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Scritto Martedì 21 aprile 2020 alle 16:02

Besanino: dubbi dei pendolari sul numero di corse e sulle distanze da tenere a bordo

Il Besanino in transito a Cassago
Molteplici sono gli aspetti di cui tenere conto una volta che il prossimo 4 maggio avverrà la riapertura parziale di molte attività del territorio. Tra questi c'è sicuramente il servizio di trasporto pubblico, che dovrebbe essere interessato da un incremento significativo di utenti rispetto alla situazione che si sta registrando da qualche settimana a questa parte.
Per quanto riguarda la Lombardia il quadro appare ancora poco chiaro dopo che il servizio gestito da Trenord è sceso ad oggi fino al 40% della sua potenzialità e la società ha dichiarato che al momento della riapertura sarà innalzato fino al 60%; una percentuale che dovrà comunque fare i conti con la necessità di rispettare le restrizioni date dal distanziamento sociale nei vagoni di ciascun treno, pieni solo per il 40% della capienza totale.
In prima linea per cercare una mediazione e un confronto con istituzioni e società di trasporto ci sono i comitati dei pendolari e dei viaggiatori del trasporto pubblico locale della Lombardia, tra cui anche il referente della tratta del treno S7 Besanino (che viaggia lungo la linea Lecco-Milano via Molteno), Alberto Viganò.
I rappresentanti, in particolare, si sono riuniti nei giorni scorsi in videoconferenza per stilare un documento in cui sono contenute le preoccupazioni riguardanti la futura gestione del trasporto pubblico, in risposta all'intervista all'AD di Trenord, Piuri, che ha appunto dichiarato che a maggio si passerà ad un coefficiente di occupazione dei treni ridotto al 40% della capienza. Ciò significa che i pendolari si troverebbero ad avere una riduzione dei posti offerti a meno di un quarto, sui medesimi treni dove in tempi normali si superava frequentemente la capacità.
I referenti nel documento finale si chiedono quindi quanto siano fondate le stime dell'AD di Trenord sulla riduzione di capienza e se in questa valutazione siano considerati anche i viaggiatori in piedi. I dubbi riguardano anche la possibilità di garantire un accesso ordinato ai convogli, se e quanto questo accesso influirà su eventuali ritardi, e soprattutto come verrà rivisto l'orario a fronte di una probabile estensione degli orari di lavoro nelle prime ore del mattino e nelle ultime della sera.
Nella situazione particolare del Besanino, l'utenza al momento è ovviamente molto bassa offrendo il proprio servizio di trasporto principalmente ad alcuni lavoratori, ma le preoccupazioni in vista del 4 maggio sono state già ampiamente illustrate dal referente Viganò che ha espresso dubbi circa la gestione dell'aumento di utenza.
''La nostra perplessità riguarda il fatto che, stando alle indicazioni di Trenord, il distanziamento sociale sarà comunque rispettato, ma pensando alla realtà effettiva della nostra linea lo scenario più plausibile che si prospetta è che per raggiungere tale fine molti pendolari non potranno salire sul treno. È facile immaginare infatti che alla stazione di Besana potrei salire in carrozza con più facilità, ma già a Biassono o Villasanta rispettare la distanza con gli altri viaggiatori sarà più difficile, per non parlare poi della stazione di Monza dove, trattandosi di un grande hub che raccoglie più linee, si presenterà anche il problema della distanza per chi aspetta il treno sulla banchina. La domanda principale che solleviamo come comitato è quindi la necessità di rispondere sul tema fondamentale di chi dovrà gestire questo processo nel far rispettare le distanze e di chi eventualmente avrà la responsabilità di indicare chi può salire o meno in carrozza in base al numero di utenti già presenti. Questo è il più grande punto
Alberto Viganò
interrogativo che abbiamo sollevato, anche perché Trenord ha inoltre previsto che il prossimo 4 maggio i treni disponibili sulla linea passeranno ogni ora, anziché ogni mezz'ora e questo potrebbe creare disagi profondi ai pendolari lavoratori che si vedrebbero eventualmente rifiutato l'accesso al treno. Questa riduzione di corse creerà conseguenze indirette per chi preferirà a questo punto optare per la macchina perché si presenterà comunque l'inevitabile problema del parcheggio, praticamente introvabile soprattutto nella zona del milanese. Recentemente abbiamo anche fatto un sondaggio sulla nostra pagina Facebook ed è emerso che il sentimento prevalente per i viaggiatori dei mezzi pubblici è proprio la paura, perché il treno può rappresentare uno strumento di diffusione del virus se le misure non saranno fatte rispettare adeguatamente".
Nel documento stilato e indirizzato alle aziende e in ultima istanza a Regione Lombardia, i rappresentanti dei pendolari hanno chiesto quindi che il dibattito avvenga nel modo più ampio e coinvolgente possibile e si apra alla possibilità di integrare con le informazioni da essi fornite e raccolte dai viaggiatori della rete lombarda, quanto si sta avviando per programmare il futuro del trasporto pubblico locale.

Di seguito il comunicato diffuso dai comitati pendolari:

M.B.
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