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Scritto Venerdì 03 aprile 2020 alle 14:30

Coronavirus, dr.Viganò: ora si vede la luce, ma le prossime settimane saranno decisive

Il dottor Mauro Viganò
Se la curva del contagio in Lombardia è ormai stabile da qualche giorno e - come ha dichiarato pochi minuti fa lo stesso governatore Attilio Fontana - è legittimo aspettarsi una flessione della stessa, non bisogna abbassare la guardia, al contrario. Adesso più che mai è necessario pensare alla fase due, cioè al comportamento da adottare nelle prossime settimane.
Un importante contributo a questo proposito ci arriva dal dottor Mauro Viganò, monticellese e dirigente medico presso l'Unità Operativa Epatologia dell'Ospedale San Giuseppe di Milano. Questo mese di aprile sarà infatti decisivo e nei prossimi giorni, quando la curva del contagio sarà finalmente in calo, bisognerà ancora ''limitare i nostri scambi sociali, mantenendo l'uso delle mascherine, l'isolamento dei soggetti sintomatici o con tampone positivo e tutte le attenzioni circa le norme igieniche che abbiamo intrapreso in queste settimane. Questa fase ci serve per impedire che il virus possa continuare a circolare dai soggetto infetti (magari asintomatici) agli individui sani'' ha spiegato il medico, direttore sanitario generale di Croce Bianca Milano e membro del cda della casa di riposo di Monticello nella breve intervista che pubblichiamo qui in calce.

1) Dottor Viganò, qual è lo stato attuale degli ospedali in Lombardia?
Covid-19 ha trovato impreparato il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), anche quello Lombardo, da tutti ritenuto un'eccellenza. Tuttavia anche gli ospedali delle province più colpite: Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi, hanno retto l'onda d'urto e lo tsunami sembra stia passando. Ad oggi posso affermare di cominciare ad intravedere una piccola luce in fondo al tunnel...anche se la strada è ancora lunga, tortuosa e poco illuminata.
Tutti gli operatori sanitari: medici, infermieri e ausiliari hanno fatto il possibile ed anche l'impossibile cercando di offrire un posto letto e delle cure a tutti, fornendo loro una chance di sopravvivenza, anche se purtroppo l'elevato numero delle vittime rimarrà nella memoria di tutti coloro i quali hanno perso un familiare, un amico o un conoscente.

2) Qual è secondo lei il giusto comportamento che dovremo mantenere nelle prossime settimane?
Prevedo che la fase dell'emergenza sanitaria - dettata dal timore di non riuscire a garantire le cure necessarie a tutti i pazienti che si ammalano contemporaneamente - possa ridursi progressivamente nei prossimi giorni e calare drasticamente da metà aprile. Solo allora potremmo dire di aver terminato la fase più importante - la cosidetta fase 1. Ma la fine di questa fase non equivale alla scomparsa del virus, che continuerà a circolare seppure in maniera meno imponente. E' pertanto fondamentale quindi che si "tenga duro" per altri 15 giorni, per poi entrare in quella che viene definita la fase 2, in cui dovremo ancora limitare i nostri scambi sociali, mantenendo l'uso delle mascherine, l'isolamento dei soggetti sintomatici o con tampone positivo e tutte le attenzioni circa le norme igieniche che abbiamo intrapreso in queste settimane. Questa fase ci serve per impedire che il virus possa continuare a circolare dai soggetto infetti (magari asintomatici) agli individui sani.

3) Cosa si conosce oggi rispetto alle possibilità e modalità di immunizzarsi al Covid-19?
Sappiamo ancora troppo poco di questo virus, ma è verosimile che pensare i pazienti che ne sono venuti in contatto e che sono guariti abbiano un'immunità che li preserva da una reinfezione.
Questo perché è improbabile che il virus riesca a mutare nel breve/medio periodo, tanto da poter eludere l'immunità acquisita. Tuttavia, in mancanza di un vaccino - che non sarà sicuramente disponibile se non tra 6/12 mesi - il numero dei guariti è ancora troppo basso rispetto al totale della popolazione ancora suscettibile.
Questa è la ragione per la quale se non vogliamo vedere ripartire l'epidemia, anche solo in ristretti focolai, è fondamentale continuare a seguire le regole sanitarie e le buone abitudini di igiene. Solo facendo tutto questo ridurremo l'impatto del virus e non renderemo vano tutto quello che è stato fatto sia a livello sociale, economico, ma soprattutto a livello sanitario.
Vinceremo la battaglia contro COVID-19, ma per ora serve ancora l'impegno di tutti. Ma per ottenere questo serve che la gente capisca le ragioni di quanto viene loro imposto.

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