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Scritto Lunedì 20 aprile 2020 alle 14:53

Covid: chiusa l'attività di acconciature a pochi giorni dall'inaugurazione, il casatese Ivan illustra la petizione a sostegno del settore

Ivan D'Alessandro
''Ho aperto il mio centro di acconciature il 3 marzo e otto giorni più tardi sono stato obbligato a chiuderlo subito per via dell'emergenza. Da allora, come categoria, a me e ai miei colleghi non è stato recapitato nessun tipo di aiuto utile per poter sostenere le nostre attività''. Sono le parole di Ivan D'Alessandro, parrucchiere 25enne residente a Casatenovo, da poco proprietario di un negozio con sede a Carate Brianza in cui ha potuto lavorare solo sei giorni effettivi e che ha preso subito a cuore la causa di coloro che, come lui, sarebbero stati esclusi dalle misure di supporto erogate dal governo e nelle modalità di riapertura nella prossima fase dell'emergenza.
L'insoddisfazione per gli aiuti ricevuti era già stata manifestata da un'estetista di Roma, Romina Paludi, che ha concretizzato la propria protesta lanciando una raccolta firme fra tutti coloro che rientrano nelle categorie di estetisti, parrucchieri, truccatori e tatuatori e che sono ora a casa senza percepire alcun reddito effettivo. La donna ha fatto partire la petizione (clicca QUI per leggere il testo) negli ultimi giorni di marzo ed è stata poi invitata ad un programma televisivo su Rai3 e sulla stazione Radio Radio, dove ha spiegato la natura di questa raccolta nel tentativo di accrescere l'attenzione per queste categorie in difficoltà. Il numero di coloro che hanno aderito alla petizione è cresciuto nel tempo e si è espanso in tutta la penisola fino ad arrivare all'attuale numero di 11.625 firme. Si è quindi reso necessario nominare un responsabile per ogni regione in modo da coordinare la raccolta e gestire le informazioni all'interno del proprio territorio ed è così che Ivan è diventato il referente per Regione Lombardia. Man mano che i giorni passavano e i danni economici sono diventati sempre più gravi, il gruppo, diventato ormai nazionale, ha attirato l'attenzione della classe politica; nei giorni scorsi, i referenti di ciascuna regione hanno infatti tenuto una videoconferenza in compagnia del senatore della Lega Andrea Ostellari, al quale sono state riferite tutte le diverse problematiche ed istanze raccolte.
''Tutto questo è iniziato sostanzialmente perché ci sentiamo una categoria messa nel dimenticatoio. Quando è uscito il primo decreto per fronteggiare l'Emergenza virus non sapevamo nemmeno a quali restrizioni dovevamo attenerci'' ha commentato Ivan. ''Quello che chiediamo, oltre ad essere ascoltati, è ricevere maggiore liquidità per evitare di chiudere una volta che ci sarà la ripartenza e soprattutto per sostenere quei datori di lavoro e anche i dipendenti, magari con famiglie a carico, che ora non
Un'altra immagine del 25enne casatese
stanno percependo alcuna entrata. Nonostante infatti sia stata prevista la detrazione fiscale del 60%, dobbiamo continuare comunque a pagare delle tasse senza ottenere effettivamente nessun tipo di liquidità nel frattempo. Continueremo a condividere sui social e sui nostri canali l'invito a partecipare alla petizione e a far crescere questo numero per ottenere qualche risultato concreto che al momento non abbiamo ancora visto".
Ivan ci ha raccontato inoltre che, anche se la riapertura potrebbe prospettarsi relativamente a breve, ciascun datore di lavoro dovrà pagare la sanificazione e magari i dispositivi di sicurezza, come guanti e mascherine altamente protettive data la necessità di vicinanza al cliente nell'erogazione del servizio. Si prospetta inoltre una perdita del carico di lavoro a causa della crisi che ha colpito anche gli altri settori che attualmente non possono lavorare e che quindi sarà probabile che eviteranno servizi di seconda necessità come l'estetista e il parrucchiere. Un'altra richiesta di chiarimento che si vuole portare in risalto è poi quella che riguarda il diverso trattamento che hanno ricevuto truccatori o parrucchieri che lavorano nel mondo della televisione e che continuano a svolgere il proprio lavoro nonostante le distanze da rispettare per il servizio siano comunque le stesse per tutti. "Alla fine dobbiamo sempre rimboccarci noi le maniche, fino ad adesso nessuno ci ha aiuto davvero e quindi probabilmente dovremo contare sulle nostre forze, nonostante per la maggior parte di noi siano già allo stremo" ha dichiarato Ivan in ultima analisi, nella speranza che la petizione possa andare avanti per far conoscere le difficoltà di questo settore, che anche se non comprende servizi di prima necessità, è comunque formato da persone e famiglie che versano in grave difficoltà.
M.B.
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