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Scritto Mercoledì 08 gennaio 2020 alle 14:21

Crollo del ponte di Annone: si è arrivati al cospetto del giudice delle udienze preliminari. Anas e Provincia continuano a 'bisticciare' (e a non pagare)

A tre anni e due mesi dal crollo del ponte di Annone si è arrivati quest'oggi al cospetto del giudice per le udienze preliminari Paolo Salvatore. Presente personalmente, affiancato dall'avvocato di fiducia Stefano Pelizzari, l'ingegner Andrea Sesana - dipendente del settore viabilità della Provincia di Lecco - mentre non è comparso il dirigente Angelo Valsecchi, rappresentato in aula dal difensore Edoardo Fumagalli, in attesa di conoscere il proprio destino processuale dopo la richiesta di rinvio a giudizio a firma del magistrato Andrea Figoni - supportato dal Procuratore Antonio Angelo Chiappani - così come l'allora capo compartimento di Anas Giovanni Salvatore, Roberto Torresan (il professionista con studio a Busto Arsizio incaricato nel 2013 di progettare i lavori di manutenzione dell'infrattura poi collassata) e Silvia Garbelli (dirigente del settore ''pianificazione territoriale e grandi infrastrutture'' della Provincia di Bergamo, ente che aveva rilasciato alla società proprietaria del mezzo sotto il cui peso l'arcata ha ceduto l'autorizzazione periodica alla circolazione del trasporto eccezionale).

Il ponte collassato in una foto scattata nell'immediatezza della tragedia

Udienza molto tecnica - come immaginabile - quella odierna: iniziata qualche minuto dopo le 9.30 si è chiusa attorno alle 13 con il rinvio al prossimo 11 marzo per la trattazione delle questioni di merito dopo aver affrontato quest'oggi esclusivamente il "capitolo" costituzione delle parti civili e la chiamata in causa dei responsabili civili ovvero quei soggetti che in caso di condanna dell'imputato loro correlato prenderanno poi una posizione parallela a quella dello stesso nel processo civile (dovendo concorrere, dunque, per semplificare sul piano degli eventuali risarcimenti).
Sono stati ammessi quali parte civile, gli eredi di Claudio Bertini, lo sfortunato civatese in transito sotto il cavalcavia proprio al momento del crollo dalla campata, l'autotrasportatore Vasile Ciorei, gli altri automobilisti sopravvissuti al crollo (una famiglia di Mandello composta da tre persone e il conducente della vettura rimasta "in bilico" dinnanzi al vuoto venutosi improvvisamente a creare) nonché la Provincia di Lecco, Anas e il Codacons nazionale. Esclusi - dopo la valutazione del giudice - il ramo regionale dell'associazione a tutela dei consumatori nonché l'Anmil, l'associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro interessata a tutelare gli interessi del camionista. "Avevamo portato dei precedenti, ci poteva stare" il commento dell'avvocato Giuseppe Soncinelli, in rappresentanza priprio di Vasile Ciorei citando, fra gli altri l'ammissione del sodalizio nel "caso Schiettino" così come in relazione al fascicolo aperto dopo il crollo della torre di controllo del porto di Genova.

Chiesta - e ottenuta - la chiamata in causa, quale responsabile civile, poi, di Anas e delle Province di Lecco e Bergamo (con la società e i due enti pubblici che hanno esercitato tale facoltà anche in maniera incrociata tra loro). Non accettata invece la proposta del Codacons che avrebbe voluto "tirare in ballo" - ci si passi l'espressione poco fine - anche Regione Lombardia per la mancata attuazione del sistema monitoraggi dei cavalcavia sul territorio di competenza. "La riproporremo in Aula" ha già anticipato Marco Colombo, il legale dell'associazione. Dovrà attendere ancora. L'udienza preliminare proseguirà infatti ora a marzo, quando parrebbe che uno degli imputati sia intenzionato a chiedere di poter adire al rito alternativo del patteggiamento. Richiesta che dovrà essere ufficializzata al cospetto del dr. Salvatore che sarà chiamato ad affrontare anche le diverse questioni anticipate dalle difese.
"Credo nella Giustizia ma mi aspetto che ora faccia il suo corso celermente" il commento della vedova Bertini, che ha voluto presenziare di persona alla seduta odierna. "Nessuno ha ancora offerto indennizzi. Siamo in attesa. Ma ora è prioritario l'accertamento delle responsabilità penali" l'aggiunta del suo legale, l'avvocato Biagio Giancola.

Il procuratore Antonio Angelo Chiappani

Un punto, quello toccato dalla toga, caro anche al Procuratore Antonio Angelo Chiappani. "E' importante che il processo sia stato avviato dopo le vicissitudini legate al cambio del PM titolare (in orgine il fascicolo era stato affidato al sostituto Nicola Preteroti poi trasferito a Bergamo passando la "patata bollente" alla collega Cinzia Citterio a sua volta partita per Monza ndr) e l'anno di tempo servito per la redazione della consulenza da noi richiesta, fatta però molto bene da un professionista - il professor Marco Di Prisco - di un ateneo di Lecco che, di riflesso e in parte è già accaduto, potrà quindi portare questa esperienza in sede universitaria con beneficio per il territorio. Purtroppo si affaccia anche in udienza il rimpallo di responsabilità tra Anas e Provincia, avvenuto già dal primo giorno con i primi comunicati diffusi dopo il crollo. Era meglio - ha aggiunto con schiettezza il numero uno della Procura - riflessioni sulle loro manchevolezze. Ciò si è riverberato sul fatto che le assicurazioni non abbiano ancora risarcito i convolti ed in particolare i famigliari di chi quel giorno è morto. E' una cosa che fa male a me e immagino a tutti i lecchesi".
Ancora vivide negli occhi di tanti fruitori della superstrada le immagini della tragedia di quel 28 ottobre 2016, una tragedia che in effetti aveva scosso l'intero territorio. In quello che sembrava essere un pomeriggio come tanti altri, il ponte della SP49 a scavalco della 36 aveva improvvisamente ceduto sotto il peso di un autoarticolato della Nicoli, azienda di autotrasporti della provincia bergamasca, che si stava portando in una vicina azienda di Cesana Brianza, proprio mentre sull'arteria stava transitando a bordo della propria Audi Bertini, unica vittima di quel drammatico incidente, nel quale erano rimasti coinvolti anche altri automobilisti, senza riportare fortunatamente gravi conseguenze. Un vero e proprio ''esercito'' di soccorritori, vigili del fuoco e forze dell'ordine aveva raggiunto il luogo della sciagura lavorando per giorni alla messa in sicurezza della SS36, fra le principali arterie di collegamento della Lombardia.
Disastro colposo e omicidio colposo le ipotesi di reato contestate (a vario titolo) ai 5 imputati, ipotizzando la "cooperazione colposa". A marzo la ripresa dell'udienza preliminare.
A.M.
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