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Scritto Martedì 14 aprile 2020 alle 11:05

Stare a casa non basta più

Pubblichiamo un intervento del meratese prof. Alberto Brambilla, presidente del centro studi e ricerche "Itinerari Previdenziali" apparso sul quotidiano Libero di oggi.

Alberto Brambilla
Nelle nostre analisi economiche del 20 marzo scorso, avevamo previsto una caduta del Pil dell'11%, un aumento del debito pubblico di circa 100 miliardi e un conseguente rapporto debito /Pil di oltre il 153%. Sembravano catastrofiche rispetto alle previsioni (più rosee) di alcuni titolati centri studi; il 25 marzo, Goldman Sachs rivede le sue previsioni portando la contrazione del Pil italiano all'11,6%. In termini di occupazione, sempre secondo le nostre previsioni che suppongono una ripresa complessiva entro il 20 maggio, i posti di lavoro persi sarebbero più di 2,2 milioni e oltre 100 mila le attività, escluse le partite iva di autonomi e professionisti, che non riuscirebbero a riaprire. E' ovvio che, anche supponendo l'accesso al Mes e prevedendo che la BCE possa acquistare circa 200 miliardi di titoli del nostro debito pubblico, nel 2021 l'Europa si dimenticherà della sospensione del patto di stabilità mentre i mercati, nella perdurante assenza di un progetto per il dopo Covid19, potrebbero vendere i nostri titoli causando un aumento dello spread a livelli insostenibili per il nostro esangue bilancio. In questo drammatico contesto il Governo, consigliato dal comitato di esperti virologi, infettivologi e così via, prolunga il look down al 3 maggio ma le voci più accreditate prevedono una chiusura anche per più tempo, con il che ci salveremo (forse) dal virus ma ci troveremo con un Paese a pezzi. E gli altri Paesi? Premesso che quasi nessuno ha chiuso tutto (e questo lo si vede dai consumi energetici), molti, tra cui Spagna, Austria, Danimarca, Repubblica Ceca, e Norvegia, riapriranno progressivamente da metà aprile. Ad aggravare la situazione, oltre a mancare un piano di "ricostruzione", sono del tutto assenti soluzioni sanitarie: non si pretende il vaccino che arriverà forse nei primi mesi del 2021, ma almeno qualche cura efficace o un programma di screening massivo (tamponi, anticorpali, sierologici) che consenta di individuare quelli che possono riprendere a lavorare. Da questo pool di esperti non viene nulla se non l'ormai logoro "state a casa". E' la stessa cosa che si diceva nel 1918 ai tempi della spagnola: mettere la mascherina (sono recentemente circolate foto d'epoca), non andate a trovare i malati, niente funerali, chiusura di tutto; peccato che siano passati 102 anni e la "scienza", quella delle vestali televisive, dibatte ancora mascherine si mascherine no; test sierologici e farmaci si ma devono essere approvati dalla scienza per cui oggi no; e intanto si continua a morire e stare chiusi in casa. Eppure i corona virus si conoscono dai tempi della Sars del 2002 ma per scoprirlo in Italia c'è voluta la perseveranza della dottoressa Annalisa Malara dell'ospedale di Codogno che, a differenza di quelli che oggi vanno in TV, si è assunta la responsabilità di fare un tampone sul paziente uno! Certo i fatti della Lombardia, nella loro enorme gravità, non aiutano e sarà necessario appena possibile indagare i motivi di questa abnorme diffusione tanto più che già a dicembre scorso negli ospedali di Milano e delle città confinanti, i casi di polmonite erano in abnorme aumento; nel 2019, l'Istat ci informa che su 641.768, decessi totali, quelli per malattie del sistema respiratorio sono stati 53.372 di cui a marzo 2019, 15.189 (16.220 nel marzo 2018). Anche di questo la scienza nulla ci dice. Insomma pare che la politica sia "prigioniera" degli scienziati sanitari e non sia neppure in grado di abbozzare un minimo di programma. Solo continue promesse di sostegno al reddito anche per i lavoratori in nero e di liquidità alle imprese senza condizioni; negli USA tanto declamati i soldi te li danno subito se però non sei mafioso o fallito; da noi no: soldi a tutti. A debito ovviamente. Tralascio per pietà pasquale di citare i sostenitori di una tassa patrimoniale e i/le giornalisti che fino a ieri si scagliavano contro l'evasione fiscale e oggi plaudono a dare i soldi anche ai lavoratori in nero (compresi quelli tanti che lavorano per le 4 principali centrali malavitose) e alle attività mafiose. Programmi nulla: eppure con i 34 miliardi senza condizioni del MES si potrebbe dare lavoro a oltre 100 mila persone nella sanità ospedaliera e territoriale (inesistente in gran parte d'Italia con medici di base che dovrebbero assistere oltre 1.500 pazienti); ma anche psicologi, assistenti sociali per quei tanti milioni di poveri che poveri sono perché affetti da tossico-alcol-ludo dipendenze; ingaggiare nei centri di assistenza territoriali alimentaristi e biologi per insegnare una buona alimentazione evitando l'enorme aumento di malattie croniche e obesità che affliggono e rendono poveri tanti milioni di italiani togliendoli dalla povertà, con guadagni per la collettività e per l'occupazione. Sistemare per motivi sanitari con il MES l'annoso e mai risolto problema dell'indegno e incivile sovraffollamento delle carceri, compresa l'omologazione (attesa da oltre 1 anno) dei braccialetti elettronici; ma per motivi sanitari si possono fare molte altre cose. E poi tra fondi strutturali UE, i fondi BEI e le somme già stanziate per le opere pubbliche (tante in un paese con ponti, acquedotti, infrastrutture assenti o fatiscenti) si possono sbloccare i cantieri e far ripartire alla grande l'economia con una dote di oltre 100 miliardi. E ci sarebbe molto altro! Aspettiamo che il Governo si muova e che la "scienza" scenda dal suo tempio e ci dica cosa dobbiamo fare per tornare a lavorare: stare a casa non basta più!

Alberto Brambilla Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali
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