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Scritto Martedì 04 febbraio 2020 alle 08:32

Casatenovo da scoprire/10: la storia di Villa Facchi grazie ai racconti di chi l'ha vissuta

In questo decimo episodio della nostra rubrica ''Casatenovo da Scoprire'' vogliamo farvi guardare con occhi diversi Villa Facchi, sede della biblioteca comunale sin dalla fine degli anni Ottanta.
Le prime notizie a disposizione risalgono al 1692, quando il feudatario di Casatenovo, il marchese Giulio Casati, deteneva il complesso di proprietà. Ulteriori documenti riportano che nel diciottesimo secolo al palazzo viene annesso un ampio giardino all'italiana.

Villa Facchi, sede della biblioteca comunale di Casatenovo

La proprietà viene acquistata dalla famiglia Bressi nel 1796, che ristrutturandola utilizza lo stile neoclassico. Nel 1881 poi, la villa passa nelle mani di Paolo Facchi, il quale incarica l'ingegnere Pietro Ponti per il suo riammodernamento.
L'intervento riguarda prevalentemente i corpi di servizio della zona ovest, ovvero l'odierna residenza del custode, e le allora scuderie che trovavano posto ove oggi vi è la sala civica.
La stessa famiglia Facchi curò molto l'arredamento e la scelta dei quadri fra i quali, secondo Bagatti Valsecchi, figurava la presenza di un dipinto di Giuseppe Ronchi.

Un'immagine del parco

Un altro intervento importante è quello che riguarda la costruzione del portico, sotto il quale oggi si accede alla biblioteca: venne infatti costruito per permettere ai proprietari, come agli eventuali ospiti, di scendere dalla carrozza e di entrare nella residenza in modo riparato.
Fino al 1975 la villa mantiene l'aspetto dell'edificio neoclassico sobrio e decoroso e viene frazionata in appartamenti. Allo stesso tempo il giardino paesaggistico si conserva discretamente.

L'ingresso della biblioteca con il banco per la consultazione e il servizio prestiti

In questi anni la villa viene affidata alle cure di un amico, da poco scomparso, dell'odierno conte Paolo Facchi, che tentò di ristrutturare integralmente la villa per dotarla delle moderne tecnologie, come ad esempio il riscaldamento.
Questo progetto purtroppo non vide mai la luce e lasciò la villa indifesa di fronte alle intemperie e al trascorrere del tempo.
Questa decadenza cessò negli anni Ottanta, quando l'amministrazione di Casatenovo aveva la necessità di trovare uno spazio per allestire la biblioteca civica, funzione che era sino ad allora stata fornita da un'associazione privata al primo piano del palazzo municipale, precisamente dove ora si trovano gli uffici tecnici.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):


Interessata al recupero della dimora, l'amministrazione casatese chiese nel 1980 a Paolo Facchi se fosse disposto a concedergli in affitto la villa. Il conte, che a quel tempo viveva e lavorava da tempo presso l'università di Trieste, non aveva molti interessi nella struttura, quindi decise di venderne la gran parte al Comune che, approfittando dell'occasione, fece un grande investimento nella cultura acquisendo la villa per ottantaquattro miliardi delle vecchie lire. A questo prezzo vennero comprati circa due terzi dell'immobile, dato che il conte volle mantenere la proprietà di una sua porzione. Oltre all'acquisto della villa, l'amministrazione si prese l'onere di ristrutturarla in tutto il suo insieme, anche della parte che rimase di proprietà del conte.

Va sottolineato che l'amministrazione comunale ricevette un importante aiuto dalla famiglia Vismara che, dato il grande investimento che il Comune aveva già svolto, volle partecipare a questo progetto per il futuro dei casatesi, acquistando gli arredi della biblioteca che sono ancora in parte oggi utilizzati.
Nel 1989 venne quindi inaugurata la biblioteca civica di Casatenovo, che da allora è divenuta sempre più un punto di riferimento per la cittadinanza e non solo.

Un particolare dei soffitti

Abbiamo posto qualche domanda a chi questo spazio culturale lo vive tutti i giorni: Francesco Coveney, bibliotecario a Casatenovo dal 2001. "Da quando ho cominciato a lavorare qui sono cambiate tante cose, ma la villa è sempre stata un punto di riferimento per il territorio. Nel tempo, anche con la successiva integrazione dei sistemi bibliotecari che unificava prima il meratese, poi tutta la provincia di Lecco, il numero di prestiti è cresciuto di molto raggiungendo cifre nell'ordine dei cinquantamila prestiti annuali".
Il parco stesso è stato scenario di molte iniziative, soprattutto negli anni novanta quando veniva letteralmente invaso da centinaia di spettatori per il cinema all'aperto organizzato durante l'estate.

Il conte Paolo Facchi

Dopo due chiacchiere con Francesco, abbiamo potuto intervistare il conte Paolo Facchi per ascoltare direttamente dalla sua voce la storia della villa. "Io sono nato a Casatenovo e ho trascorso il primo periodo della mia vita tra le campagne della Brianza, dato che negli anni trenta mio padre fu costretto per ragioni economiche a trasferirsi qui, dove aprì un'impresa di antiquariato. Ho seguito a Casatenovo le lezioni alle scuole elementari, mentre per poter frequentare le medie dovetti trasferirmi con mia madre e mio fratello in un appartamento a Milano, dove da quel momento vissi sino alla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale tornammo di nuovo qui per sfuggire ai bombardamenti. I migliori ricordi che ho di questo luogo sono legati alla natura; un milanese non aveva molte occasioni per entrare in contatto con gli animali delle fattorie, che invece qui pullulavano. Ad esempio, una volta c'era un cavallo nel cortile, io ero un bambino vivace e sono passato sotto al cavallo, prendendomi una grande sgridata da mio padre; qui ho imparato che gli animali erano anche pericolosi.

La targa che ricorda la famiglia Facchi

Allo stesso modo, ricordo la prima volta che vidi nascere un vitello il quale, appena nato, venne salutato dalla madre con uno strano muggito, come per dargli il benvenuto nel mondo: di tutto questo i milanesi non sanno nulla.
Sono vissuto in mezzo ai contadini e poi agli operai. Non era un ambiente come quello cittadino, soprattutto perchè sentivo la mancanza di alcuni servizi come il cinema o le librerie. Qui però vi erano altri intrattenimenti che in città non esistevano affatto".

Abbiamo poi chiesto al conte il rapporto tra la villa dei suoi genitori e i cittadini casatesi. "Qui in casa venivano accolti i compaesani per poter usufruire del telefono, uno dei pochi in paese. Durante il primo dopoguerra i miei erano anche spesso consultati per poter emigrare in Francia o negli Stati Uniti, dove avevano delle conoscenze e dove molti italiani cercavano di rifarsi una vita" ha raccontato il conte.

La villa, oggi, è al centro di un progetto di restauro a cura dell'amministrazione comunale, che prevede la creazione al suo interno di una sala civica che l'amministrazione vuole rendere disponibile come luogo di aggregazione per i giovani.
Per rendere lo spazio più fruibile è stato predisposto un questionario ad hoc dagli studenti degli istituti superiori della zona (Greppi e Fumagalli) con il quale tutti gli interessati potranno dare il proprio contributo e aiutare l'amministrazione a scegliere consapevolmente come organizzare gli spazi di questa sala civica.
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Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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