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Scritto Venerdì 24 aprile 2020 alle 14:39

La Nostra Famiglia: un migliaio di lavoratori ''in cassa'' per il Covid. Anche a Bosisio

La sede de La Nostra Famiglia di Bosisio
Fondo di integrazione salariale (FIS) per un migliaio di dipendenti in forza a ''La Nostra Famiglia''.
Il dato si riferisce ai lavoratori dei diversi poli presenti sul territorio regionale (12 infatti le strutture gestite dall'associazione nella sola Lombardia) ma, in base a quanto è stato possibile apprendere, i numeri più rilevanti riguarderebbero la realtà lecchese.
Oltre alla sede presente nel capoluogo che è un centro di riabilitazione ambulatoriale, diurno e domiciliare (CDC), alla residenza sanitario assistenziale per persone con disabilità e al CDC (domiciliare) a Mandello del Lario, c'è anche l'ampio polo di Bosisio Parini dove sono presenti l'ospedale di neuro riabilitazione, il polo di ricerca "Medea", il centro di riabilitazione ambulatoriale, diurno e residenziale (CDC) e il centro di qualificazione professionale.
A seguito dell'emergenza Covid-19, anche il comparto di prestazioni fornite abitudinariamente dall'istituto si è drasticamente ridotto e così, come in tante altre realtà sul suolo nazionale, è stato aperto, per nove settimane, un ammortizzatore sociale denominato FIS per via della natura giuridica dell'ente ma che, in sostanza, funziona come una cassa integrazione. "Non abbiamo siglato un accordo sindacale, ma c'è stata una trattativa regionale dove l'istituto ha chiesto l'intervento del FIS. Ora i lavoratori dovranno attendere erogazione l'assegno da parte dell'INPS: noi avevamo chiesto di anticiparla, ma l'associazione ci ha riferito di non essere nelle condizioni di poterlo fare. Il fatto che non abbiano anticipato il FIS ci preoccupa non poco, perché significa che ci potrebbe essere qualche difficoltà economica" ha spiegato Catello Tramparulo della funzione pubblica Cgil.
A seguito del calo dei servizi erogabili e dell'introduzione di questo strumento, i lavoratori in questo momento non stanno lavorando. "L'associazione ha dovuto interrompere la maggior parte delle prestazioni ambulatoriali. Va bene l'ammortizzatore sociale che riguarda più di un migliaio di persone sul territorio regionale, ma la nostra preoccupazione ora è capire quando l'associazione potrà ripartire con le attività. Stiamo attendendo di capire se nella cosiddetta fase 2 sarà infatti possibile riaprire alcune attività sanitarie. In questo momento ci stiamo concentrando su Covid-19 ma le altre patologie non sono finite: c'è un accumulo di prestazioni che in questo momento non si stanno eseguendo, con un arretrato che dovrà essere recuperato" ha proseguito il delegato sindacale.
Fino a inizio giugno, dunque, sarà attivo l'ammortizzatore aperto a seguito dell'emergenza sanitaria prevista dal Decreto del presidente del consiglio. "Il lavoratore percepisce l'80% della retribuzione. Abbiamo avuto anche altre realtà che hanno attivato il FIS e hanno coperto, con loro risorse, il restante 20%. In questo caso no e i lavoratori attendono ora di ricevere la quota che spetta loro".
Una situazione questa che tuttavia non riguarda solo "La Nostra Famiglia", come ha denunciato Tramparulo. "La nostra preoccupazione è per il futuro visto che in molti settori legati cooperazione sociale, il domani si prevede un po' complicato. C'erano società che già prima erano al limite di tenuta dei bilanci e questo stop porterà loro altre difficoltà".
M.Mau.
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