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Scritto Sabato 04 aprile 2020 alle 10:23

Casatenovo: Romano Limonta racconta il suo impegno nell'Associazione sulle Regole fondata dall'ex pm Gherardo Colombo

Romano Limonta
Un uomo ''a tutto tondo'' appassionato del proprio mestiere e con un'esperienza di vita che è difficile da immaginare.
Il casatese Romano Limonta, socio, promoter e relatore dell'Associazione sulle Regole, organizza ormai da anni incontri che coinvolgono gli studenti e i cittadini in dibattiti volti a stimolare condivisione e corresponsabilità dell'uomo rispetto alla costruzione della società in cui vive.
Inserendosi in tematiche attuali, Romano Limonta trae spunto per sviluppare una riflessione comune che parte dal ''clima surreale in cui siamo sprofondati, in un momento in cui la speranza lascerà il posto alla certezza'' con grande solidarietà verso gli operatori sanitari e al loro grido nei comportamenti sociali. Già consulente in comunicazione e marketing oggi non si reputa un pensionato, anzi, ritiene di essere una persona attiva nei suoi 70 anni e nel tempo libero si dedica anche alla solidarietà.
Nonno di tre nipoti, cerca di trasferire alle future generazioni un messaggio sociale, "un messaggio che ha il profumo delle regole che vorrei irrigassero il terreno della loro vita per molto tempo".
Limonta è entrato in contatto con l'Associazione sulle Regole, nata a Milano dieci anni fa in un incontro fra un gruppo di persone e Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di Mani Pulite. Il sodalizio, che conta oggi più di duecento associati, organizza incontri con la cittadinanza e associazioni, ma soprattutto nelle scuole, al fine di dialogare ed interagire in prima persona con i ragazzi riguardo temi legati alla società odierna. Il presupposto dell'impegno culturale dell'associazione è l'idea che proprio l'approfondimento di questi temi contribuisca a modificare l'atteggiamento negativo che tanti hanno nei confronti delle regole.
''Sono entrato in contatto con persone di un certo spessore professionale, si tratta di avvocati, giuristi, magistrati, procuratori'' ci ha detto Romano Limonta. ''Non sono laureato, e non sono nemmeno iscritto allo zecchino d'oro, ma la mia cultura è quella del marciapiede, ho preso la mia borsa e ho camminato lungo, per la mia strada, a volte spinosa. Abbiamo dato forma, sostanza e corpo al concetto di regola, che sono valori fondanti della democrazia e i gli stessi si trovano negli articoli della Costituzione'' ha proseguito il casatese, sottolineando qual è il suo metodo di lavoro. ''Organizzo incontri con le scuole senza aspettare di essere contattato dalla struttura scolastica, portando progetti che possono essere affrontati da ogni singola classe utilizzando come strumento il dialogo creando così dei percorsi che non si esauriscano in un solo incontro ma che proseguano anche con un lavoro sviluppato dagli insegnanti stessi''. 
Lavorando con le singole classi si cerca di spiegare il significato della parola "Regole" e concetti di società verticale e orizzontale, e come questi trovino applicazione in veri e propri comportamenti di vita, che la famiglia prima, e la scuola poi, tramanda alle future generazioni.

''Spesso chiedo a questi ragazzi se le regole sono state create e valgono solo per gli adulti oppure se secondo loro sono indirizzate a chiunque, cerco inoltre di fornire loro anche degli esempi concreti: spiego ai ragazzi che le regole sono comportamenti di vita, e che trasgredire ad una di queste può portare a conseguenze molto serie, fino alla reclusione.
Alla fine sono loro i giudici della loro vita, sono loro che decidono come comportarsi nel presente, solo agendo sul presente si può influenzare il futuro'' ha aggiunto Romano Limonta.  ''A prova di ciò porterò nel prossimo incontro nelle scuole, nel quale parleremo proprio delle carceri, il mio amico sociologo e scrittore Alberto Terzi, il quale mi aiuterà a spiegare come alcuni ragazzi vivono all'interno delle carceri e soprattutto alla loro rieducazione, principio fondamentale per un futuro inserimento nella società''.
Una delle esperienze che  ha più a cuore e che cerca di condividere attraverso gli incontri con la cittadinanza, é stato affrontato durante l'ultimo dibattito tenutosi a Galgiana Casatenovo sul tema del Perdono, e del "Diritto all'oblio ", da intendersi come il diritto a non essere esposti ai pregiudizi che può comportare la reiterata pubblicazione di una notizia, in sostanza del diritto a non vedere più associato il proprio nome a vicende che riguardano il passato.

Romano Limonta, a volte non ha nascosto la difficoltà che spesso incontra nell'organizzare incontri e dibattiti ,anche in varie associazioni, dove le regole sono culture di approfondimenti.
Spesso a questi incontri lo accompagnano persone di notevole spessore etico e morale, Don Marco Rapelli sacerdote della comunità di Casatenovo, persona che stima e che considera un padre spirituale, il Dr. Francesco Castelli, una persona cara alla quale si sente molto legato, giurista, docente universitario al quale si riconosce  una forma di linguaggio, in un'espressione democraticamente liberale, oltre alla conoscenza della sua specifica materia. 
''Ricordo in passato, durante un incontro a Sondrio, chiesi a Gherardo Colombo se era cambiato qualcosa sulla corruzione dai tempi di Mani Pulite. Mi rispose "nulla", quindi l'unica domanda a cui siamo ancora aperti oggi è: conviene essere onesti oggi?".
Ogni tanto Romano Limonta, si reca a salutare  i reclusi presso la struttura carceraria di San Vittore perché ''nel dialogare con loro si sente un disagio. Non vorrei inoltre che alcuni studenti un domani non li veda passeggiare fra i corridoi del carcere e a loro dico sempre: non aprite quella porta".

Romano Limonta, ultimo a destra con i relatori intervenuti all'incontro sul Perdono a Galgiana

Cosa si aspetta dal futuro dalle generazioni che verranno dopo di noi?
''Bisogna intensificare il nostro impegno solidale, essere più attivi, sono in disaccordo con le associazioni che ritengono che nelle scuole si può andare una volta o due, io invece credo che sia necessario intensificare il programma, intraprendendo un percorso a tappe che cominci e finisca con la certezza che il messaggio venga recepito dai ragazzi "anche senza un evento pubblico finale". 
Se avesse i mezzi e i metodi su chi o cosa punterebbe di più la sua attenzione?
''Vorrei che la mia voce, e la voce della nostra Associazione arrivasse più lontano, vorrei rivolgermi a tutte le persone che abbiano l'intelligenza e la curiosità di agire sul proprio futuro. Un buon pubblicitario dice...se butti un sasso nell'acqua generi una serie di cerchi concentrici, concetto molto realistico e attuabile''.
Cosa l'aspetta nel futuro?
''Io il futuro l'aspetto giorno per giorno cercano il tassello che mi aiuti a diventare una persona più consapevole e responsabile di ciò che faccio''.

L'ex magistrato Gherardo Colombo in uno dei suoi incontri pubblici

A chiudere l'intervista le parole di Gherardo Colombo, più che mai attuali in questo periodo in cui bisogna rispettare tante regole, prima su tutti quella di restare a casa, per raggiungere un obiettivo fondamentale: la salute di tutti noi.
''La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall'incomunicabilità. Non può funzionare l'amministrazione della giustizia, quel complesso che coinvolge i giudici, i tribunali, le corti, gli avvocati, i pubblici ministeri, le prigioni, le persone sul cui destino tutto ciò incide il più delle volte pesantemente. E non può funzionare la giustizia intesa come punto di riferimento, come base dei rapporti tra gli abitanti del mondo, dispensatrice, prima ancora che verificatrice, di quel che spetta e quel che è tabù, delle possibilità e dei carichi, degli ordini e dei divieti, delle limitazioni e della libertà. La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non lo comprendono tendono a eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà. Perché la giustizia funzioni è necessario che cambi questo rapporto. Ciascuno di noi può contribuire alla sua realizzazione nel suo quotidiano, consapevole del fatto che un così profondo cambiamento culturale non può essere attuato a breve termine e soprattutto ha bisogno dell'impegno di tutti''.
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