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Scritto Giovedì 13 febbraio 2020 alle 16:03

Apicoltura, a Como-Lecco è boom: le imprese sfondano quota 100, saldo positivo a due cifre

Sono aumenti percentuali a due cifre a confermare l'appeal di un comparto, quello dell'apicoltura, che negli ultimi anni ha visto crescere il numero dei produttori professionali di miele sopra "quota 100". Virtualmente, con le 104 attività registrate, le due province lariane rappresentano il "terzo polo lombardo" per produzione di miele, secondo solo a Brescia (119) e Bergamo (110): la vicina provincia di Varese ne ha 94.
Scorporando i dati delle due province, invece, troviamo Como con 64 imprese (+10% nell'ultimo anno e +16% in cinque anni), Lecco con 40 imprese (rispettivamente +14% e +29%). "Sono numeri importanti e incoraggianti" commenta Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco. "Dati che confermano come soprattutto i giovani continuino a investire e a credere nelle potenzialità del comparto, nonostante l'anno buio appena trascorso, con oltre il 70% della produzione persa per colpa del clima (con punte del -90% per la varietà acacia)".
I dati, frutto di una recente indagine della Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Coldiretti Lombardia, indicano come il comprensorio lariano sia tra i più virtuosi in Lombardia per il settore: al numero delle imprese in attività, va peraltro aggiunto quello dei numerosi hobbisti, che fanno crescere esponenzialmente i numeri di quanti si occupano di api e miele. Gli altri numeri lombardi vedono Pavia con 84 imprese e Sondrio con 81 imprese, Milano con 70, Lodi con 18. Mantova ne ha 31, Cremona 15, Monza Brianza 37.
Sono 5.926 le imprese italiane attive nella produzione di miele, in crescita del 6% in un anno, per un totale di 3.611 addetti (+9% in un anno, +34% in cinque). In Lombardia sono presenti circa 160 mila alveari, custoditi da oltre 6000 appassionati tra professionisti e hobbisti, che producono miele, propoli, cera e altri derivati. Nel 2019 la produzione regionale è stata più che dimezzata dalle bizze del clima. A periodi particolarmente siccitosi, infatti, si sono alternate settimane piovose e fredde che hanno influito negativamente sul lavoro delle api. In questa situazione, per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall'estero, spesso di bassa qualità, il consiglio è quello di verificare con attenzione l'origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica: come sottolinea Fabio Villa, giovane apicoltore di Casatenovo, "nelle due province lariane il 2019 è stato un anno da dimenticare: il clima ha pesantemente condizionato l'intera annata, pregiudicando il raccolto del miele d'acacia, che è crollato con punte di oltre il 90%, e ridimensionando fortemente quello delle altre varietà principali, come il castagno". Un "anno nero" che ha colpito tutti gli areali di produzione nelle due province, dall'Alto Lago alla Brianza, alle valli comasche e lecchesi.
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