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Scritto Sabato 25 aprile 2020 alle 13:02

Testimonianze di chi ha lottato combattuto, sofferto, pagato con la vita per la libertà. Che va vissuta da vivi non da morti

Io sono Bruno Sacerdote, nato a Milano il 24 gennaio 1924. Sono stato segretario della FIOM a Brescia, a Praga sono stato segretario dell''Unione Internazionale dei sindacati Metallurgici, poi sono ritornato a Roma alla FIOM. Sono stato redattore e direttore dal 1953 al 1955 de La Voce di Lecco e corrispondente de L'Unità. Provengo da una famiglia di ebrei. Nel 1938 sono stato espulso dalla scuola e non ho potuto continuare gli studi. Questo è stato uno dei primi provvedimenti antisemita, l'ufficio di collocamento non mi diede il nullaosta per andare a lavorare. Sul libretto di lavoro c'era scritto Razza Ebraica. Gli ebrei non potevano lavorare. Ero anche esentato dal servizio militare.

Io sono Gabriele Invernizzi, nato a Lecco il 17 agosto 1913 nel quartiere di Pescarenico, dove ho dato vita, in via Previati, al primo Comitato Nazionale di Liberazione. Sono stato il primo segretario della Camera del Lavoro di Lecco e Como dal 1945 al 1948. Sono stato vicesindaco nella giunta Mauri nel '48 . Sono stato Deputato della Repubblica Italiana per tre legislature.
Nel 1932, a 19 anni ho aderito al Partito Comunista. Il primo Comitato Nazionale di Liberazione a Lecco era composto da me da don Giovanni Ticozzi, preside del ginnasio del liceo classico di Lecco. Abitava a Pescarenico come me, gli ho detto: «Senti, don Giovanni, io ho bisogno di un democristiano da mettere nel CLN e ho pensato a te». Lui ha accettato.

Io sono Luisa Denti, nata a Lecco il 31 gennaio 1929. Ho partecipato alla Resistenza. Ho fatto la staffetta in bicicletta tra Lecco-Como, Milano, Morbegno, Valtellina. Aveva solo 15 anni, eppure, era già in grado di scegliere con chi stare e combattere per la Libertà, l'uguaglianza e la democrazia.

Io sono Virgilio Vanalli, sono bergamasco, ho cominciato a lavorare a 7 anni perché ero grande e grosso. Mia mamma andava in chiesa, ma non era DC, votava PCI anche lei. Sono stato partigiano dei GAP. Portavo le armi ai partigiani in montagna e organizzavo la Resistenza in città. Mi hanno arrestato all'Arlenico perché mi hanno trovato delle armi. Sono stato torturato per 16 giorni. Mí lasciavano guarire, poi ricominciavano. Mi hanno sottoposto alla scossa elettrica, alla "cassa delle morte", mi hanno anche messo in una vasca piena di sterco. Sono rimasto lì dentro immerso fino al collo per due giorni e per una notte.

Io sono Giuseppe Galbani di Lecco, nel 1944 abbiamo scioperato, sono morti 15 operai della Rocco Bonaiti, ne hanno arrestati 32, 10 li hanno rilasciati, invece 17 uomini e 5 donne sono stati deportati in Germania. Sono tornati solo 4 uomini e 3 donne . I due operai della File sono morti nel campo di Gusen. A Gusen sono morti Pietro Ciceri della Badoni e Alessandro Dell'Oro della Caleotto-Arlenico. A Mauthausen ho conosciuto Bruges di Lecco. Era figlio del capostazione, aveva una "T" posta sul triangolo rosso che tutti noi portavamo con il numero 120.000, io ero il 58.581. E' un numero che non si cancella. Era di Lecco. Ho sentito una gioia immensa nel cuore, una sensazione inesprimibile, non saprei trovare le parole adatte.

Io sono Regina Aondio, nata ad Acquate di Lecco, l' 1 agosto 1920. Ho partecipato allo sciopero del 7 marzo 1944 della Bonaiti e sono stata deportata ad Auschwitz. Porto ancora il numero 76.145. Sono stata tra le prime quel giorno ad essere numerata, la penna era piena, e mi è rimasto un segno ben evidente. La numerazione è durata circa mezz'ora, poi ci portarono nella sauna per fare la doccia. Ci fecero svestire, ci lasciarono nude per una notte. Faceva un freddo da morire. Il posto era una specie di tribuna, simile a quella di uno stadio. Noi e gli ebrei eravamo seduti in alto, mentre i ragazzi erano in basso. Poi ci diedero un paio di scarpe senza chiedere il numero, se calzavano bene, altrimenti pazienza, il vestito a righe con il numero da attaccare.

Io sono Basilio Caprinali, nato a Piateda Alta, un paesino sopra Sondrio, adesso giaccio, ormai da 75 anni, sotto la terra di un cimitero per soldati a Mauthausen, non ho conosciuto i miei nipoti, riabbracciare mia sorella, qualche volta anche Enrico viene a trovarmi e mi porta un fiore, segno di Libertà. La libertà va vissuta da vivi, non da morti. W il 25 Aprile.

Enrico Magni
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