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Scritto Giovedì 09 aprile 2020 alle 11:44

Lettera aperta di un medico del Mandic con una proposta per i sindaci e per la nostra provincia

Sono Luca Melchiorre , medico dell'ospedale di Merate.


L'11 marzo u.s. avevo già scritto, lettera pubblicata in " l'intervento",
facevo un richiamo ad un uso molto ponderato dei " social" che si prestano bene per scrivere "in fretta" con tutto ciò a cui la fretta facilmente si può accompagnare : l'impulsività, la rabbia, lo sconforto e una superficiale documentazione a sostegno di messaggi che raggiungono istantaneamente decine migliaia di persone in una piccola provincia , milioni in una regione ... con contenuti spesso inappropriati e magari anche toni angoscianti su situazioni molto complesse, come quella attuale.

 

Come già detto non parlo del mio lavoro in ospedale, non è questa la sede per farlo.
Posso però dire di esser contento di poter continuare nel mio lavoro di medico al Mandic ( anche se non più strettamente come cardiologo perché quasi tutto l'ospedale, come la maggior parte degli ospedali della Lombardia, si sta dedicando alla cura dei pazienti di questa nuova patologia).
Sono fortunato: non sono a casa disoccupato nè ammalato, come diversi colleghi medici ed infermieri. Purtroppo due colleghi medici di medicina generale della nostra ASSL non ce l'hanno fatta, uno di loro due l'ho conosciuto in ospedale, lo ricordo con affetto. Esprimo ai loro famigliari, che non conosco, la mia partecipazione di dolore.

 

Non sono polemico nel ricordare che soprattutto i MMG sono stati i più esposti in quanto dotati di scarse protezioni, quantitativamente e qualitativamente ( so che la cosa è alla attenzione dei loro responsabili e a breve sono in arrivo forniture più consistenti, ma intanto...) rispetto a quelle di cui noi ospedalieri disponiamo. I nostri pazienti sono più gravi ma non nascosti, quelli del territorio meno gravi ma più insidiosi perché meno visibili. Poi c'è una buona quota anche di pazienti non ospedalieri con una sintomatologia importante che i MMG " eroicamente" hanno cercato e cercano tutt'ora di non inviare in ospedale per non sovraccaricarci. A questo proposito qualche conoscente che non è stato ricoverato ed ha concluso la quarantena fiduciaria su indicazione del proprio medico, che lo curato e monitorato, chiede se non dovrebbe fare un tampone per certificare la fine della propria quarantena e poter tornare al lavoro. Stessa domanda me lo hanno posta alcuni medici di base per i loro pazienti non ospedalizzati. La risposta a questa domanda è fondamentale da un punto di vista sociale ed epidemiologico per la ripresa delle attività lavorative

 


Stando al solo ascolto superficiale dei mezzi di comunicazione si ha la sensazione di navigare a vista : da un punto di vista di quello medico assistenziale (nonostante lo straordinario sacrificio di tutto il personale sanitario) e dell'aggiornamento scientifico , dei provvedimenti economici, di ammortizzazione sociale, di sostegno alle fasce più deboli e così via. Al netto di tante polemiche - ci sono stati momenti in cui i toni sembravano più orientati alla unione di tutte le forze - faccio presente che alla base di quella sensazione c'è la natura subdola di questa malattia del tutto nuova di cui ogni giorno leggiamo una pagina per volta , senza la possibilità di sbirciarne le seguenti. Voglio cioè dire che alcune manifestazioni della malattia non le conoscevamo due mesi fa ( allora non c'era l'epidemia ma solo pochi casi e senza le gravi conseguenze cliniche gravi poi osservate ) e che pertanto la malattia ha fasi, tempi e manifestazioni articolate e diverse: dunque è complessa e multiforme il cui trattamento è multidisciplinare, non semplice nè risolvibile con un solo farmaco. Tra le notizie davvero stupide che circolavano con i social ancora c'era quella delle proprietà miracolose della vitamina C, direi ancora poco male: era talmente grossa che rapidamente si è sgonfiata da sé (" ma dai , la solita fake news"). Invece è decisamente più fuorviante l'alternarsi , su alcuni quotidiani di tiratura nazionale, di notizie che hanno fatto credere nel prossimo utilizzo di un nuovo farmaco o di un vecchio farmaco decisivo per la cura del Covid 19, e della successiva smentita Si sappia invece che infettivologi ed esperti di problemi della coagulazione di ospedali che in Lombardia per primi sono stati investiti dalla pandemia (Codogno , Crema, Lodi e Cremona) hanno accumulato dati preziosi per fornire linee di comportamento ( noi medici le chiamiamo " linee guida") utili agli ospedali raggiunti dopo dalla piena del Covid. Sono grato a loro per quanto viene dalla loro esperienza ( non "a tavolino" ma direttamente a contatto coi malati) e che è stato messo a nostra disposizione .

 


Come medico sono invece offeso nel sentir dire - è stato detto anche da uno scrivente anonimo a Merate online ma peggio da Bruno Vespa a Striscia la notizia - che i medici di Medici senza frontiere sono spariti, invece hanno portato personale sanitario ed attrezzature negli ospedali di Lodi e Codogno: il direttore generale della Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Lodi li ha ringraziati per il loro prezioso lavoro ed esperienza maturata nella gestione di crisi in molte aree del mondo, la professionalità e soprattutto il cuore. Se poi qualcuno vuole insinuare che i MSF non hanno fatto abbastanza essendo impegnati contemporaneamente ad assistere migliaia di persone vittime di guerre internazionali , fornisca motivazioni plausibili alla propria coscienza per dire che non stanno facendo del bene con la loro missione .

 

Comprendo che non è per niente facile prendere decisioni per provvedimenti economici , per ammortizzatori sociali e misure di sostegno che possano raggiungere tutte le fasce deboli e che pertanto si scatenino polemiche : sarebbe meglio anche in questo caso un atteggiamento di collaborazione ricordandosi che come la pandemia, cosa gigantesca ed inedita, è di complicata gestione, altrettanto lo sono le conseguenze sociali ed economiche, per qualunque tipo di governo in carica si fosse trovato ad affrontarle.



Di meglio si può sempre fare, naturalmente.
A me viene in mente una proposta cha indirizzo ai sindaci chiedendo loro di trasmetterla alla Provincia : perché non si approfitta della pausa forzata delle scuole - che, ne sono convinto, non riapriranno a maggio - per eseguire lavori necessari di manutenzione e di messa in sicurezza ove è più urgente, potendo fare molto di più di quanto si potrebbe fare nel solo mese di agosto? Perché laddove sono iniziati dei lavori su strade ( mi viene in mente il tratto fra Arlate ed Imbersago, ) non li si porta a termine? O non si mette mano alla messa in sicurezza di non pochi ponti presenti nella nostra provincia? ( mentre scrivo giunge la notizia del crollo di un viadotto in provincia di Massa Carrara, solo due feriti, poteva esser una tragedia). Lavorare avendo a disposizione il fermo traffico h 24 è davvero una opportunità.

Se si potesse arrivare alla fine della" fase 2" ( siamo ancora nella "fase 1") della pandemia con qualche opera completata nel territorio sarebbe un gran risultato: aprire qualche piccolo cantiere significa, oltre a dar lavoro, dare una iniezione di fiducia ( fondamentale anche per la ripresa dell'economia).

 

Si potrebbe iniziare da una scuola, quella più malconcia , da un ponte, quello più a rischio, da una strada, la più dissestata o più trafficata e sicuramente concludere lavori che erano già a buon punto...
Concludo con una riflessione rivolta al dopo: che ne sarà di tutta la gentilezza e bontà di questi mesi? La moratoria dei delitti e crimini perdurerà? Si saprà tornare sulle strade non in stato di ubriachezza e senza distrazioni alla guida ? Temo un rebound di accessi in ospedale per comportamenti scorretti sulle strade, negli ambienti domestici, e al lavoro. Temo l'euforia del dopo. Guardo con sospetto l'ottimismo facile sull'onda della euforia sin quando le cose vanno bene come del pessimismo appena il vento gira contrario. Guardo le cose come stanno, anche se non vanno bene e anche se non so come andranno ( di certo non dico " andrà tutto bene" , mi spiace ma questo slogan lo trovo inadeguato, personalmente fastidioso e povero di senso): sto dentro nella situazione, lavoro, contento di poterlo fare, dormo in camere separate, accetto la quarantena fiduciaria in famiglia ( moglie, figli, tutti eccezionali e bravissimi, e suocero) che per medico ricomincia ogni giorno da zero , ma non mi sogno di dire che "andrà tutto bene" né di preannunciare successive apocalissi inevitabili.

L'esito dipende anche da noi.

Dr. Luca Melchiorre
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