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Scritto Domenica 29 marzo 2020 alle 18:35

Pandemia/1: analisi provincia per provincia dal primo focolaio di Codogno al 26 marzo

Emergenza Covid-19: a un mese dallo sviluppo di un focolaio che all'apparenza sembrava in qualche modo circoscritto, proviamo a tracciare un quadro riassuntivo di quella che in breve tempo si è trasformata in una pandemia mondiale.
L’Italia è ad oggi uno dei paesi più colpiti dopo Stati Uniti e Cina, stato in cui la diffusione del virus Sars Cov 2 ha avuto inizio.  Con il solo scopo descrittivo proviamo a tracciare lo scenario di quanto successo in Regione Lombardia e nel nostro territorio lecchese durante i primi trenta giorni di pandemia. Un quadro che non ha nessuna finalità previsionale vista l’incertezza complessiva che tutti conosciamo.

clicca sopra ogni tabella per ingrandirla e leggere meglio i dati


In questo primo mese appare chiaramente come la pandemia abbia avuto uno sviluppo notevole – in termini di casi assoluti – nelle province di Bergamo (6728 casi), Brescia (6298) e Milano (5701). Tre territori che, negli scorsi trenta giorni, hanno da soli registrato oltre il 50% dei casi lombardi. Un elevato numero di casi è stato registrato anche nel cremonese (3061 casi) oltre che – come è noto – nella provincia di Lodi, con i suoi 1860 casi. Mettendo in relazione i casi assoluti con la popolazione di ogni singola provincia è possibile avere un quadro più chiaro che la pandemia da Coronavirus ha avuto sui singoli territori.

La provincia di Cremona (1 caso ogni 117 abitanti) risulta essere la più colpita assieme a Lodi, dove il primo focolaio si è sviluppato (1 caso ogni 124). Ad aver registrato numerosi casi di positività in rapporto alla popolazione, sono state anche le provincie di Bergamo (1 caso ogni 166 abitanti) e Brescia (1 ogni 201). Questi quattro territori si confermano fra le zone più duramente colpite, anche dal punto di vista dei decessi. In questo mese vi sono poi tre province Lecco (1 caso ogni 332 abitanti), Pavia (1 ogni 364) e Mantova (1 ogni 377) che si collocano – per così dire - in una “seconda fascia”. In questi territori la diffusione del Coronavirus è stata comunque intesa, ma relativamente più contenuta rispetto alle zone più colpite. In “terza fascia” – con una diffusione fra i 400 e gli 800 casi per abitante troviamo le province di Milano (1 caso ogni 570 abitanti) Monza e Brianza (1 ogni 601) e Sondrio. Quest’ultima, seppur avendo un numero di contagiati limitato al termine del primo mese (253 casi), in relazione alla sua contenuta popolazione di poco superiore ai 180mila abitanti, conta 1 caso ogni 716 cittadini. Fra le zone meno colpite troviamo la provincia di Como, con 1 caso ogni 944 abitanti, e la provincia di Varese che, con 1 caso ogni 1979 abitanti, è la zona meno colpita dal Coronavirus.

Per comprendere l’andamento della pandemia in regione Lombardia, è utile dare uno sguardo all’incremento dei nuovi casi registrati all’interno delle singole province, suddividendo il primo mese di pandemia - dal 24/02 al 24/03 – in tre fasi da 10 giorni. Nella provincia di Bergamo la crescita dei casi ha continuato ad aumentare durante tutte e tre le fasi. Ai 2441 casi nuovi registrati nella seconda fase, hanno fatto seguito 3864 casi nuovi individuati negli ultimi dieci giorni del primo mese. L’incremento è stato del 58%. Uno scenario più preoccupante è stato registrato nella Provincia di Brescia. In seguito ai 1995 nuovi casi nella seconda fase sono stati registrati 4176 nella terza. L’incremento percentuale è stato del 109%.
Nella provincia di Lodi, territorio in cui si è sviluppato il focolaio iniziale, nella seconda e terza fase i casi di positività sono diminuiti. Passando da 717 casi nuovi a 584 la riduzione è stata pari al 18%. Un segnale che sembrerebbe confermare l’utilità delle misure di contenimento della diffusione dei contagi. Le cosiddette “zone rosse”, predisposte per arginare la diffusione del Coronavirus, sembrerebbero aver funzionato. Cosa sarebbe successo nel caso in cui fossero state applicate anche nei comuni della bergamasca, dove si è sviluppato un focolaio simile a quello del lodigiano, non lo possiamo ipotizzare. Un forte aumento è stato invece registrato nella provincia di Milano. I casi nuovi individuati nella seconda e terza fase sono passati rispettivamente da 1406 a 4150, con un incremento del 195%. Un aumento ancora più marcato, seppur con numeri assoluti più limitati, pari però al 477% è stato registrato nella provincia di Monza e Brianza. Proprio le situazioni del capoluogo milanese e del suo hinterland hanno destato particolare preoccupazione fra gli esperti. Visto l’altissimo numero di abitanti nelle due province (oltre 4milioni e 100mila abitanti) e la forte densità della popolazione (mediamente superiore ai 2mila abitanti per chilometro quadrato) si è a lungo temuto per le conseguenze gravi nel caso in cui si fosse replicato uno scenario simile a quello bergamasco o bresciano. Nella provincia di Lecco – passata dai 282 nuovi casi nella seconda fase ai 728 nuovi della terza – è stato registrato un aumento del 158%. Un aumento che – seppur più limitatamente – sembrerebbe essere ancora in corso. Fra le province confinanti con il territorio lecchese, un forte aumento è stato rilevato nella provincia di Sondrio. I casi di positività sono passati da 41 a 208 fra secondo e terzo periodo. Al termine del primo mese di pandemia restano comunque limitati i casi di positività in termini assoluti (253) con un rapporto caso/abitante fra i più bassi della regione: 716.
Un ragionamento analogo è valido per la provincia di Como che, seppur registrando un aumento del 222% fra seconda e terza fase, con 944 casi di positività a 30 giorni dall’inizio della pandemia registra 1 caso ogni 944 abitanti. Si tratta del dato più contenuto dopo Varese, dove i casi sono 1 ogni 1979 abitanti. La crescita più limitata è stata registrata nella provincia di Cremona che, passando dai 1232 casi della terza fase ai 1496 della quarta, ha avuto un aumento delle positività pari al 21%. Al termine del primo mese di pandemia, lo scenario complessivo è di incertezza. La situazione descritta dipende in larga parte dalla quantità di test-tampone che ogni giorno vengono effettuati. Tuttavia, si possono intravedere alcuni elementi chiari.
Ad eccezione della provincia di Lodi, dove i casi sembrano confermarsi stabili se non addirittura in contrazione rispetto alla fase più critica, nel resto della regione si registrano ancora aumenti. A destare particolare interesse, nel prossimo mese, oltre alla bergamasca e al bresciano, saranno le province di Milano e Monza. Se in queste aree l’aumento dei nuovi casi dovesse avvenire con intensità minore rispetto a quanto accaduto nelle province di Bergamo e Brescia, nell’intera regione Lombardia potrebbe registrarsi una crescita più contenuta rispetto a quanto rilevato in questo primo mese.
Lorenzo Adorni
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