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Scritto Venerdì 27 marzo 2020 alle 10:49

Costa: a Villa Beretta un piano destinato alla cura di 10 Covid non gravi. E per le visite si utilizza il sistema di video-consulto

Un piano dell'ospedale interamente dedicato ai pazienti che hanno contratto la sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus 2 (Sars-CoV2). Ha risposto in questo modo all'emergenza nazionale anche l'ospedale Villa Beretta a Costa Masnaga. Il presidio, che opera abitualmente nel campo riabilitativo, ha convertito un terzo della realtà per ospitare pazienti risultati positivi al Covid-19.

Villa Beretta di Costa Masnaga

"Siamo una struttura che svolge un servizio pubblico e dunque siamo stati inseriti nella rete che gestisce l'unità di crisi regionale. Abbiamo accolto pazienti provenienti da sette diversi ospedali lombardi che, all'ingresso, non presentavano sintomi da Coronavirus. Tra loro alcuni hanno sviluppato sintomi e per loro abbiamo predisposto un reparto attuando le dovute procedure di sicurezza indicate a livello nazionale" ha spigato Franco Molteni, direttore del dipartimento della struttura che afferisce all'ospedale Valduce di Como.
A Costa, in queste settimane, sono quindi arrivati pazienti in precedenza in carico all'ospedale di Lecco, Monza, Como, all'ospedale della città di Sesto San Giovanni, al San Raffaele di Milano, all'istituto neurologico Carlo Besta e al Policlinico di Milano. I nosocomi per acuti, avendo la necessità di creare reparti da destinare al trattamento di pazienti affetti da Nuovo Coronavirus, hanno infatti dovuto trasferire alcuni degenti presso altre strutture.
Al momento Villa Beretta ha in carico dieci pazienti a cui è già stato diagnosticata la positività al Covid-19 e altri dieci casi in osservazione, in attesa dei risultati dei tamponi rino faringei. "Siamo in grado di seguire queste persone perché hanno sviluppato una forma non grave del virus. Si tratta di pazienti di classe 2 che non necessitano del supporto di ventilatori, ma di ossigeno, a cui si affianca la terapia farmacologica" ha proseguito il direttore. "Questo implica un importante impegno da parte del nostro personale. Noi dobbiamo infatti preservare le persone ricoverate con disabilità che non hanno contratto il Covid-19 o che presentano un'eventuale infezione per evitare di creare ulteriore pressione negli ospedali per acuti".

Un'immagine di repertorio del dottor Franco Molteni con l'assessore regionale Giulio Gallera

Per questo motivo, le palestre, i centri di riabilitazione di Villa Beretta sono stati chiusi. "I programmi sono stati ridotti per contenere la circolazione del virus: la fisioterapia e la riabilitazione vengono effettuate in camera e nelle prossime 2-3 settimane continueremo su questa linea. I nostri fisioterapisti hanno offerto un'eccellente risposta nel fornire aiuto a infermieri e operatori socio sanitari (OSS). Ognuno sta facendo bene la propria parte" ha aggiunto il direttore, confermando anche quanto sta accadendo sul fronte nazionale. Una decina di dipendenti, tra medici e infermieri, hanno contratto il coronavirus e quindi non stanno lavorando. Questo comporta una riduzione del personale a disposizione che, da subito, ha dovuto modificare i turni di lavoro per rispondere al meglio all'esigenza.
Tuttavia, nella struttura, già nota anche per essere dotata di strumenti all'avanguardia, viene in soccorso la tecnologia. "Nella gestione dell'emergenza ci sta aiutando molto il fatto di avere un sistema di videoconsulto certificato che utilizziamo già da tre anni. Era in dotazione a Valduce per visitare i pazienti ricoverati in neurologia o in Stroke unit e per i colloqui con i colleghi di Dubai" ha precisato il dottor Molteni.
In parole semplici, si tratta di un robot che, entrando nella camera del paziente, permette al medico di tenere monitorata la situazione: è un apparecchio che consente di fare una visita a distanza. "Lo stiamo usando molto ed è un sistema che ci aiuta tanto perché favorisce la turnistica. Preservando e riducendo il contatto diretto, infatti, il medico riesce a fare un turno di 12 ore, altrimenti non riesce a lavorare per più di 6-8 ore".

Questo, oltre a tutelare la salute dei professionisti, consente anche un risparmio dei dispositivi individuali di protezione che vengono utilizzati in caso di reale necessità: se un medico ha la necessità di entrare nella stanza, indossa le apposite tute anti contagio. "Attraverso questo sistema inoltre si mantiene il contatto umano perché anche il paziente vede il medico. Insomma, sfruttando l'esperienza precedente, riusciamo ad avere un'ottima gestione rimanendo in contatto con il paziente senza essere in contatto".  Ancora una volta la tecnologia aiuta a preservare e a tutelare pazienti e operatori del settore.
Michela Mauri
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