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Scritto Martedì 28 aprile 2020 alle 15:50

Casatenovo: Matteo Villa si esibisce in un concerto di campane per il patrono S.Giorgio

La scorsa domenica pomeriggio un lieto suono si è diffuso nell'intero territorio: le campane della chiesa parrocchiale di Casatenovo hanno suonato a festa per celebrare il patrono San Giorgio. La persona che si è esibita in questa graditissima performance è Matteo Villa, missagliese originario della frazione Maresso e grande appassionato di musica.

Matteo Villa durante il concerto di campane

Prima del concerto abbiamo avuto la possibilità di porgli qualche domanda. "Ho iniziato a suonare proprio qui, su questo campanile, e ad appassionarmi al loro suono. Durante i lavori di restauro della torre campanaria che hanno avuto luogo nel 2009, è stata istallata la tastiera, elemento essenziale per poter eseguire i vari brani. Qui ho conosciuto altri campanari ed è iniziata così questa mia grande passione; da loro ho imparato le basi, poi man mano, da autodidatta, sono migliorato sempre di più. Oggi faccio parte di un gruppo di appassionati che si esibisce nelle varie torri campanarie della diocesi di Milano e spesso troviamo il modo di scoprire nuovi campanili attrezzati per poter suonare anche in altre zone della Lombardia'' ci ha raccontato.

La sede di questo gruppo di appassionati, che ancora non ha un nome, si trova presso la chiesa di San Vittore al Corpo di Milano dove i membri di questo gruppo svolgono per lo più visite guidate. Ai visitatori viene spiegato come funziona il sistema di cavi e rimandi per suonare manualmente le campane, metodo che fino agli anni Settanta era diffuso in tutte le chiese, soprattutto del Nord Italia, ma che ha poi lasciato il passo all'elettrificazione con il passare dei decenni a discapito dei mastri campanari che man mano hanno perso funzione e visibilità. Nonostante ciò, soprattutto dall'inizio del nuovo millennio, l'amore per il timbro delle campane si è riscoperto e, sempre qui nel settentrione, si sono costituiti molti gruppi di appassionati che fanno rivivere quella grande arte che un tempo era indispensabile per coronare i giorni di festa. Matteo spesso visita i campanili della zona ed è molto felice di tornare a suonare qui a Casatenovo dato che sono tutti molto entusiasti nel sentire suonare il campanile a festa: "addirittura a volte si lamentano se non suono!" ci ha confessato.

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Dopo questa breve chiacchierata Matteo ha raggiunto la tastiera situata nella cella della torre, ovvero il suo cuore dove trovano posto le campane e la tastiera. Quest'ultima è simile a quella di un pianoforte, solo che è dotata di pulsanti di grandi dimensioni, tali da permettere di suonare le singole campane battendo con un pugno sui rispettivi tasti: sulla torre di San Giorgio vi sono nove campane, quindi vi è un'intera ottave di ilnote (do, re, mi, fa, sol, la, si, do) e in più il si bemolle, nota necessaria per riprodurre la musica sacra. Da questa pressione, i tasti, collegati ai batacchi delle campane con dei fili di ferro, fanno sbattere il medesimo batacchio contro il controverso della campana producendo il loro potente suono.

Verso le 16.30, il parroco don Antonio Bonacina, ha introdotto l'evento con queste parole: ''il concerto che vogliamo offrire a tutti i casatesi in onore del Santo Patrono, è l'occasione per riscoprire il grande valore che hanno le campane delle chiese, soprattutto in questo momento in cui non possiamo radunarci in assemblea per celebrare i sacramenti. Idealmente il suono delle campane ci raduna insieme come comunità, destando la nostra attenzione e invitandoci a guardare il cielo. In un tempo calamitoso in cui, giustamente, si canta dai balconi, ci si dà appuntamento tra i davanzali per fare sentire, tutti insieme, la propria voce, la voce delle campane diventa la voce di Dio. Come avveniva un tempo, e come accade ancora oggi nei piccoli borghi come il nostro, il suono delle campane è, insieme, per ricordare la nostra appartenenza, la tradizione che ci contraddistingue e per dire la presenza ecclesiale diffusa capillarmente sul territorio. Nei secoli, attraverso il battere delle campane, si segnavano le ore, si ritmava il lavoro, si veniva chiamati a raccolta, si davano annunci, ci si raccoglieva in preghiera per un evento luttuoso o felice. La più antica campana è del 1777: lei e le altre otto hanno visto il succedersi di generazioni, ne hanno condiviso gioie e dolori, confermato valori e ritmato la vita di tutti i giorni, in una continuità tra passato, presente e futuro''.

''Per capire il senso più profondo delle nostre campane, bisogna andare a ripassare l'antico rituale di benedizione della campana, che veniva per così dire ‘battezzata': veniva aspersa con acqua esorcizzata, consacrata con l'unzione dell'olio, le veniva dato un nome e veniva dedicata a un santo, poi veniva profumata con l'incenso e solo così la campana avrebbe potuto svolgere la sua funzione di araldo del Vangelo che porta l'annuncio del primato di Dio ovunque e caccia ogni infestazione maligna. L'idea fondamentale è che il suono si diffonde nello spazio, dunque dove giunge questo suono consacrato lo spazio viene riconquistato a Cristo, la mente viene elevata al ricordo di Dio, e le infestazioni del maligno vengono messe in fuga. È per questo che le orazioni della consacrazione delle campane domandano Dio che: 'per il suono di queste campane cresca la devozione e siano respinte tutte le insidie del nemico come anche il fragore della grandine, la tempesta, le epidemie...'; sulle nostre campane sono fusi alcuni passi delle preghiere dei salmi: in questo modo quando la campana suona, ripete a Dio le parole di lode o di supplica che porta impresse e riconquista a Dio tutto lo spazio. Il suono delle nostre campane infranga ogni avversità che ci angustia nel tempo presente e ci ricordi di puntare sempre il nostro sguardo verso il cielo'' ha concluso il prevosto casatese.

Dopo questa sentita introduzione, la parola è passata...alle campane, che sono state suonate battendo con grande forza e foga su quei tasti e producendo un suono che si è diffuso in tutta la zona circostante. Villa si è esibito suonando i seguenti brani: Nei cieli un grido risuonò, Regina Coeli, Marcia Trionfale Aida, Sul cappello, Trumpet tune di Purcell, Variazioni su Ave Lourdes, L'amour Toujours, La marcia del Villa (brano composto proprio dallo stesso Matteo) ed infine La domenica andando alla messa.
Un concerto che non si è concluso con un applauso, ma solo con il rieccheggio delle campane nello spazio; un suono che è andato man mano a scomparire, lasciando il posto ad un silenzio - in un paesaggio deserto - che non si registrava da decenni.
G.P.
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