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Scritto Domenica 29 marzo 2020 alle 18:52

Pandemia/2: nel lecchese mille casi positivi, uno ogni 332 abitanti. 140 nuovi casi dal 25 al 26

Dopo aver analizzato l’andamento della pandemia di Coronavirus a livello regionale, focalizziamoci su quanto accaduto nelle singole province lombarde. Anche in questo caso l’analisi è di tipo puramente descrittivo, senza nessun obbiettivo di tipo previsionale, sapendo che i numeri registrati dipendono in larga parte dalla quantità di test-tampone effettuati. I grafici di Bergamo e Brescia spiegano in modo dettagliato e chiaro come si è sviluppato il forte aumento dei casi di positività.

Nella bergamasca a 7 giorni dall’inizio di quella che ancora era un’epidemia, si registrava ancora un numero inferiore ai 100 nuovi casi giornalieri. Dal 13esimo giorno sono stati registrati oltre 200 casi giornalieri. Non sono mai più scesi al di sotto questa soglia. Tra il 16esimo e il 17esimo giorno è stato registrato primo picco con più di 300 casi nuovi. Pochi giorni dopo, un secondo picco con 496 e 552 casi nuovi. Dal 23esimo al 27esimo giorno i nuovi casi sono sempre stati superiori a 300, con valori molto elevati fra il 26esimo e 27esmio giorno quando sono sati registrati rispettivamente 509 e 715 casi nuovi. Solo fra il 28esimo e il 29esimo giorno è stata notata una riduzione in termini assoluti dei nuovi casi giornalieri che si sono assestati intorno ai 250 giornalieri. Trascorso un mese dal 24/02 la provincia di Bergamo è arrivata a registrare 1 caso ogni 166 abitanti.


Nella provincia di Brescia sono stati registrati meno picchi rispetto alla bergamasca. Fatta eccezione per i 561 casi nuovi registrati durante il 16esimo giorno, i livelli massimi non hanno mai toccato quelli della provincia di Bergamo. Nonostante questo, lo scenario è stato quello di una significativa e costante presenza di nuove positività. Dal 19esimo al 29esimo giorno i nuovi casi sono scesi sotto i 300 giornalieri solo in una occasione, con una media di 410 nuovi casi al giorno, arrivando, a fine mese, a registrare 1 caso ogni 201 abitanti all’interno della provincia.

Da un rapido raffronto con le province di Lodi e Cremona, le più colpite, emerge come in queste ultime si siano registrati un forte numero di casi, in particolare i 125 Lodi, fin dalle prime ore, a differenza di quanto avvenuto a Brescia dove i casi complessivi hanno superato le 100 unità solo al nono giorno. L’andamento dei nuovi casi nel lodigiano è stato costante, senza i picchi delle province di Brescia e Bergamo. Nonostante ciò, l’enorme differenza in termini di popolazione assoluta – la provincia di Lodi conta solo 230mila abitanti – ha fatto sì che dopo un mese il lodigiano fosse la seconda provincia più colpita con 1 caso ogni 124 abitanti.

Piuttosto eterogeneo è stato l’andamento nella provincia di Cremona. Frequenti sono stati i picchi susseguiti da rapide diminuzioni. In più di un’occasione sono registrate variazioni da oltre 200 casi nuovi al giorno, alternati a giornate con meno di 100 o anche meno di 50 casi nuovi. Nonostante ciò l’aumento complessivo ha fatto ha fatto sì che nell’arco di un mese si arrivasse a registrare la maggior diffusione dei casi di positività al Coronavirus fra le province lombarde. Con oltre 3000 casi su una popolazione di 358mila abitanti il rapporto si è assestato a 1 caso ogni 117 abitanti.

Nella provincia di Lecco, al termine del primo mese sono stati registrati circa 1000 casi di positività al Coronavirus che, in rapporto alla popolazione, si attestano a 1 caso ogni 332 cittadini. Con i suoi 337mila abitanti, la provincia di Lecco è paragonabile alla provincia di Cremona che ha invece registrato 1 caso ogni 117 abitanti. Senza voler fare comparazioni fra quanto accaduto in due territori eterogenei e a distanze così diverse dal focolaio iniziale, ma avendo ben chiari i gravi effetti che la pandemia ha avuto sul nostro territorio, sia in termine di contagi, decessi e impatto sulle nostre strutture sanitarie, possiamo immaginarci quanto sia stato ancora più profondo e grave l’impatto nelle zone più colpite. Nel lecchese, ha destato una certa preoccupazione l’aumento dei casi registrati a un mese di distanza circa dallo sviluppo della pandemia. Fra il 25esimo e il 26esimo giorno sono stati registrati oltre 140 casi nuovi. Una tendenza che – fortunatamente – è sembrata poi lentamente rientrare. La stessa tendenza a registrare maggiori casi al termine del primo mese di pandemia è stata rilevata – seppur con tutt’altri numeri – nel milanese e nel suo hinterland.

Nella provincia di Milano dal 19esimo giorno i nuovi casi di positività a Covid-19 si sono di fatto assestati oltre i 200 giornalieri, con picchi fra il 24esimo e il 26esimo giorno di rispettivamente 634, 868 e 424 casi nuovi. In seguito al numero elevato di nuovi casi giornalieri, con 4150 nuovi casi nella terza fase, la provincia di Milano ha registrato più positività assolute della provincia di Bergamo (3864) nel medesimo periodo. In questa terza fase il milanese ha praticamente eguagliato la provincia di Brescia che, con i suoi 4176 casi nuovi, è stata la zona he ha registrato le maggiori positività al termine del primo mese di pandemia. Anche con una semplice osservazione del grafico, emerge in tutta la sua gravità l’incremento dei nuovi casi di positività, chiaramente visibile dal 16esimo giorno a fine mese. Una situazione, quella del milanese, che ha destato particolari preoccupazioni all’interno della giunta regionale, visto l’altissimo numero di abitanti presenti e l’elevata densità di abitanti per chilometro quadrato.

Fra il 25esimo e il 26esimo giorno si sono registrati i valori più elevati anche nella provincia di Monza e Brianza con 321 e 268 casi di nuova positività. Una situazione replicata il 29esimo giorno con 324 casi nuovi. Il quadro ha destato particolare preoccupazione di fronte all’ipotesi che in questo territorio densamente popolato i contagi più elevati si sarebbero potuti registrare a distanza di una settimana, o anche oltre, rispetto alle province più colpite. Al termine del mese, nelle province di Milano e Monza si registravano rispettivamente 1 caso ogni 570 abitanti e 1 caso ogni 601 abitanti. Il periodo dal fine marzo a domenica 5 aprile sarà cruciale per capire se le dinamiche di crescita dei casi di positività si manterranno entro livelli sostenibili dal sistema sanitario. A destare particolare interesse saranno ancora le zone di Bergamo e Brescia, già particolarmente provate, ma anche il milanese. Solo se nella provincia di Milano si manterranno entro livelli contenuti i nuovi contagi si potrà iniziare a vedere un sostanziale rallentamento della crescita dei casi di positività nella regione Lombardia.
L.A.
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