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Scritto Venerdì 28 febbraio 2020 alle 17:55

Gli uomini che hanno cambiato il mondo


Aveva ragione Marc Bloch, quando con Lucien Fevre combatté il modo tonitruante della storiografia “evenemenziale”, fatta di battaglie e condottieri e trattati, in nome di una storia più umana, fatta dalle piccole invenzioni, dai personaggi il cui nome non compare nei monumenti commemorativi, dai soldati semplici che non vengono menzionati nei libri di storia come i loro generali, ma il petto al nemico era il loro.


Mentre tutti i media si danno di gomito nella ricerca del fantomatico “paziente zero” e la gente svaligia i supermercati quasi si fosse alla vigilia di un attacco nucleare da Guerra Fredda, lunedì 24 febbraio è morto Jens-Nygaard Knudsen.

Jens chi?

Il primo giorno della settimana di chiusura totale delle scuole, quella in cui ciascuno si arrabatta per piazzare i figli dovendo egli o ella andare al lavoro, i nonni sulle cui spalle pesa gran parte del welfare italiano ringraziano in silenzio il signor Knudsen, che nel 1978 (in pienissima Guerra Fredda), inventò coloro che faranno compagnia ai nipoti in questi giorni di vacanza beata e forzata: gli omini gialli della LEGO.


Semplici, statuari nella loro rigidità, un po’ tozzi ma simpatici, monoespressione – quelli originali – prima che il marketing inventasse nuove collezioni e vestiti e volti prendessero sempre più le sembianze degli eroi dei cartoon di turno. I primi omini avevano una sola espressione: occhi piccoli, rotondi e bocca sorridente. Semplice. E potevano essere buoni o cattivi, maschi o femmine a seconda del cappello o dei cappelli che gli apponevi, non giovani, non vecchi, deboli o forti: decidevi tu, con la tua fantasia, piccolo creatore di mondi.

“Gioca bene”, questo significa l’espressione danese “Leg Godt” da cui il nome “Lego” che il padrone dell’azienda, Ole Kirk Kristiansen, diede alla sua manifattura di giocattoli nel lontano 1934.

Mentre anche io sono a casa in questa settimana di “smart working” (come fa cool dire così!) capisco che devo molto di quello che sono, e di quello che sono i miei figli, a questo signore che disegnò i miei piccoli eroi gialli. Con loro generazioni infinite di bambini hanno imparato

-       a fare i versi (i rumori delle auto, le sirene degli inseguimenti, gli scontri degli incidenti, i razzi che decollano) come se nulla attorno esistesse, almeno fino a quando tu non li guardi, e allora si tacciono infastiditi, vergognosi, come se qualcuno avesse violato il loro mondo;

-       a sviluppare la motricità fine. Sì, fa molto pedagogista dell’evoluzione, ma non sempre costruire e incastrare mattoncini è facile. Ho ricordi di unghie sbeccate e nervosismi quando qualcosa non andava. E tenacia, e soddisfazione;

-       a pretendere che i papà giocassero con loro, ma per davvero. Non che tu entri in cameretta, ti siedi sul letto, butti lì ogni tanto due parole e ti fai gli affari tuoi. Coi LEGO si gioca per terra, seduti a gambe aperte, con i bambini, come i bambini;

-       a leggere le istruzioni e procedere passo passo. E man mano che le costruzioni diventavano più complicate o loro più grandi provare ad intuire, ad anticipare il posizionamento dei pezzi, a sviluppare capacità deduttive e induttive, a sorprendersi di fronte a quell’illuminazione che Köhler (è un pedagogista: oggi mi va di citarli) chiamava “insight” e che il papà – spiando il figlio dalla porta della cameretta – considerava “bravura”;

-       a fregarsene delle istruzioni, a fare e disfare, e rifare. A esercitare il “pensiero laterale” di De Bono (è un altro pedagogista: chiedo venia). Il vero “leghista” – nell’unico senso nobile che per parte mia questo termine permette, cioè “fan dei LEGO” – lo riconosci quando prende il coraggio a due mani e disfa finalmente l’aereo costruito secondo le minuziose norme del libretto di istruzioni, e disfa anche il treno, e coi pezzi ottenuti e mischiati costruisce LUI un’altra cosa, che non esisteva nella collezione del catalogo, che non ha copiato e riprodotto alla perfezione, che ha creato lui.


La storia dell’umanità è fatta dai Cesari e dai Napoleoni, dai presidenti e dai papi. La storia degli uomini dalle persone ai più sconosciute, che non hanno abbattuto regimi, che non hanno conquistato vette, che hanno creato cose inutili, che hanno reso migliori i bambini, cioè gli uomini, cioè il mondo: onore (e grazie!) a Jens-Nygaard Knudsen,
Stefano Motta (un leghista, nel senso di cui sopra)
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