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Scritto Giovedì 07 maggio 2020 alle 15:28

Tamponi solo a Lecco, così casatesi potenzialmente infetti devono raggiungere soli il Manzoni con tutti i rischi del caso

Pazienti potenzialmente infetti da Coronavirus costretti a vagare per le strade della Brianza. E' questa l'ultima falla del protocollo Covid-19, che prevede che i pazienti ancora potenzialmente infetti, al termine della quarantena domiciliare, raggiungano l'ospedale con...mezzi propri.
I malati di Coronavirus, una volta dimessi, restano tali fino al termine della quarantena e dopo che ben due tamponi ripetuti a distanza di 48 ore uno dall'altro diano esito negativo. Questa la prassi. Non a caso una volta che lasciano la struttura sanitaria vengono posti in "quarantena domiciliare", quando dispongono di un'abitazione che consente loro di poter restare isolati dal resto della famiglia. Per altri casi, l'Asst ha predisposto una convenzione con una serie di strutture sanitarie private, in grado di ospitare i pazienti dimessi, per il periodo di quarantena.
Succede quindi che alcuni pazienti tornino al proprio domicilio, altri invece, per non correre il rischio di contagiare i propri famigliari, scelgano di trascorrere il periodo di quarantena in clinica.
Anche le dimissioni dall'ospedale avvengono in modo protetto, sia che il paziente debba raggiungere la propria casa o la clinica, può farlo solo in autoambulanza.
Succede però che, mentre i pazienti che optano di restare in quarantena in clinica, vengono seguiti dal personale sanitario e sottoposti a continui controlli e analisi, chi sceglie di passare la quarantena a casa, non riceve più nessuna assistenza, ma non solo. Mentre chi ha optato per proseguire la degenza ricoverato viene sottoposto ai tamponi senza che debba lasciare la clinica, chi invece è a casa, per poter effettuare il tampone deve autonomamente provvedere a fissare l'appuntamento con il reparto di Microbiologia e Virologia dell'ospedale Manzoni di Lecco.
Il direttore generale dr. Paolo Favini
Il problema nasce quando arriva il giorno tanto atteso e cioè quello del primo tampone, che potrebbe certificare che il paziente non è più contagioso e che se verrà confermato anche dopo 48 ore potrà tornare finalmente libero, per quanto si possa essere liberi di questi tempi.  
Il paziente, pur essendo ancora potenzialmente infetto, deve raggiungere autonomamente l'ospedale di Lecco e salire al quarto piano del Manzoni, dove ad attenderlo ci sono gli operatori preposti ad effettuare il tampone.
Trattandosi di malati considerati a tutti gli effetti "potenzialmente infetti" non possono certo chiedere ad un famigliare di accompagnarli in ospedale, anche perché in questo caso verrebbero meno tutte le precauzioni osservate nel periodo quarantena domiciliare.
Quindi al paziente "potenzialmente infetto" non resta che organizzarsi autonomamente per raggiungere l'ospedale. In pratica, deve mettere in atto tutte le precauzioni, munirsi di mascherine e guanti e mettersi al volante della propria auto oppure, perchè no, salire su un mezzo pubblico.
Una prassi singolare, che mette a rischio il paziente che è ovviamente ancora convalescente e che nella migliore delle ipotesi sono almeno un paio di mesi che non guida, ma rappresenta un potenziale pericolo anche per gli altri, nel malaugurato caso dovesse succedere un incidente, ma anche solo se il paziente deve fare rifornimento all'auto. Giunto in ospedale dovrà poi posteggiare nel parcheggio pubblico e raggiungere il reparto in ascensore, essendo al quarto piano e trattandosi di pazienti debilitati.
La stessa operazione deve poi essere ripetuta 48 ore dopo, per confermare l'esito del primo tampone.
Una procedura che ha fatto nascere più di una perplessità agli stessi pazienti in quarantena domiciliare, ma sembra che la nostra Asst non sia stata in grado fino ad ora di organizzare quantomeno il tampone nel presidio meratese, evitando così lo spostamento dei cittadini della parte sud della provincia fino a Lecco. Un'operazione che invece in televisione abbiamo visto fare, in alcuni Paesi, persino agli automobilisti per strada. In fondo sarebbe bastato spostare un infettivologo da Lecco a Merate nel giorno deputato ai tamponi per le persone richiamate al controllo.
E pensare che si tratta di pazienti che, restando nella loro casa, fanno risparmiare ben 150 euro al giorno alla casse dell'Asst.
Se la direzione della nostra Azienda sanitaria, applicasse la stessa determinazione che applica per evitare la diffusione di notizie non "controllate" nel contrastare la diffusione del contagio, oggi il Covid-19 non se ne andrebbe certamente a spasso tranquillamente per le strade della Brianza.
Quanto sono lontani i tempi in cui il nostro territorio era considerato un modello a livello nazionale in fatto di assistenza domiciliare?
A.Bai.
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