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Scritto Mercoledì 15 aprile 2020 alle 17:39

Perché la nostra vita nel dopo Covid non sia peggiore del virus

Il Governo ha confermato il blocco di tutte le attività fino al 4 maggio o più in la; reggerà il nostro Paese? Le previsioni sullo stato di salute della nostra economia e dell’occupazione, anche nella migliore delle ipotesi e cioè di un blocco di 3 mesi, sono pessime; oltre i 3 mesi sarebbe come sparare sulla croce rossa. Supponendo che il Covid19 duri fino a maggio, pur prevedendo un parziale recupero negli ultimi 5 mesi dell’anno, il nostro PIL si ridurrebbe da 1.800 miliardi a circa 1.600. (-11%) mentre il debito pubblico dagli attuali 2.360 miliardi aumenterebbero, considerando il deficit previsto in legge di bilancio, le nuove spese (50 miliardi), le clausole di salvaguardia e le spese indifferibili a 2.460 miliardi. Il rapporto debito Pil aumenterebbe vertiginosamente al 153,7%, quota insostenibile per i mercati tanto più se si considera che avremo almeno 60 miliardi di minori entrate da imposte dirette e contributi e viste le ultime proposte di maggioranza e opposizione anche il doppio. Forse ce la faremo con il Covid19, ma potremmo avere una durissima reazione dei mercati che porterebbe lo spread a livelli insostenibili, anche considerando un intervento della BCE. A fronte di questi pesantissimi rischi la politica tutta è impegnata ad un “asta al rialzo” su come distribuire soldi (che non abbiamo quindi a debito) con proposte che superano anche la più fervida fantasia di un comunista di altri tempi; il Governo propone 600, l’opposizione dice che sono briciole: almeno mille euro al mese per tutti (mafiosi e anche lavoratori in nero come chiede il ministro Provenzano); il Governo propone 25 + 25 miliardi (una cifra enorme) ma l’opposizione rilancia: almeno 100 miliardi e più. Speravo che questa grave crisi facesse smettere l’eterna campagna elettorale ma non è così. Quello che invece non è mai iniziato è cosa fare oggi per non morire di fame domani; insomma il durante e dopo Covid. Uniche voci in campo Matteo Renzi, Toti e Zaia. Come ha acutamente osservato il professor Fortis mentre da noi tra il 9 e il 25 marzo il consumo di energia elettrica è calato del 14,8%, in Germania si è ridotto solo del 2,3% circa (tra il 17 e il 25 marzo noi – 24%, i tedeschi -5%). Questo significa che molti Paesi nostri competitor funzionano e se noi saremo “chiusi per Covid” troveranno altri fornitori in altri Paesi. Secondo le nostre previsioni nello scenario indicato le attività che rischiano il fallimento, oltre alle singole partite Iva, sono circa 98.000 per un totale di 2.200.000 lavoratori disoccupati. Come risponderà il Governo? Mettendo sul piatto altri 50 miliardi a debito. Possibile che Governo, opposizione e sindacati non si rendano conto che se non ripartiamo intelligentemente l’economia del Paese sarà al collasso? Non ci sarà la “ricostruzione”, non ci sarà un piano Marshall, solo macerie sulle quali piomberanno i mercati. Invece di astruse discussioni su quando ripartire o su quali attività produttive far ripartire per prima o peggio a quali età consentire di uscire di casa, non sarebbe meglio programmare un riavvio, magari, come stanno sperimentando in Veneto e Liguria, con l’utilizzo di questi nuovi test ematici per cercare gli anticorpi del Covid19; supponendo che funzionino e che circa il 50% della popolazione, come dice qualche scienziato, abbia già gli anticorpi o perché li ha di natura o perché ha superato da asintomatico il virus o perché lo ha superato davvero, avremmo metà della forza lavoro che può ripartire. Per un imprenditore la salute dei propri collaboratori è fondamentale come pure lo è  la tranquillità psicologica del lavoratore che per almeno 2/4 settimane (ce lo dirà la scienza) può lavorare serenamente con colleghi, al momento, immuni; poi ogni 2 settimane si potrà rifare il test. Perché non dare a tutti gli imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti la facoltà di fare questi esami magari deducibili dal reddito al 50%? Perché il Governo non trova una soluzione simile facendo convenzioni con Istituti privati o chiedendo alle industrie farmaceutiche di mettere a disposizione i loro laboratori analisi o altro? In tempi brevi però non come per le mascherine che a fine marzo sono ancora introvabili. Accusare chi propone una soluzione per il dopo, di non pensare alla salute è da vili; come da imprevidenti è accumulare debiti che ricadranno tutti sulle nostre spalle perché “lo stato siamo noi”.
Alberto Brambilla,Consigliere economico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
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