile che separa le due strutture principali della villa, siamo entrati nell'ala sud, dove si trovano alcune aule e la sala da concerto, lo spazio più grande a disposizione della scuola.
"Costruita in aggiunta all'ala nord nel diciottesimo secolo, queste erano le stanze dedicate ai famigli, ovvero agli inservienti ed ai giardinieri che si prendevano cura della villa tutto l'anno, mentre i signori si recavano qui principalmente nella stagione calda per poter godere della brezza di campagna" ci ha detto Mazza.
Dopo aver fatto ingresso nella struttura a sinistra, si può notare una porta che dà sul retro della struttura e si affaccia su Via Corte Caspani. Una porta di legno massello che per essere restaurata ha visto la costruzione di una struttura in ferro che la tenesse insieme. Questo è solo un esempio di dettaglio che non viene considerato per quanto rappresenti, in realtà, un vero pezzo di storia.

Infine siamo giunti al salone dei concerti, delegato a questa funzione per la sua acustica. Qui spiccano le capriate in gran parte restaurate: questi strumenti architettonici permettono al tetto di piegarsi sotto il peso della neve che, almeno nel passato, si accumulava sul tetto della villa, evitando che il soffitto potesse cedere.
La decorazione della sala di compone da un'enorme sinopia, la più grande e meglio conservata che è stata ritrovata nella villa.
Visitare la dimora con sede a Galgiana è stata un'occasione preziosa per poter comprendere quanta storia ci sia nelle piccole cose e quanto si possa amare un luogo. Perché è davvero amore quello che abbiamo riconosciuto negli occhi del direttore Mazza mentre ci guidava tra porte, soffitti, pareti e affreschi della villa. Un amore incontrastato per questa casa e per tutti coloro che spendono lì parte del loro tempo.
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