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Scritto Venerdì 29 maggio 2020 alle 18:19

Sulla questione Retesalute

In queste ultime settimane, già con l'ansia del coronavirus, leggiamo spesso di un "buco" in Rete Salute di 4 milioni di euro, che potremmo anche chiamare ammanco, e che ha dell'incredibile, di cui sarete voi, cittadini dei Comuni consorziati, a pagarne le conseguenze.
Forse, a parte gli addetti ai lavori, molti nemmeno conoscono Rete Salute. Rete Salute è un ente, un consorzio di Comuni, per mezzo del quale vengono erogati i servizi socio-assistenziali, socio-educativi e socio-sanitari ai propri cittadini. I Comuni, per ottimizzare i servizi e ridurre i costi, si sono consorziati per erogare servizi essenziali alle fasce deboli e ai più bisognosi, ad esempio, i disoccupati, le famiglie indigenti, i disabili.
Rete Salute è un consorzio pubblico. I proprietari sono i cittadini, i Sindaci hanno una funzione di indirizzo per quello che deve essere fatto e i Comuni pagano il servizio, o meglio, i cittadini pagano il servizio. Per questo motivo sarete voi a pagarne le conseguenze.
Chi gestisce ed ha la responsabilità della gestione, è il direttore, ma anche il Consiglio di Amministrazione.
Si legge che i Comuni stanno ipotizzando di ripianare la perdita, ossia il "buco", per salvare Rete Salute, una struttura che, così dicono, funziona bene ed è al servizio del territorio. Sorge, però, un dubbio, se funziona bene, quali sono le origini e la causa del "buco"?
Ripianare il “buco” avrà come conseguenza quello di mettere, con i vostri soldi un grosso coperchio su un caso di "mala-gestio" della cosa pubblica.
Esaminando il bilancio 2018, si rileva un saldo positivo di € 56.070, poco più del capitale di dotazione, quindi, fino al 31.12.2018 la gestione sembra essere stata positiva e gestita secondo i principi fissati dalla legge, efficacia, efficienza, economicità ed equilibrio economico. Cosa si può chiedere di più?
Probabilmente è anche quello che hanno creduto i Sindaci dei Comuni che, annualmente, hanno approvato i bilanci e quelli dei Comuni di Oggiono, Ello, Sirone e Nibionno che hanno aderito, nel 2019, a Rete Salute.
Ma, poi, nell'aprile 2020, il nuovo C.d.A., insediatosi solo nell'ottobre 2019, comunica ai sindaci dei Comuni consorziati che il bilancio 2018 non era corretto e che l'esercizio, al 31.12.2018, ha chiuso in realtà con una perdita di € 3.359.710, che aggiunta alla perdita del 2019, € 569.963, fa € 3.929.673 per un "buco", al netto del capitale di dotazione di € 3.706.262.
I Comuni che hanno aderito nel 2019, dovrebbero ripianare una perdita a loro estranea per aver fatto la scelta dell’adesione a Rete Salute sulla base, si ritiene, anche della analisi dei bilanci che avevano nascosto la reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria. Questi comuni, nell'interesse dei propri cittadini, dovrebbero procedere di conseguenza.
Non si vuole entrare nel merito della discussione in corso e delle responsabilità, civili o penali, compete ad altri, però qualche riflessione, solo per capire meglio è necessaria.
È stata una questione di errori di gestione o di tariffe troppo basse che ha causato la perdita? Se questa è la ragione perché occultarla con dei bilanci "falsi", come dicono i documenti presentati ai Comuni il 23 aprile scorso, e le dichiarazioni rilasciate alla stampa?
Non può essere nemmeno un fatto di disordine e cattiva organizzazione contabile poiché una differenza di 4 mln ca. di euro non può essere una svista od un errore.
Alcune dichiarazioni rilasciate attribuiscono la causa a compensazioni tra crediti, verso l'Ambito, e debiti dei Comuni. Non può essere vero, le compensazioni, è un fatto tecnico, sono operazioni finanziarie e patrimoniali e, quindi, neutre che, comunque, dovrebbero transitare dalla contabilità.
Come si può risolvere la situazione?
Due sono le ipotesi. La prima è quella di chiudere Rete Salute e, poiché è impossibile liquidarla, bisognerà fare istanza per la "liquidazione coatta amministrativa" (il fallimento delle società - ndr), in questo caso saranno i creditori, fornitori, erario, enti previdenziali, a perdere denaro, e, chi ne ha la competenza dovrà accertare le eventuali responsabilità civili e penali.
Nella seconda ipotesi, quella di ripianare la perdita per uscire dalla crisi con contributi dei Comuni, sarete voi cittadini a dovervi far carico della somma necessaria, non in modo virtuale, ma in modo reale perché i Comuni saranno costretti ad aumentare imposte e tributi locali o a tagliare o farvi pagare i servizi erogati. Sempre che il ripiano sia ammissibile (Sezione Regionale Campania delibera 11/2018).
Il ripiano delle perdite, i 4 mln ca. di euro, non potrà essere diluito in 4/5 anni, come si sente dire, i bilanci dei Comuni dovranno recepire la perdita subito e, laddove il bilancio 2020 dei Comuni consorziati, sia già stato approvato, dovranno essere apportate le opportune variazioni.
La legge di stabilità 2014, art. 1 comma 551, prevede che le Aziende Speciali, tale è Rete Salute, accantonino in un fondo vincolato sino al ripiano della perdita, l'importo relativo e, poiché il bilancio dei Comuni è strutturato sulla base di impegni di spesa, gli stessi, dovranno ridurre le spese già stanziate o aumentare le entrate, con effetto immediato perché il bilancio dei Comuni deve chiudere in pareggio.
Dicono che tutti sapevano, che i Sindaci dei Comuni ne erano a conoscenza. Bisogna sapere quanto sono vere queste dichiarazioni, dovete, voi cittadini, chiedere chiarimenti ai vostri Comuni ai vostri Consiglieri Comunali, quelli da voi eletti per gestire i Beni Comuni, cioè i vostri.
Dovete essere voi ad indicare ai vostri amministratori quello che devono fare.
Competono a voi, cittadini, le valutazioni circa le responsabilità politiche. Questo modo di gestire la "cosa pubblica" ha già fatto troppi danni e bisogna fermarlo. Tocca ai cittadini, e a nessun altro, fermarlo in modo democratico, non fatevi ingannare, hanno perso i vostri soldi.
Escludiamo che servizi di interesse sociale vengano affidati ai privati, sarebbero solo un maggior costo perché il privato vuole realizzare profitti. Se i Sindaci, per comodità o per sfuggire responsabilità, vogliono esternalizzare tutto, affidandone la gestione ai privati, chiediamoci a che cosa servono. Fare il Sindaco non è un obbligo, è un atto volontario che ha le sue radici nel dovere civico e nello spirito di servizio per il quale ci sono onori ed oneri.
I servizi sociali sono una competenza dei Comuni e tocca a loro gestirli anche con strutture come quelle di Rete Salute che ha fallito solo per come è stata gestita, non perché è una gestione pubblica.
Remo Valsecchi, cittadino
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