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Scritto Venerdì 03 aprile 2020 alle 12:31

Bosisio: a La Nostra Famiglia uno studio preliminare sull’evoluzione del Corinavirus

Un contributo di ricerca sull'evoluzione del Nuovo Coronavirus da "La Nostra Famiglia". I ricercatori dell'IRCCS Medea, in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, hanno appena pubblicato su Journal of Virology (https://jvi.asm.org/content/early/2020/03/27/JVI.00411-20/article-info), attestando che nel genoma del virus sono presenti regioni meno "propense" alla mutazione, che potrebbero rappresentare un buon target per lo sviluppo di antivirali e vaccini. Si tratta di uno studio preliminare, che deve essere integrato da altri dati al fine di individuare la cura, ma senz'altro lo studio del passaggio del virus dal pipistrello all'uomo è un contributo per l'intera comunità scientifica.
Il 31 dicembre 2019, il Centro cinese per il controllo delle malattie (China CDC) ha riportato la presenza di gravi casi di polmonite a eziologia sconosciuta nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Di lì a poco è stato identificato un nuovo betacoronavirus, poi denominato SARS-CoV-2 come agente di causa. La storia della recente comparsa di questo nuovo coronavirus e della sua rapida diffusione sono ben note, da epidemia localizzata in poche regioni a pandemia con effetti devastanti. Nel giro di poco tempo si è compresa la potenziale gravità della situazione e l'intera comunità scientifica è stata chiamata a dare il proprio contributo. Una sorta di "chiamata alle armi", che ha avuto un'eccezionale risposta. I ricercatori Rachele Cagliani, Diego Forni e Manuela Sironi, del laboratorio di biologia computazionale dell'istituto scientifico Eugenio Medea di Bosisio Parini, in collaborazione con il professor Mario Clerici, dell'Università degli Studi di Milano e la Fondazione Don Gnocchi, hanno raccolto questa sfida. Ne è nato uno studio appena pubblicato sulla rivista Journal of Virology che analizza il cambiamento del virus nel passaggio dalla specie animale a quella umana.
Le infezioni da Coronavirus hanno solitamente un'origine animale. L'analisi del genoma virale è quindi fondamentale per aiutare a comprendere le origini e la rapida espansione di Covid-19. In particolare, lo studio dell'evoluzione del genoma di SARS-CoV-2 può mettere in luce caratteristiche genetiche che hanno permesso a questo virus di compiere il salto di specie e di infettare l'uomo, oltre a fornire importanti indicazioni per eventuali target terapeutici.
Il salto di specie da pipistrelli all'uomo è un fenomeno non raro tra i Coronavirus, tanto che nel 2003 i pipistrelli furono indicati come i serbatoi del Coronavirus della SARS (SARS-CoV) e, nel 2012, del virus della MERS (MERS-CoV).
I ricercatori si sono quindi concentrati sull'evoluzione del genoma di SARS-CoV-2 comparandolo con quello del virus più simile fino ad ora identificato, un virus che infetta i pipistrelli della specie Rhinolophus affinis e che ha un'identità di sequenza del 96% con il virus umano di Covid-19.
"Abbiamo analizzato i geni dei ceppi disponibili di SARS-CoV-2 e li abbiamo confrontati con i geni corrispondenti nel virus del pipistrello. Volevamo capire come la selezione naturale abbia modellato il genoma del nuovo Coronavirus umano" hanno spiegato i ricercatori.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che regioni diverse del genoma virale evolvono con una diversa velocità: in altre parole ci sono regioni genomiche che non tollerano - o tollerano poco - l'inserimento di mutazioni che possano portare ad un cambiamento nella sequenza proteica. Queste regioni rappresentano un buon target per lo sviluppo di antivirali e vaccini, appunto perché meno propense ad essere soggette a cambiamenti.
I ricercatori hanno anche dimostrato che la selezione naturale ha favorito l'insorgenza di cambiamenti in tre proteine di SARS-CoV-2 rispetto alle proteine presenti nel virus del pipistrello. La limitata pressione selettiva diretta verso SARS-CoV-2 fa supporre che il progenitore comune di questo virus e di quello del pipistrello fosse già dotato delle caratteristiche necessarie e sufficienti per infettare la nostra specie.
Tuttavia la mancanza d'informazioni riguardo l'ospite intermedio che si colloca tra il virus umano e quello del pipistrello e la poca conoscenza sia della catena di eventi che ha portato alla diffusione del virus nell'uomo sia del ruolo di alcune specifiche mutazioni nelle proteine virali, rendono questi risultati preliminari e necessari di integrazione con dati epidemiologici e biochimici.
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