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Scritto Giovedì 30 gennaio 2020 alle 10:14

In tribunale per l'interrogatorio di garanzia i due missagliesi fermati dai CC con altri complici per i presunti ''ricatti hard''

Sono stati tradotti martedì mattina in tribunale a Monza per l'interrogatorio di garanzia, tre dei soggetti colpiti dalla seconda ordinanza di custodia cautelare emessa nei giorni scorsi dal gip Silvia Pansini sulla base delle indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Zogno. Si tratta degli stessi individui - due giovanissimi e un cinquantenne - tratti in arresto lo scorso giugno insieme ad altri complici, al culmine della prima fase degli accertamenti condotti dai militari bergamaschi, che avevano portato alla luce una storia allucinante, fatta di presunti ricatti e incontri hard con protagonista un sacerdote. L'accusa per tutti e cinque era quella di aver estorto oltre 6.500 euro al religioso, che aveva pattuito e consumato una prestazione sessuale a pagamento con uno di loro, conosciuto su un sito di incontri online.

La Procura della Repubblica di Monza

Le accurate indagini condotte dai carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore di Monza, Marco Santini, hanno tuttavia consentito negli scorsi mesi di allargare il campo, con ulteriori due episodi di estorsioni e ricatti che sarebbero avvenuti a Busnago e a Lesmo. Le chat sui telefoni cellulari e sui social - unite alle dichiarazioni rese dai fermati nel corso delle indagini - si sono rivelate fondamentali per stringere il cerchio intorno ad altri soggetti, ritenuti responsabili (a vario titolo) di ricatti "hard" che partivano da siti di incontri online molto comuni. Lo scorso venerdì altri sei soggetti - quasi tutti giovanissimi, residenti tra il casatese e il meratese - sono finiti in manette in quanto destinatari di una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Pansini.
Se la maggior parte degli indagati è stata sentita lunedì mattina in carcere a Monza, il giorno successivo sono stati tradotti in tribunale per l'interrogatorio di garanzia, tre dei cinque soggetti fermati a giugno.
Si tratta di Norberto B.F., missagliese di 23 anni, Leonardo S., 22enne di Bernareggio e Antonio Fernando S., 57enne senza fissa dimora, ma con una precedente residenza a Casatenovo e piuttosto conosciuto anche a Missaglia dove ha abitato e svolto un breve periodo professionale. A quest'ultimo vengono contestati due dei tre episodi al centro dell'indagine, ovvero i ricatti nei confronti dei sacerdoti, circostanze nelle quali l'uomo avrebbe avuto il ruolo di ''palo'' (o complice che dir si voglia). Pressochè incensurato e in carcere dallo scorso giugno (così come gli altri due), il 57enne avrebbe manifestato pentimento in questi mesi, come confermato dal suo legale, l'avvocato Fabio Scotti del foro di Monza.
E' stato sentito dal giudice anche Norberto B.F., il giovane di Missaglia che lo scorso giugno era stato arrestato mentre si trovava in vacanza a Rimini, dopo la prima ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della Procura brianzola. Al 23enne con un passato da giardiniere vengono contestati tutti e tre gli episodi. Non solo i due ricatti nei confronti dei preti - uno del
Immagine di repertorio
vimercatese che nel frattempo si è trasferito, e un altro religioso della provincia di Bergamo - ma anche un episodio di estorsione ai danni di una facoltosa donna brianzola che avrebbe pagato al gruppo una somma da capogiro: ben 80mila euro. L'imprenditrice sarebbe entrata in contatto con i giovani grazie ad amicizie comuni; al centro delle richieste - sempre più pressanti - di denaro, il desiderio di far ottenere la patente al figlio. Gli indagati, approfittando delle debolezze della vittima, le avrebbero fatto credere di essere in grado di trovarle il documento, grazie alle loro millantate ''conoscenze nella camorra'', in realtà inesistenti.
Assistito di fiducia dall'avvocato Simone Gatto del foro di Como, il 23enne missagliese si è mostrato ''fortemente pentito e ha capito l'errore'' le parole del suo legale, che non ha escluso di ricorrere alla strada del patteggiamento e ad eventuali risarcimenti qualora - a indagini concluse - ci fossero gli estremi per poterlo fare.
Oltre ai tre indagati citati, a giugno erano finiti in manette anche Dario C., 29enne di Ronco Briantino e Sara V., 23 anni di Seregno (costretta ai domiciliari). Lo scorso fine settimana a seguito della seconda ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip monzese sono stati fermati anche Elidon S., i fratelli Stefano e Mirko R., Giorgio F. e Georgie D., tutti di età compresa fra i 19 e i 23 anni, residenti tra Montevecchia, Sirtori, Viganò e Cremella. Unico ''fuori quota'' a livello anagrafico Vincenzo P., di 43 anni.
Se al momento al gruppo vengono contestati - a vario titolo - gli episodi sopra descritti, i carabinieri di Zogno sono convinti tuttavia che per alcuni di loro l'attività fosse sistematica, con decine di potenziali vittime da agganciare via web e ricattare. Il tutto al fine di ottenere somme che poi venivano spese all'insegna della ''bella vita'', fra discoteca, auto, champagne, shopping di lusso e addirittura tatuaggi quale forma di autocelebrazione.
Per questa ragione le indagini risultano essere ancora in corso, anche per mettere a fuoco con chiarezza il ruolo di ciascuno all'interno del presunto sistema di ricatti.
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G.C.
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