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Scritto Martedì 12 maggio 2020 alle 12:35

Costa: a Villa Beretta piangono due suore mancate per Covid

Suor Alessandra Tribbiani
Il Coronavirus, lo abbiamo imparato in questi mesi, non risparmia coloro che in prima linea hanno continuato a fare il proprio dovere aiutando gli altri. Sono i volti emblema della battaglia contro quest'epidemia: medici, infermieri, operatori sanitari, preti e suore.
Questo virus non ha risparmiato nemmeno le Suore Infermiere dell'Addolorata, che, seguendo l'esempio della loro fondatrice, beata Giovannina Franchi, dedicano la loro vita agli ammalati.
Instancabili operatrici di bene, sono presenti da oltre 150 anni all'ospedale Valduce di Como e all'interno del centro riabilitativo "Villa Beretta" a Costa Masnaga. Le consorelle non si sono mai risparmiate nel servizio al prossimo, nemmeno in questo tempo e la comunità si è ritrovata con numerose perdite da piangere e ricordare. Tra loro, ci sono state in particolare due figure di spicco che hanno lasciato la comunità religiosa: sono suor Egidia Gusmeroli, per una dozzina d'anni superiora a Costa e suor Alessandra Tribbiani, carismatica Superiora della comunità di Como.
Suor Egidia Gusmeroli era entrata nella Congregazione delle Suore infermiere dell'Addolorata quando aveva soli 17 anni. Dopo il periodo di formazione religiosa in noviziato a Como, è stata inviata a Roma presso l'Ospedale Santo Spirito per frequentare il corso per Infermieri Professionali. Rientrata a Como, le è stato assegnato il compito di strumentista in sala operatoria che ha sempre svolto con diligenza e precisione. Dal 2002 al 2014 è stata Superiora della comunità di Villa Beretta a Costa Masnaga e, alla conclusione del mandato, è tornata in Valduce. "Era una persona per natura taciturna ma osservatrice nata, per cui nulla sfuggiva alla sua attenzione, tanto da rendersi utile con discrezione alle Consorelle, ai malati, ai parenti e al personale sanitario" ha detto di lei la comunità di Suore. "Con poche parole ma profonde, sapeva cogliere i bisogni e le necessità della persona nella sua intimità. Donna di grande fede e preghiera era facile incontrarla nei corridoi con la corona del rosario in mano o in chiesa ad adorare il Signore fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta per contagio da coronavirus".
Suor Alessandra Tribbiani, di origine umbra, viene ricordata come "donna di grandi capacità: intelligente, disponibile, aperta, amante del bello e del sapere, solare, anima amorevole, servizievole, passionale e lungimirante".
Aveva conseguito la laurea in assistente sociale, era stata Maestra delle Novizie e, fino alla sua morte, era la Superiora della comunità di Como e Vicaria della Madre Generale, Economa Generale e Direttore Generale dell'Ospedale Valduce e Presidente del Consiglio d'Amministrazione. "Lascia un grande vuoto nella Congregazione, perché lei era una madre, una guida sicura e coraggiosa, una Suora che amava Dio e lo sapeva trasmettere, una degna figlia di Madre Giovannina Franchi, così impregnata del suo carisma da lasciare il segno in ogni sua azione sia verso le Consorelle che gli operatori. Era donna di governo, un governo che l'ha condotta a spendersi per l'opera che amava con l'intento di promuoverla, difenderla e custodirla. Questo le permetteva anche nelle ore più difficili di mantenere lo sguardo sulla mèta e di riprendere umilmente e tenacemente la lotta per intuire e adempiere il volere di Dio" è il pensiero delle consorelle. "Sicuramente Suor Alessandra si è presentata all'incontro con Dio con la sua pacatezza, la pacatezza del pensiero che assecondava il suo intimo riflettere sugli eventi; ricercava con la sua pacatezza equità, equilibrio, giustizia e li rincorreva con la forza della preghiera e la Luce dello Spirito Santo. Incontrare Suor Alessandra, per caso o perché era volere di Dio, è stato per molti un dono del Padre. Il suo sorriso cordiale, sereno diventava materno e introduceva in un mondo dove la calma dello Spirito inondava l'anima di pace".
Chi l'ha conosciuta la ricorda attenta, penetrante, intuitiva, ricca di quell'empatia rassicurante anche se a volte imperativa, tratto che lei non aveva timore di mostrare. Anche nei brevi colloqui sapeva mettere a proprio agio e si percepiva un senso di calore e sicurezza che raggiungeva il cuore. Ha portato avanti con slancio la fede, che ha sempre diffuso con rinnovamento: "Temeva il rischio del "raffreddamento dell'Amore", pertanto si prodigava a seminare, radicare in profondità, a pregare quel Signore Gesù, suo Sposo, affinché accrescesse nelle anime da lui tanto amate le tre virtù teologali: fede, speranza, carità. Numerose sono state le occasioni di preghiera e di riflessione collettiva da lei promosse secondo i tempi liturgici e che fortemente condivideva con gli operatori coinvolgendoli con esperienze che hanno contribuito a riscoprire una "comunità ospedaliera operante" donando a ciascuno forza spirituale" hanno proseguito le Consorelle, riconoscendo il suo ruolo. "In questo momento di grande e struggente sofferenza, tutto questo ha dato il suo frutto come una sorgente rigenerante che ci ha consentito di guardare con il suo stesso sguardo amorevole chi ci è accanto, Consorella o collega che sia. Quando è scoppiata la pandemia del Coronavirus, tutti i giorni Suor Alessandra recitava la preghiera della Beata Giovannina Franchi in cui offriva la sua vita per la fine di questo flagello". E il Signore l'ha presa in parola: è morta colpita dal contagio proprio come Madre Franchi.
M.Mau.
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