Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 234.181.932
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Giovedì 13 febbraio 2020 alle 12:18

80 domande in 80 minuti: la vita è tutta un quiz?

Dev’esserci una specie di virus endemico che contagia irreparabilmente chiunque assurga a ruoli e funzioni politiche (direi dirigenziali tout-court, da quel che vedo in molti ambiti), per il quale alcuni modi e tempi verbali – quelli della certezza e dell’assertività – vengono cancellati in favore di altri, più obliqui, più sfuggevoli, gesuitici nel senso deteriore del termine, usando i quali si può sempre asserire a posteriori di essere stati fraintesi.
Quindi non “abbiamo deciso”, o “faccio in modo che…”, ma “decideremo”, “si lavorerà affinché…, e soprattutto “vorremmo”, con il condizionale al plurale, la forma più deresponsabilizzante che la nostra splendida lingua italiana ci concede.
Così è, se vi pare, anche in questa tornata che precede l’emanazione dei bandi per l’indizione del Concorso Docenti Straordinario e Ordinario del MIUR, che la ministra da tempo annuncia per imminente (l’emanazione): “nelle prossime settimane” (CLICCA QUI per leggere l'articolo del Sole 24 Ore) Che a casa mia una cosa imminente avviene dopo un minuto, ma io mica faccio il ministro. Parrebbe – usiamo anche noi il condizionale – che la prova di ingresso consista in un test CBT (Computer Based) con 80 item in 80 minuti, che verterebbero sull’ampia gamma dello scibile che un docente dovrebbe padroneggiare in modo sciolto, data la complessità del ruolo che andrebbe a rivestire: fondamenti di psicologia dello sviluppo, elementi di pedagogia, strategie di comunicazione e gestione del gruppo, nozioni di statistica e docimologia (la valutazione), normativa in materia di enti amministrativi e responsabilità civile (mica che se sgridi un alunno perché picchia un compagno poi arriva la mamma a farti la denuncia: la mamma del picchiatore, naturalmente), e last but not least un po’ di nozioni specifiche sulla materia che andresti a insegnare, e poi case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale…
Affetti da sindrome preconcorsuale i docenti hanno chiesto ai rappresentanti sindacali di perorare la loro causa presso il ministro invocando informazioni più circostanziate sul contenuto di questi 80 quesiti, sperando magari nel rilascio di qualche batteria esemplificativa. Apriti cielo! Come si permettono gli insegnanti di chiedere una cosa del genere? E sciopererebbero pure il 17 marzo per questa cosa? Vuol dire che non sono pronti, che non conoscono la loro materia, che studiassero! (questo non è idiotismo meridionale ma congiuntivo ottativo, per chi sa di greco).
Eh, ma questi poveri insegnanti precari di mestiere mica erogano quiz. Che è un po’ come studiare per la patente di guida: tutti noi ci siamo buttati sui quiz prima che sul manuale, studiando un po’ “à rebours” (“a ritroso”, per chi sa di francese) come chiunque acquisti un gadget, che ci smanetta subito senza leggere le istruzioni. Dev’essere un difetto di noi italiani. Ma guidare una moto o un’automobile, come insegnare a 25 alunni per volta, è un’altra cosa, e non c’è quiz al computer che possa dire se ne sei (o ne sarai) capace, se ti piacerà, se hai talento, competenze, vocazione e struttura per farlo.
Davvero noi vogliamo selezionare coloro che formeranno i nostri figli attraverso procedure da Mike Bongiorno? Che c’abbiamo già provato con la maturità dello scorso anno e le famose tre buste da far scegliere al candidato: “La uno, la due o la tre?”.
Ai docenti precari che incontro nei corsi che tengo dico sempre che l’aggettivo va applicato non a loro, ma all’incarico: sono purtroppo precarie le cattedre, non un docente che insegna da 25 anni e che adesso, per essere riconosciuto abile e arruolabile, deve oltrepassare le forche caudine di un quiz. La mia iniezione di fiducia non li consola, ma ci provo. “Un tempo – diceva Umberto Eco – ci preparavamo ad un esame finale che segnava una lunga fase di apprendimento: in Italia l’esame di maturità, in Germania l’Abitur, in Francia il baccalaureat. Dopodiché nessuno era più tenuto a imparare, salvo l’élite che andava all’Università. Il mondo non cambiava. Quello che sapevi, lo potevi utilizzare fino alla morte, la gente andava in pensione epistemologica”. E ha ragione da vendere. Peccato che oggi, oltre al sacrosanto “longlife learning” che ci permette di continuare a imparare ad ogni svolta della vita, la pensione sia un miraggio. Dico di quella lavorativa, non epistemologica.
Questa forma di trasmissione e accertamento della conoscenza attraverso le risposte chiuse è stata la base di tanta prassi didattica comportamentista, ma le teaching machine di Skinner si usavano quando io non ero ancora nato, e non hanno prodotto negli USA i risultati sperati. Oggi purtroppo c’è un modo asettico, solipsistico e falso di valutare le persone che passa attraverso i test, le gare a eliminazione, i televoti ai talent, i questionari anonimi, che credendo di accertare in maniera oggettiva le capacità dei candidati dimostrano invece in maniera palese l’insipienza di chi li dovrebbe giudicare, l’incapacità di guardarli in faccia, di camminarci a fianco, di vederli lavorare giorno per giorno, e magari addirittura imparare da loro come si fa.
“Ma a noi che c’importa di tutto questo? Che tanto gli insegnanti lavorano 18 ore a settimana e fanno tre mesi di vacanze all’anno? E vogliono persino le domande in anticipo? Bella la vita, eh? Lo farei io l’insegnante, lo farei!”
S’accomodasse: c’è solo quel piccolo problema delle 80 domande in 80 minuti. Ma una bella secchiata sui manuali di legislazione scolastica e metodologie e tecnologie didattiche potrebbe bastare. Poi però guidare la macchina è una cosa diversa. E bellissima, lasciatecelo dire: fare l’insegnante è bellissimo. Chissà se una delle ottanta domande del quiz la chiederà, questa cosa.
Stefano Motta
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco