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Scritto Giovedì 14 maggio 2020 alle 12:28

Le parole hanno un peso

Da ieri sera, grazie ad una affermazione ingiusta, ingiustificata ed ingiustificabile da parte di un capo di governo, il mondo dell'Arte, il Teatro e noi Artisti, siamo ripiombati a forza nella dimensione del guittismo.
In un attimo sono state cancellate le battaglie di tutte le artiste e gli artisti protagonisti del teatro che dall'800 ad oggi hanno speso la loro vita per affermare la dignità intellettuale, culturale, sociale ed umana del proprio ruolo.
Affermare che gli artisti "fanno divertire" non è un insulto agli artisti, i quali nonostante un paese ingrato nei loro confronti conservano la nozione del proprio valore e del proprio impegno, ma è un insulto alla storia stessa di questo paese, l'Italia, che ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione della dignità del teatro.
La parola Arte deriva dalla radice sanscrita AR che significa andare verso e, per estensione del significato, è stata all'origine intesa come "la capacità di fare armonicamente" quindi la capacità di produrre meraviglia.
A volte ci capita sicuramente di far divertire, quando scegliamo consapevolmente come strumento del racconto l'ironia, ma più spesso ci spinge il desiderio di far riflettere, di aprire occhi, mente, anima e cuore del pubblico.
Sempre rimaniamo strumenti della Cultura, poco importa se danziamo, recitiamo, suoniamo e cantiamo o dirigiamo cori ed orchestre, siamo gli eredi di un incredibile mondo dove storia umana, aneliti, intelletto, volontà, generosità, immaginazione e sperimentazione si incontrano per comunicare e condividere.
Essere trattati con la banale sufficienza di chi si rivolge a bambini capricciosi ed inutili non mortifica noi, ma l'intero paese che, in questo modo, è chiamato ad obliare il proprio bisogno di cultura in un tragico sovvertimento dell'ordine dei valori.
Non abbiamo bisogno di elemosine o sguardi pietosi che ci ridicolizzino, abbiamo bisogno di riprendere il nostro ruolo dentro una società che, nella negazione del valore dell'Arte è votata all'imbarbarimento e alla perdita della democrazia e della libertà.
Come Direttrice Artistica di un Teatro, uno Spazio Espositivo, un Parco delle Sculture ed una istituzione di formazione e ricerca teatrale sono indignata dalla mancanza di rispetto non di un settore, ma di tutti noi artisti che, e forse questo è un aspetto che sfugge ai più, per poter andare in scena dedichiamo la maggior parte del nostro impegno e del nostro tempo a studiare per essere all'altezza di quel "divertimento".
Lasciateci riaprire i teatri, adesso, perchè dove c'è cultura risiede anche la capacità di gestire con rispetto ed attenzione la salute del pubblico e dei lavoratori.
Siamo all'altezza di assumerci responsabilità, lo siamo sempre, anche quando non vi accorgete della nostra esistenza.
Un ultima cosa "divertire" significa "volgere altrove" ...buon divertimento.
Irene Carossia, Direttrice Artistica
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