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Scritto Giovedì 20 febbraio 2020 alle 18:23

E' casatese la dr.ssa Federica Casiraghi, coinvolta in uno studio sulle cellule staminali quale terapia antirigetto

Una scoperta rivoluzionaria in campo medico tutta ''made in Italy'' e che è stato possibile raggiungere grazie anche all'impegno e alla preparazione della dottoressa Federica Casiraghi, originaria di Maresso e residente a Casatenovo da ormai 26 anni. Si tratta dell'applicazione delle cellule stromali mesenchimali (MSC) ai pazienti che subiscono trapianto al rene, usate come sostitute "naturali" dei farmaci anti-rigetto usati di prassi nel post intervento.
L'istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo, dove opera la dottoressa Casiraghi, è stato il primo centro di ricerca al mondo ad applicare la terapia ad un paziente trentenne di Cremona, che dopo l'intervento di trapianto ha potuto sospendere i farmaci anti-rigetto. Lo studio con le cellule staminali è partito più di dieci anni fa nel laboratorio dell'istituto bergamasco dove era stato osservato il grande potere immuno-regolatorio (ovvero di regolazione delle cellule del sistema immunitario), di queste cellule.

La dottoressa Federica Casiraghi

Queste scoperte sono poi state la base per uno studio pilota su pazienti con un trapianto di rene da donatore vivente, parente o non. Lo scopo era quello di dimostrare la fattibilità e la sicurezza dell'infusione di cellule MSC che viene effettuata il giorno del trapianto di rene. Le cellule MSC sono state coltivate presso il laboratorio G.Lanzani dell'Ematologia dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII, diretto dal professor Martino Introna, e isolate dal midollo osseo del paziente ricevente.
''Io sono stata coinvolta nello studio fin da subito, prima nella sperimentazione in laboratorio poi nell'analisi dei globuli bianchi dei pazienti. Uno studio come questo ha richiesto un lavoro "corale" di molte persone tra cui medici, biologi, tecnici di laboratorio, monitors, amministrativi e gli stessi pazienti, dove ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze per la riuscita di uno studio così complesso. Sono orgogliosa di averne fatto parte!'' ci ha raccontato la dottoressa Casiraghi, spiegandoci poi i risultati di questa terapia. "Abbiamo attualmente arruolato sei pazienti e la terapia cellulare si è dimostrata fattibile e sicura. Uno di questi pazienti, trapiantato dieci anni fa, presentava caratteristiche cliniche favorevoli e i risultati di alcuni esami in laboratorio suggerivano che le sue cellule, i globuli bianchi, "tolleravano" il trapianto e non mostravano aggressività verso le cellule del padre, il donatore di rene. Questo profilo veniva controllato ogni sei mesi e si presentava sempre molto stabile, spingendo i medici che seguivano questo studio, in particolare il direttore dell'Istituto Mario Negri il professore Giuseppe Remuzzi, il
La sede bergamasca dell'istituto Mario Negri
dott.Norberto Perico del Mario Negri e la dott.ssa Eliana Gotti della Nefrologia e Dialisi del Papa Giovanni XXIII, a sospendere gradualmente i farmaci anti-rigetto. I farmaci sono stati sospesi molto lentamente e attualmente il paziente è senza terapia da due anni. Questo è sicuramente un grande successo''.
Continuando nella spiegazione della terapia, il medico casatese ha voluto sottolineare per completezza che i farmaci anti-rigetto, da assumere necessariamente per tutta la durata del trapianto, e quindi per decenni, hanno pesanti effetti collaterali e inibiscono il sistema immunitario del paziente rendendolo incapace di reagire a infezioni e tumori. Alla luce di questa importante considerazione, si può comprendere meglio il successo degli studi condotti nel centro bergamasco dato che la terapia con le cellule MSC potrebbe essere la terapia per indurre "tolleranza" al trapianto senza dover ricorrere ai farmaci.
Mamma di due bambini e moglie di un marito "bravissimo" come lei stessa ce lo ha orgogliosamente descritto, la dottoressa Casiraghi lavora al Mario Negri da ormai tanti anni e dal 1999 si occupa di trapianto d'organo. Lo scopo principale della sua ricerca è quello di studiare perché e come avviene la reazione di rigetto e come poterla evitare in maniera "mirata", ossia inibendo solo e soltanto le cellule responsabili del rigetto, lasciando inalterata l'immunocompetenza dell'organismo ricevente.
Per quanto riguarda il team, lo studio sulle cellule MSC come terapia cellulare è cominciato nel 2004, testandolo prima negli animali e poi nei pazienti. Questi studi hanno inoltre consentito al medico casatese di ottenere il prestigioso titolo di PhD presso l'Università di Maastricht nel 2015.
M.B.
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