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Scritto Domenica 19 aprile 2020 alle 19:38

L'illusionista

Niente. Quest'anno l'Alleluia pasquale non solo non ho potuto cantarlo con la comunità, ma neppure con la mia famiglia. Logico che poi uno non riesca più a "viaggiare" nemmeno coi pensieri. Persino la buona musica non riesce a rasserenare il mio animo, e neppure un buon libro mi è di rifugio; come se ogni giorno se ne andassero via un po' di vigore e di speranza.
E allora spengo anche la televisione, che tanto continua a soffiare nell'orecchio parole senz'anima e sottolineature - politiche, sanitarie o economiche che siano - perlopiù nefaste. Mi affaccio alla finestra e guardo la strada, ma nessuno passa ed è come se anche la vita non riuscissi più a sentirmela passare accanto. Sì, a volte c'è qualche grosso camion, più di rado un'auto. Poi un'ambulanza che però va lenta, senza sirena, e mi chiedo il perché. La segue una pattuglia dei carabinieri con il lampeggiante acceso ed entrambe tirano dritte senza fermarsi; chissà. Mi sovviene l'antica preghiera di mia mamma: "abbi sempre fede... Dio ha promesso che non ti abbandonerà... quando la paura bussa al tuo cuore, lascia che la tua fede in Gesù vada ad aprire. Dio ti salva". Provo a lasciarmela volteggiare nella mente come se fosse una rondine.
Giù, nel giardino, un albero abbattuto quest'inverno dal vento mostra ora alle radici lo spuntare di due giovani virgulti. Li osservo per un attimo prima di alzare lentamente la testa verso l'imponente ciliegio in fiore, che con il suo bianco splendore mi proibisce di vedere il cielo. E mi accorgo che poco a poco, col fervore di un animo adolescente, scordo la mia età e invidio il risveglio della natura impassibile nelle sue leggi, che con il suo ritorno alla vita offre a questa umanità preoccupata e molto in difficoltà una bellezza di colori e di paesaggi che anche a guardarli solo con gli occhi del corpo dovrebbero stupirci. E trovo nell'impassibilità di questo scorrere, in questa rinascita che si ripete di anno in anno, gli ingredienti con cui alleviare la noia della sventura per superare il pessimismo e ritrovare un'armonia, una felicità... la quiete dopo la tempesta. E a questo proposito mi domando dove siano quei giovani che tanto spesso vedevo dalla finestra: tacciono i loro motorini fracassoni e il loro comportamento a volte "così-così"; che questo pericolo pandemico li abbia fatti diventare adulti?
Poi squilla il telefono: è una delle mie figlie che mi ricorda il suo anniversario di nozze che, come l'onomastico di mia moglie, cadrebbe proprio oggi. È vero! L'avevo dimenticato: ricordarlo è come se togliesse il sottile velo di nube che oggi copre il sole. E così, anche se quando ho cominciato non sapevo ancora come sarebbe andato a finire questo scritto, ecco che un nuovo pentagramma mi si offre per le mie note: dopo più di un mese voglio, devo evadere, ne va del mio benessere. Sarà un'evasione preparata con impegno benché senza pretese né presunzione, con la consapevolezza che oltre a farmi bene posso sempre sperare in una certa indulgenza e comprensione.
E così, come un'illusionista, fissando quei deboli fiori bianchi che il vento strappa ai rami del ciliegio, mi ritrovo là: entro dal cancelletto aperto della casa di mia figlia, e come busso alla porta (ho un modo tutto mio personale, un mio ritmo) vengo accolto da un urlo gioioso che proviene dalla cucina: "è il nonno! È arrivato il nonno!". È la voce allegra ed entusiasta della mia nipotina di cinque anni: in un attimo è sull'uscio ad accogliermi e appena dietro di lei ecco figlia e genero con in braccio l'ultima arrivata di pochi mesi. Tutti mi accolgono con gioia festosa e si potrebbe dire riconquistata. La piccola, che da più di un mese non mi vede, mi guarda stupita e scura in viso: si starà domandando chi sono? Pare quasi che sita per piangere. Ma no! È che sono ancora "mascherato"! allora tolgo il bavaglio azzurrino della mascherina e con le mie smorfie e versetti - che le piacciono molto - la riconquisto subito, e un sorrisetto sereno e perfetto compare sul suo visino bello e paffuto: meno male! Quell'incontro su di un'isola di gioia lascia armonia dentro di me sino a quando non mi ritrovo fra le mura di casa...
...dalle quali non sono mai uscito: naturalmente la mia "evasione" non è stata frutto di una qualche audace ribellione, ma una specie di sogno regalatomi da un film visto da poco in televisione in cui un'illusionista grazie alla sua "magia" vaga e indefinita, reale o irreale, stregata o ipnotica riusciva a liberarsi dai lacci del presente. E anch'io allora mi sono lasciato riaprire il cuore cercando un po' di felicità immaginando il momento in cui riabbraccerò i miei cari. Perché serve anche sognare: rigenera, fa nascere germogli semplici fatti di affetto e mi aiuta ad accettare le difficoltà e le regole, a superare pensieri e preconcetti personali per affrontare le realtà del quotidiano e amare la vita nella sua realtà. E poi, scusate, ma non capita tutti i giorni di poter viaggiare anche stando fermi, lasciandosi trasportare come i petali del ciliegio da un vento che apre i varchi di una prigione e porta con sé un polline di speranza.
Benvenuto Perego
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