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Scritto Mercoledì 29 gennaio 2020 alle 16:17

Dolzago: letture per tenere viva la memoria della Shoah

Una serata per ricordare l'umiliazione, l'offesa e il degrado dell'uomo quella svoltasi martedì 28 gennaio presso la sala consigliare del municipio dolzaghese. Ospite l'associazione Shalom che ha deciso di proporre alcune letture tratte dal capolavoro letterario di Primo Levi "Se questo è un uomo" ripercorrendo la storia dell'autore accompagnata da musica ebraica popolare e liturgica.

L'attrice Elena Talenti, Andrea Gottfried al piano e Amit Arieli al clarinetto

"Questa serata si pone in continuità con la recente delibera del consiglio comunale che, con l'unanimità, ha riconosciuto la cittadinanza onoraria dolzaghese alla senatrice Liliana Segre. Di per se è un gesto piccolo ma che racchiude al suo interno un grande significato. Purtroppo si tende in molte occasioni a colorare queste giornate con una sfumatura politica riducendone importanza e significato. Qualche giorno fa ho fatto visita ai bambini della scuola primaria e sono rimasto piacevolmente sorpreso della spontaneità, ed al tempo stesso della maturità, con cui hanno affrontano questa tematica" ha introdotto il sindaco Paolo Lanfranchi sottolineando l'importanza di fare proprio, ogni giorno nella nostra quotidianità, lo spirito di questa giornata.

Il sindaco Paolo Lanfranchi

"Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no.." un estratto della poesia "Shemà" inserita come introduzione al libro "Se questo é un uomo" pubblicato da Primo Levi, sopravvissuto al campo di sterminio, nel 1947.

Un capolavoro letterario che racchiude al suo interno la sofferenza e la mortificazione della dignità inferta dagli uomini ad altri uomini. Il racconto ha inizio nel 1943 quando l'autore venne catturato e portato in un campo di concentramento italiano in attesa del successivo trasferimento in Germania. Dopo un periodo trascorso presso il lager di Monowitz, il 13 dicembre 1943 viene deportato ad Auschwitz.

"Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: una condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga" le crude parole con cui l'autore descrive all'interno della sua opera le sofferenze, le violenze e le disumane condizioni di lavoro che i prigionieri hanno vissuto, denutriti, spogliati dei propri beni e separati dalle famiglie. "Ci radono i capelli, ci tatuano sul braccio un numero, ci denudano, ci rivestono di stracci immondi a rigoni: non siamo più uomini. Nessuno spera più di uscire" ha continuato la lettrice.

"Il mio nome è 174 517: siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro" ha scritto Primo Levi rimarcando la negazione di ogni diritto e la condanna di rivivere quell'inferno per il resto della vita.
Al termine della serata il sindaco ha invitato i presenti a visionare l'allestimento, esposto tutta la settimana, realizzato presso la biblioteca per ricordare gli avvenimenti tragici legati alla Shoah. "Ringrazio di cuore Serena Galbiati e la consigliera Chiara Airoldi che hanno curato l'allestimento" ha concluso salutando il pubblico.
Sa.A.
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