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Scritto Martedì 17 marzo 2020 alle 08:55

Andrà tutto bene

Si sta avvicinando la primavera, ma non si sente il respiro dei colori. Odo invece il crescendo continuo di preoccupazione per il diffondersi di questo "coronavirus": persino io, che mai avrei pensato di doverlo fare, devo indossare la mascherina! Intanto la preoccupazione diventa sempre più vera e incarnata, bloccati dalla paura per quel "qualcosa" che ci supera in modo incontrollabile e rivela la nostra fragilità. Una miseria che riesce a potare la nostra umana superbia al punto che, seppure gradualmente, anch'io mi sono adeguato a seguire le disposizioni e gli obblighi di legge. L'istinto iniziale era di non credere a questo avvenimento incomprensibile e di dare sfogo alla mia piccola libertà di fare... quello che voglio. Ma non era quella la strada giusta.
Così, verso mezzogiorno, mentre tornavo da qualche lavoretto di potatura nel campo (contravvenendo all'obbligo di non uscire di casa? Ma ero come sempre solo, e lo ero anche nel mio piccolo orto isolato tra i campi) è avvenuto un incontro che però non ha comportato alcuna sanzione.

La strada per il mio pezzetto di terra era deserta in questo periodo che rimuove tutto. L'urlo di un'ambulanza mi ha indotto comunque ad accostare al marciapiede, ed ecco che una donna mi stava venendo incontro gridando in modo visibile e impressionante. Il suo pareva uno sfogo diretto al cielo: aveva le braccia alzate all'altezza delle spalle, come due ali spezzate, e il suo lamento cresceva più come un'imprecazione che come un grido d'aiuto, l'impietosa fotografia di qualcuno che non conosceva più gioia. Vedendola più da vicino, mi sono accorto che era una donna straniera, il capo coperto da un sottile velo azzurro. Intanto era giunta anche l'ambulanza, e al passaggio del mezzo di soccorso anche la donna si era fermata.
Ma non si era interrotto il suo lamento, che non pareva essere più un imprecare perché, in una lingua che non riuscivo a comprendere, era chiaramente una preghiera, lucida di speranza verso Dio; il tentativo di chiedere una intercessione, l'intervento diretto di un Dio probabilmente diverso dal mio: utopia o realtà? Invenzione o verità?
Nel frattempo anche la sirena dell'ambulanza non si udiva più. Io e la donna abbiamo incrociato lo sguardo, quasi a fronteggiarci risoluti: silenziosa vicinanza o scontro di valori spirituali? Mi è sembrato di cogliere nel suo sguardo la diffidenza verso un "infedele", come se mi rimproverasse un'innocenza perduta, di credere solo al "gratta e vinci" milionario. È stato un attimo, poi ha ripreso il suo cammino pregando col cuore e con i gesti, ignara della gente che dalle case attorno certamente la sentiva ma assolutamente certa che lassù, in alto, abita Colui che l'ascolta.
Sono ripartito contagiato da quella espressione di fede e anche adesso, a diverse ore di distanza, sento che mi ha fatto tenerezza. Porto con me quell'immagine, fissa nella mente.
Così, a sera, spegnendo il baratto quotidiano della chiacchera universale che manipola la nostra coscienza ho chiuso la pattumiera televisiva per cercare di comprendere e apprezzare questo fatto. Ho sentito come il bisogno di colmare un vuoto dentro di me. Così ho acceso il mio vecchio giradischi e ci ho messo la Nona sinfonia di Mahler, per ritrovare gioia e serenità mentre sempre più impacciato cercavo di trattenere un categorico starnuto, che al di là del muro sottile di casa la vicina avrebbe anche potuto interpretare come l'angoscioso saluto all'arrivo del coronavirus.
Ma era solo un po' di polvere. Allora ho aperto davanti a me la ricchezza di un disegno fatto dalle mie nipotine che, oltre a un bell'arcobaleno, riporta la scritta "Andrà tutto bene".
Ho preso quel foglio ben colorato da chi è davvero innamorato della vita e che perciò ha il potere di sconfiggere la tristezza e l'ho posto sopra i giornali, quasi a volerli nascondere. Perché anche se è sui giornali che si possono trovare i fatti, forse è solo nel mio disegno, l'unico legame che riesco ad avere in questi giorni con le mie piccoline, che posso incontrare, invece, la verità.
Benvenuto Perego
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