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Scritto Lunedì 06 aprile 2020 alle 17:53

Retesalute: situazione economica in perdita ma l’assemblea sociale non viene convocata

Alessandra Colombo
"Nera, nerissima". Chi conosce la situazione in cui versa oggi Retesalute la aggettiva così. Da mesi ormai non si riunisce l'assemblea dei soci e da almeno tre settimane il Consiglio di Amministrazione è immobile, al netto di aver affidato un incarico a un commercialista di Lecco di rivedere i conti e operare un taglio dei costi. Un'operazione che sa più di ricerca dei responsabili che di strategie per mettere in sicurezza l'azienda speciale pubblica che si occupa di erogazione di servizi alla persona.
Dalle indiscrezioni il quadro economico sembra essere il seguente: una perdita di poco meno di 600mila euro nel 2019 probabilmente l'ultima di una serie di 4/5 anni che porterebbe il risultato economico negativo per 3 milioni circa nel quinquennio.
Non risultano iniziative da parte del CdA per rivedere il sistema tariffario e adeguare i costi dei servizi in perdita per riportarli in pareggio. E neanche prese di posizione da parte del presidente dell'assemblea dei soci, il sindaco di Merate Massimo Panzeri, per rendere nota a tutti - anche ai cittadini dato che l'azienda è pubblica al 100% - la reale situazione nel corso di un'assemblea che dati i tempi potrebbe avvenire anche in videoconferenza.
Il quadro complessivo sembra evidenziare un disastro annunciato. Ma il tutto è sotto traccia, non ci sono notizie precise e anche i pochi sindaci interpellati rispondono di non saperne nulla in attesa della convocazione dell'assemblea dei soci da parte del Presidente.
Il rischio reale, quello per cui in passato in molti si sono battuti per evitarlo, è che Retesalute non sia più nelle condizioni di assicurare i servizi sin qui erogati a meno di una robusta iniezione di denaro da parte dei soci, che peraltro per certi versi sarebbe una partita di giro: o i comuni pagano i servizi delegati all'ASP al loro costo complessivo di produzione oppure li acquistano sottocosto ma poi saldano la differenza con aumenti di capitale.
Quel che appare dall'esterno è la mancanza di una vera regia, un tempo affidata al duo Massironi-Galbiati. Più che a un commercialista esterno, c'è già il revisore ufficiale dei conti, la presidente Alessandra Colombo avrebbe dovuto chiedere un aiuto all'ex sindaco di Merate, sicuramente capace di "guardare dentro i numeri" e suggerire al suo successore alla presidenza dell'assemblea dei soci, soluzioni idonee a evitare il default.
Oppure al precedente CdA che aveva già indicato da tempo la necessità di aumentare i costi di numerosi servizi perché erogati in perdita. E ora con la contabilità analitica voluta proprio da esponenti del precedente CdA è relativamente semplice operare interventi tariffari.
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