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Scritto Martedì 25 febbraio 2020 alle 16:55

Molteno: mostra pittorica sulla donna con il circolo Tenchio e un richiamo all'attualità

La mostra itinerante "Noi Artemisia", promossa e organizzata dal Circolo culturale Tenchio di Oggiono, sabato 22 febbraio è giunta anche a Molteno, grazie alla disponibilità dell’amministrazione comunale ed, in particolare, al supporto del sindaco Giuseppe Chiarella e dell'assessore Sara Brenna.

Da sinistra l'assessore alla cultura Sara Brenna e il presidente del circolo Tenchio Dario Ripamonti

Al progetto artistico hanno aderito ad oggi 30 artiste locali della provincia lecchese, le quali hanno deciso di affrontare il tema della violenza contro le donne attraverso la pittura, toccandone ogni sfumatura. Le bellissime tavole sono state esposte nella sala consigliare, visionabili per tutta la settimana, e hanno accompagnato il momento di approfondimento intitolato “cronaca di un processo” in cui Elena Ornaghi, membro dell’associazione culturale, ha raccontato le fasi della triste vicenda che ha visto Artemisia Gentileschi purtroppo protagonista ripercorrendola attraverso l’analisi delle sue stesse opere.

È intervenuta successivamente anche l'avvocato Monica Rosano, presidente CPO dell'Ordine degli avvocati di Lecco e volontaria dello sportello di orientamento legale per le vittime di violenza e maltrattamento attivo presso il tribunale di Lecco, collegando le riflessioni sorte dall’analisi di tali opere con le novità normative in materia introdotte nel 2019 dal "Codice Rosso".
Presente all’iniziativa anche l’assessore Sara Brenna che ha rivolto un pensiero a tutte le donne del paese nominando simbolicamente le donne che, in modo diversi e con ruoli differenti, sono parte dell’amministrazione comunale, delle associazioni e del volontariato di Molteno.

“E’ affascinante, ed al tempo stesso drammatico, poter notare come le opere delle pittrice Artemisia Gentileschi riflettano la vicenda processuale cui fu sottoposta e la sua evoluzione emotiva nella vicenda” ha introdotto Elena Ornaghi evidenziando come la violenza subita si sia consumata all’interno della dimensione familiare, come spesso oggi accade.
“Artemisia Gentileschi nacque a Roma nel 1593. Orfana di madre crebbe facendo l’apprendistato presso il padre, uno dei più stimati pittori dell’epoca. Il suo talento ed il suo successo furono oscurati da un terribile scandalo che segnò la sua vita, quanto la sua arte. Nel 1611 fu stuprata da Agostino Tassi, collega del padre di Artemisia e maestro di prospettiva della stessa per un periodo.

La violenza fu denunciata nel 1612 dal padre. Il tempo trascorso, nella speranza che Agostino non la disonorasse ma mantenesse la promessa di sposarla, aumentarono le maldicenze sul conto della donna. Maldicenze avvalorate nel corso del processo dalla deposizione della Tunzia, fantesca cui Artemisia era stata affidata. Nonostante fu sottoposta alla tortura dei sibilli Artemisia non rinunciò a sostenere la verità dei fatti. Agostino fu dichiarato colpevole e costretto ad abbandonare la città” ha continuato.

Sono riscontrabili dei collegamenti con la vicenda nel dipinto “Susanna e i Vecchioni”, opera realizzata dalla pittrice nel 1610, tratta dal libro di Daniele narrante l’episodio biblico di due uomini, ben inseriti nella società, che ricattano sessualmente la giovane Susanna. ''Si nota l’attenzione di Artemisia per il nudo femminile ed il suo virtuosismo nel ritrarre il movimento del corpo umano. In molti ritengono che l’opera sia postdata e quindi molto vicina al periodo in cui si consumò la violenza. Questo lo fa supporre la somiglianza tra uno dei Vecchioni e la fisionomia del volto di Agostino Tassi. All’interno di quest’opera, capolavoro della donna, viene ritratto il disagio psicologico di una donna vittima di attenzioni morbose'' ha spiegato.
''Contemporaneo alla vicenda processuale è il quadro “Giuditta decapita Oloferne” del 1620 in cui la pittrice si autoritrae come Giuditta nel compimento dell’atto. Ancora una volta sono impressionanti le somiglianze tra il feroce generale nemico della vicenda biblica e Agostino Tassi''.

Elena Ornaghi

''Emerge in quest’opera, ed in particolare nella seconda versione del 1620, la figura femminile della fantesca Tunzia, raffigurata nel quadro a fianco di Artemisia nelle vesti dell’ancella. Quasi come se la pittrice volesse sottolineare la necessità di supporto e solidarietà che le era stato negato dalla donna cui era stata affidata la sua cura''.

Nel 1615, a processo ormai concluso, Artemisia si ritrae come martire. Vittima di pettegolezzi, infamie e calunnie che hanno distrutto la sua reputazione e vita sociale, la donna si autoritrae all’età di 22 anni con le guance pienotte, la mascella un po' pronunciata ed i capelli ramati raccolti in una coda un po' scomposta.

“Significativo e di grande impatto è il dipinto raffigurante la conversione della Maddalena, in cui si ritrae come penitente in vesti gialle, al tempo simbolo dei folli e delle prostitute. Testimonianza di una reazione di carattere e di forza alle voci che le avevano attribuito le peggiori nomine” ha concluso lasciando spazio all’avvocato Monica Rosano. 

L'avvocato Monica Rosano

''Pretendo spunto dai collegamenti emersi attraverso la lettura dei quadri credo sia doveroso compiere una premessa: il concetto di violenza è divenuto oggi una scatola onnicomprensiva di numerose sfaccettature. Sicuramente un momento importante per quanto riguarda l’evoluzione normativa è rappresentato dall’introduzione del Codice Rosso avvenuta a luglio del 2019.
Una legge che ha stravolto alcuni aspetti del nostro sistema penale nel suo complesso, non soltanto a livello procedurale ma anche extra codicistico''.

''Il legislatore ha deciso di isolare alcuni aspetti che avevano preso una forma di caratterizzazione a tal punto ingombrante da non poter essere viste solo come delle aggravanti a reati già esistenti. È un passo in avanti per quanto riguarda moltissimi aspetti che necessita di essere nuovamente riformato per una perfetta attuazione'' ha spiegato l’avvocato soffermandosi successivamente sulle particolari modifiche e novità introdotte dal codice.
Sara Ardagna
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