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Scritto Sabato 30 maggio 2020 alle 15:17

In manette per le estorsioni ai danni di due preti, la ''banda'' è pronta a patteggiare l'11

Il tribunale di Monza
Dovranno presentarsi l'11 giugno in udienza preliminare presso il tribunale di Monza, i nove soggetti arrestati per una serie di presunte estorsioni ai danni - fra gli altri - anche di due sacerdoti residenti nel Vimercatese e in Bergamasca. Coordinate dal sostituto procuratore Marco Santini, le indagini affidate ai carabinieri della Compagnia di Zogno avevano portato alla luce - in due fasi temporali differenti - una storia davvero allucinante.
A giugno 2019 una prima ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Silvia Pansini aveva fatto scattare le manette nei confronti di cinque persone - quattro giovani e un cinquantenne, due dei quali residenti nel casatese - con l'accusa di aver estorto oltre 6.500 euro ad un religioso residente in provincia di Bergamo, che aveva pattuito e consumato una prestazione sessuale a pagamento con uno di loro, conosciuto su un sito di incontri online.
Le accurate indagini condotte dai carabinieri, coordinate dal pm Santini, hanno tuttavia consentito negli scorsi mesi di allargare il campo, con ulteriori due episodi che sarebbero avvenuti a Busnago e a Lesmo. Le chat sui telefoni cellulari e sui social - unite alle dichiarazioni rese dai fermati nel corso delle indagini - si erano rivelate fondamentali per stringere il cerchio intorno ad altri individui, ritenuti responsabili (a vario titolo) di ricatti "hard" che partivano da siti di incontri online molto comuni.
Lo scorso gennaio altri sei soggetti - quasi tutti giovanissimi, residenti tra il casatese e il meratese - erano finiti in manette in quanto destinatari di una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Pansini. Gli undici iscritti nel registro degli indagati sono: Norberto B.F., missagliese di 23 anni, Leonardo S., 22enne di Bernareggio e Antonio Fernando S., 57enne senza fissa dimora, ma con una precedente residenza a Casatenovo e piuttosto conosciuto anche a Missaglia dove ha abitato e svolto un breve periodo professionale. E poi ancora Dario C., 29enne di Ronco Briantino e Sara V., 23 anni di Seregno (costretta ai domiciliari), Elidon S., i fratelli Stefano e Mirko R., Giorgio F. e Georgie D., tutti di età compresa fra i 19 e i 23 anni, residenti tra Montevecchia, Sirtori, Viganò e Cremella. Unico ''fuori quota'' a livello anagrafico Vincenzo P., di 43 anni.
L'11 giugno dovranno presentarsi in udienza preliminare per rispondere delle contestazioni mosse a vario titolo nei loro confronti. Alcuni hanno già offerto un risarcimento dei danni alle vittime in vista della richiesta di patteggiamento, che dovrà essere valutata dal giudice.
Oltre alle estorsioni ai danni dei due sacerdoti, figura anche un terzo episodio con vittima una facoltosa donna brianzola che avrebbe pagato al gruppo una somma da capogiro: ben 80mila euro. L'imprenditrice sarebbe entrata in contatto con i giovani grazie ad amicizie comuni; al centro delle richieste - sempre più pressanti - di denaro, il desiderio di far ottenere la patente al figlio. Gli indagati, approfittando delle debolezze della vittima, le avrebbero fatto credere di essere in grado di trovarle il documento, grazie alle loro millantate ''conoscenze nella camorra'', in realtà inesistenti.
Un ruolo significativo all'interno di questo sistema lo avrebbe avuto Norberto B.F., il giovane di Missaglia che lo scorso giugno era stato arrestato mentre si trovava in vacanza a Rimini, dopo la prima ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della Procura brianzola. Al 23enne con un passato da giardiniere vengono contestati tutti e tre gli episodi estorsivi. Assistito di fiducia dall'avvocato Simone Gatto del foro di Como, il missagliese si è mostrato ''fortemente pentito e ha capito l'errore'' come ha dichiarato il suo legale, che ricorrerà alla strada del patteggiamento una volta individuato un accordo con il pubblico ministero. ''Il ragazzo si è scusato con tutte le parti offese attraverso una lettera scritta, impegnandosi a risarcire il danno'' ci ha detto il legale comasco, aggiungendo che la misura della custodia in carcere è stata sostituita da qualche settimana con gli arresti domiciliari. Piuttosto conosciuto a Missaglia - seppur formalmente senza fissa dimora - anche Antonio Fernando S., 57enne, al quale vengono contestati due dei tre episodi al centro dell'indagine, ovvero i ricatti nei confronti dei sacerdoti, circostanze nelle quali l'uomo avrebbe avuto il ruolo di ''palo'' (o complice che dir si voglia). Pressochè incensurato e ristretto in carcere per diversi mesi il 57enne avrebbe manifestato pentimento in questo periodo, come ci aveva confermato il suo legale, l'avvocato Fabio Scotti del foro di Monza.
Ancora qualche giorno e tutti gli unidici soggetti indagati definiranno il proprio destino giudiziario.
G.C.
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