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Scritto Lunedì 04 maggio 2020 alle 14:12

Ricordi ed emozioni

Sta per arrivare la seconda domenica di maggio, la festa della mamma, e io sono qui davanti al cimitero.
È un luogo sacro questo, e il 2 novembre scorso era un giardino i cui lucidi marmi erano adorni di tanti fiori colorati. Speriamo lo sia ancora il prossimo, ma intanto oggi è - purtroppo - ridotto a uno squallore che umilia a causa di questo virus che impone la chiusura e il fermo di ogni attività.
Eppure, come se fosse un regalo, proprio adesso che si avvicina la festa di tutte le mamme ecco che la diminuzione dei contagi e delle morti dovute all'epidemia allenta i divieti e si avvicina anche la riapertura dei cancelli del luogo in cui i nostri morti riposano: lo spero tanto, sarebbe un modo per riparare alla forzata assenza di queste lunghe settimane vissute a contatto con il killer invisibile chiamato "coronavirus".
Potremo così toccare di nuovo i sepolcri dove riposano i nostri cari, rispolverare le foto e riportare fiori freschi sulle tombe. Allora tanti ricordi riaffioreranno, pungendo come spine tutti noi, e in particolare le persone ferite in questi due mesi dalla perdita di un familiare cui hanno dovuto dare un'anonima sepoltura, private persino della medicina della spiritualità.
Mentre sto qui fuori, immaginando il giorno della riapertura, il mio primo ricordo va alle tante mamme che qui riposano e - pensandoci - riaffiora, come cullato dalla quiete che c'è attorno, quello della mia di mamma. Quanto era ferma nell'impegno educativo e religioso! Per lei l'educazione era qualcosa da costruire senza tanti complimenti né romanticismi, eppure mai mi sono sentito solo e indifeso accanto a lei. Mia madre, come forse tutte quelle della sua generazione, nata prima della Grande Guerra, non aveva familiarità con i gesti di tenerezza ma si intendeva bene della realtà di aspra fatica e di modestia che sapeva illuminare di un'armoniosa speranza. Ad esempio, ricordo il modo impacciato con cui concludeva le lettere che mi mandava (poche) quand'ero militare ma in cui ugualmente sapeva esprimere l'amore materno assieme all'ansia che provava nel sapermi lontano.
Anni difficili e incerti erano quelli, le parole d'ordine erano lavorare e non stare mai con le mani in mano. Mai però mi è stato permesso di crogiolarmi nell'arroganza, nell'ignoranza o nel giudizio verso gli altri, anche se non c'era mai stato tempo per le favole quando ero bambino, neppure per spiegarmi come uscire dalla candida innocenza dell'infanzia: "in tücc martulatt".
Della mia cara mamma ricordo quel sapersi tenere dentro dolori, gioie e desideri mescolandoli alla volontà di vivere la realtà vera dell'amare, in semplicità paziente e fiduciosa, fosse anche solo nel potare una pianta o nel vederla rifiorire. Il ricordo di mia mamma: severa con noi figli e poi affettuosissima nonna, apparentemente un passo indietro nel comprendere le decisioni ma coraggiosa poi nell'azione. Ricordo tanti avvenimenti intensi, a volte anche difficili, fatti di piccoli episodi e di costosi sacrifici che però poi hanno forgiato la mia personalità di uomo e di credente.
Quando rimase sola e ho potuto, dovuto e voluto aiutarla nella sua lucida precarietà, è stata capace di stupirmi: vedere sul suo volto l'antico sorriso materno mentre mi diceva "Grazie me car bagai..."ul Signurr el te vutarà"... era un balsmo. Erano frasi di gratitudine che mi ricompensavano di tutte le carezze e dei baci negati quand'ero bambino, quando mi diceva "va là... fa mia ul martull... fa quaicoss de bumm piuttost".
Riposa qui, in questo piccolo cimitero, insieme a suo marito e mio padre, accanto a mia moglie; è una dura realtà. Anche colei è stata mamma, la madre delle mie figlie è qui. Pregusto il momento in cui con cura potrò mettere sulle loro tombe boccioli di tutti i colori e freschi rametti verdeggianti. Piacevano a entrambe i fiori, e sarà per me una gioia, oltre che un dovere, abbellire quei marmi proprio nel giorno della festa della mamma. Allora darò un bacio alle loro foto, a quella della mamma come a quella della donna che si è unita a me, ha camminato sempre al mio fianco amando ed essendo amata, con cui ho condiviso la straordinaria gioia e l'immenso dono dell'essere genitore. Speriamo che sia un giorno di sole domenica prossima, così il sole farà brillare il vetro che custodisce le loro immagini e si rifletterà nel mio sguardo incoraggiandomi a superare le mie fragilità, le tante paure, incertezze e delusioni. Insomma mi trasmetteranno vita, come hanno sempre saputo fare, per guardare la strada anche con occhi umidi e procedere oltre la ragione.
Così, pur restando fermo riuscirò a uscire dalla gabbia della realtà dando un abbraccio a quelle lapidi marmoree: lo so che quelle lastre fredde non vedono e non sentono, ma ho fiducia che non sia lì il confine ultimo e allora con labbro è muto ringrazierò col cuore per la presenza di queste due donne amate, vero punto di riferimento.
Anche per questo riesco a non cedere al gusto amaro delle lacrime mentre carezzo ancora il marmo non solo per togliere la patina della polvere ma per trasmettere calore e affetto a chi vi giace: è anche grazie a loro se oggi vivo la gioia ardente di essere nonno di quattro nipoti e quindi in un girotondo fantasioso di condivisione vado oltre lo spazio del cimitero e, come nei giorni della giovinezza, abbandono i pensieri del rammarico e mi sovvengono le parole della canzone: "Son tutte belle le mamme del mondo..." mentre ringrazio di cuore mia madre, mia moglie e in loro anche le mie figlie che sono madri a propria volta.
È anche grazie a tutte queste donne se trovo ancora le forze e il coraggio per spalancare una volta di più le finestre sul futuro e camminare verso la pienezza degli anni esaltando la mia folle immaginazione e vedendo il mondo ancora a colori.
Benvenuto Perego
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