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Scritto Mercoledì 29 aprile 2020 alle 15:44

La Nostra Famiglia studia gli effetti del Covid su mamme e bambini

Il ruolo delle esperienze precoci nell'influenzare lo sviluppo del bambino è ormai ampiamente riconosciuto. I risultati delle ricerche più recenti mostrano come anche le esperienze prenatali, che si verificano all'interno dell'ambiente intra-uterino, possano esercitare un impatto sullo sviluppo del feto con possibili conseguenze a lungo termine. La gravidanza rappresenta infatti un periodo di crescita e sviluppo cerebrale straordinario che rende il feto particolarmente vulnerabile agli effetti delle influenze ambientali. In particolar modo, lo stress vissuto dalla futura mamma durante la gravidanza è un fattore in grado di influenzare la crescita, la fisiologia ed il comportamento del neonato.

Lo studio EDI (Effetti della Depressione sull'Infante), nato in collaborazione tra l'IRCCS Medea e il Research Department of Clinical Educational and Health Psychology della University College London, ha valutato, in un campione di 110 mamme e bambini sani, non solo l'esperienza della futura mamma, misurando i livelli soggettivi di stress, ansia e depressione vissuti dalle donne durante il terzo trimestre di gravidanza, ma anche alcuni indicatori biologici di stress che possono aiutarci a fare luce sui meccanismi attraverso i quali lo stress materno viene "comunicato" al feto e ne influenza lo sviluppo.

Come già evidenziato in un precedente articolo pubblicato su Psychoneuroendocrinology, lo stress materno in gravidanza incide sulla circonferenza cranica e sulla risposta del bambino allo stress già alla nascita. Ora, i nuovi risultati dello studio, appena pubblicati sulla rivista Developmental Psychobiology, mostrano come alcuni markers biologici in gravidanza, che risultano più elevati in condizioni di stress, quali il cortisolo e la proteina C-Reattiva, siano associati negativamente alle performances del neonato su una scala cognitiva somministrata a 3 mesi di vita. Le donne che presentano livelli più elevati di cortisolo e Proteina C-Reattiva durante il terzo trimestre di gravidanza hanno neonati che presentano uno sviluppo cognitivo inferiore rispetto ai loro coetanei esposti a minori livelli di stress materno in gravidanza.

"Nel nostro lavoro abbiamo combinato molteplici indicatori di stress di tipo psicologico, come i sintomi di ansia e depressione, ma anche biologico, come livelli di cortisolo e alpha amylase diurni e livelli di alcuni markers infiammatori misurati nella saliva e nel sangue", spiega la dottoressa Sarah Nazzari, primo autore dell'articolo: "valutare anche questi markers di tipo biologico da un lato può offrire una misurazione più oggettiva dei livelli di stress che una donna sta vivendo in gravidanza, dall'altro può aiutare a far luce sui meccanismi biologici tramite i quali i livelli di stress materno influenzano lo sviluppo del feto".

E' importante sottolineare come gli effetti osservati siano stati evidenziati in un campione di donne a basso rischio psicosociale e sane, in maniera indipendente da altri fattori di rischio materni, e i cui livelli biologici misurati rientravano all'interno di un range normativo e non erano indicativi della presenza di infezioni acute o di condizioni di patologia.

Se quindi anche variazioni modeste e sottosoglia nei livelli di stress materno possono influenzare lo sviluppo fetale, quale impatto potranno avere condizioni più estreme di stress, come quelle che stiamo vivendo in questa pandemia sullo sviluppo del bambino? I ricercatori hanno quindi deciso di valutare in che misura la pandemia e le misure di contenimento stanno colpendo le famiglie dello studio EDI, indagandone gli effetti sul benessere psicologico delle mamme e dei loro bambini. Il vantaggio di una valutazione di questo tipo - afferma la dottoressa Alessandra Frigerio, responsabile dello studio EDI - all'interno di uno studio longitudinale è legato alla possibilità unica di confrontare il funzionamento delle mamme e dei bambini precedentemente, durante e dopo questo evento stressante".

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